giovedì 30 ottobre 2008

fine corsa?

L'attuale situazione economica, oggettivamente non buona, sembra aver dato una bella iniezione di fiducia e autostima a coloro che di professione fanno il profeta di sventura. Costoro cominciavano quasi a disperarsi e a temere che tutto andasse bene, ma per loro fortuna anche un orologio fermo segna l'ora esatta due volte al giorno, e questo può essere uno di quei momenti. Tutti contenti per la felice coincidenza, si sono messi a cantare a voce più alta del solito la loro consueta litania. Leggiamo e commentiamo.

Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un'altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano. Né più né meno. E non perché, stanti così le cose, come si dirà tra qualche riga, il nostro destino sia quello di essere eliminati dalla faccia del pianeta per manifesta incompatibilità con la natura di cui siamo parte impazzita, in quanto incapace di convivere con la sua entropia.

Cominciamo bene... ho riletto questa frase tre volte ma non riesco a convincermi, per quanto mi sforzi, che sia scritta in italiano. Non è solo la mia impressione, vero? Però ho capito almeno che l'argomento di cui si vuol trattare è molto importante. Speriamo che il seguito sia scritto meglio.

La prima considerazione-constatazione è che l'umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di "insostenibilità". Il termine usato dal Club di Roma, nel suo update del 2002, è "overshooting". Siamo in overshootingda 25 anni. E' una situazione che non si era mai verificata nella vicenda, lunga 5 miliardi di anni, della ecosfera.

Queste parole mi ricordano qualcosa, ma non so cosa. Continuiamo, spigolando un po' qua e un po' là, e sperando che mi torni la memoria:

Quanti conoscono questa situazione? Un numero insignificante di specialisti. Pochi governanti di questo pianeta.

Notiamo che l'autore del pezzo si pone tra i pochissimi eletti che conoscono la situazione. Notiamo anche che la sua è una conoscenza, non una supposizione: lui sa.

Per esempio perfino l'opinione dei gruppi più avanzati, intellettualmente e culturalmente (per esempio Al Gore e i suoi consiglieri) è che noi "corriamo il rischio" della insostenibilità. Cioè nemmeno i più avveduti sanno che ciò è già accaduto. Di conseguenza si prendono decisioni gravemente errate.

L'autore del pezzo è più avanzato, intellettualmente e culturalmente, di coloro che sono più avanzati, è iper-avanzato. Praticamente scaduto.

[Occorre] Pianificare gl'interventi sull'unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un'architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l'orizzonte temporale della programmazione degl'interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi.

Speriamo almeno che sia democratica, ma può andar bene anche un bel regime dittatoriale di stampo sovietico, anzi, forse è pure meglio.

Tutti questi temi programmatici richiederebbero decenni per essere realizzati.

Allora rimbocchiamoci le maniche, compagni.

Non abbiamo altri trent'anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo.

Contrordine, compagni. Spariamoci in testa e facciamola finita.

Occorrerà rendere consapevoli grandi masse popolari, in tutti i continenti, ma soprattutto nel mondo occidentale, che i limiti dello sviluppo sono già stati raggiunti.

Continuo ad avere questa sensazione di deja vu.

Il fatto che non lo si veda ancora non è che la conferma che il sistema mediatico nasconde la realtà invece di renderla nota e spiegarla.

Ah, ecco perché non si vede. Devo ricordarmi di inviare 100 euro a Pandora Tv.

Non stiamo discutendo dell'eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell'ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell'ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica.

Visto che la classe operaia non ha sterminato i capitalisti, che era il compito assegnatogli dalla storia, toccherà tornare ai vecchi sistemi. Che ne pensate di un bel diluvio universale?

Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno.

Ho brutte notizie per te, compagno. Fra quelli che "resisteranno", e non sottosteranno alle tue condizioni e discipline, ci sarò anch'io.

La possibilità che scenari di grande mutamento, improvvisi, non preceduti da adeguata informazione e preparazione, provochino ondate di panico, apre la strada a forti pericoli di instabilità e a formidabili pressioni per soluzioni di guerra.

E questo, evidentemente, è il modo in cui si pensa di vincere le resistenze al cambiamento.

Chiedere al mercato di risolvere questa equazione à una cosa priva di senso.

Assolutamente d'accordo. Un po' come chiedere a un dentista di estrarre una radice quadrata. E poi, scusami, quale equazione?

Esiste una grande confusione, e un grande equivoco, su questa questione

Ecco, mi sembrava.

nel quale gli economisti cadono sistematicamente perché non riescono a distinguere tra denaro e le cose materiali reali che il denaro rappresenta.

Vorrà dire che i 100 euro per Pandora non te li mando più. Ti spedisco un canestro di frutta, va bene?

Dunque, riassumendo, il problema non è se la crescita dell'impronta umana sull'ambiente (effetto della crescita esponenziale) si fermerà: la sola questione è quando e in che modo.

Ormai lo sanno per tutti: nel 2012, con l'arrivo di Nibiru.

Un'ultima notazione. Secondo una studio recentissimo dell'Unione Europea, soltanto per fare fronte al riscaldamento climatico in atto, le risorse mondiali necessarie, ogni anno che verrà, oscilleranno tra le due cifre di 230 e 614 miliardi di euro.

Ok, parliamone. Prima di tutto diamo la fonte, visto che lui, da bravo giornalista, non lo fa:

http://shop.ceps.eu/downfree.php?item_id=1694

Appuriamo così, come già sospettavo, che quella cifra non rappresenta quanto le conseguenze del riscaldamento globale verranno a costarci annualmente, ma rappresenta il costo delle policy che i governi metteranno in atto nello sforzo (probabilmente inutile) di prevenire e mitigare il fenomeno del riscaldamento globale. Qual è la differenza? La si può ilustrare con una vecchia barzelletta:

Due bambini passeggiano in un bosco. Uno dice: "Ma perché fai schioccare le dita?"
L'altro: "Per far scappare le tigri!!"
Il primo: "Ma in Italia non ci sono tigri!"
E l'altro: "Allora funziona bene!"

Va bene, io sono un eco-scettico, mentre voi siete liberissimi di pensare che quella spesa è ampiamente giustificata. Bisognerebbe perlomeno ammettere però che il modo migliore per convincere uno scettico sulla necessità di una grossa spesa non è enfatizzarne l'entità. Anche perché si rischia di entrare in un circolo vizioso assai perverso.

Tutto ciò in condizioni normali. Si immagini soltanto cosa potrebbe significare, in una prospettiva di medio termine, lo spostamento di 200 milioni di persone, previsto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, in caso di mutamenti climatici catastrofici.

Ovvero: tutto ciò in assenza di tigri. Si immagini soltanto cosa accadrebbe se ci fossero davvero tigri in Italia.

Ma nel frattempo mi è tornata la memoria, e adesso riesco a spiegarmi la sensazione di deja vu che avevo. Deve essere a causa di questo:

"In ten years all important animal life in the sea will be extinct. Large areas of coastline will have to be evacuated because of the stench of dead fish." Paul Ehrlich, Earth Day 1970

"Population will inevitably and completely outstrip whatever small increases in food supplies we make, ... The death rate will increase until at least 100-200 million people per year will be starving to death during the next ten years." Paul Ehrlich in an interview with Peter Collier in the April 1970 of the magazine Mademoiselle.

"By...[1975] some experts feel that food shortages will have escalated the present level of world hunger and starvation into famines of unbelievable proportions. Other experts, more optimistic, think the ultimate food-population collision will not occur until the decade of the 1980s." Paul Ehrlich in special Earth Day (1970) issue of the magazine Ramparts.

"The battle to feed humanity is over. In the 1970s the world will undergo famines . . . hundreds of millions of people (including Americans) are going to starve to death." (Population Bomb 1968)

"Smog disasters" in 1973 might kill 200,000 people in New York and Los Angeles. (1969)

"I would take even money that England will not exist in the year 2000." (1969)

"Before 1985, mankind will enter a genuine age of scarcity . . . in which the accessible supplies of many key minerals will be facing depletion." (1976)

"By 1985 enough millions will have died to reduce the earth's population to some acceptable level, like 1.5 billion people." (1969)

"By 1980 the United States would see its life expectancy drop to 42 because of pesticides, and by 1999 its population would drop to 22.6 million." (1969)


È un bel record di previsioni errate, eppure questo Ehrlich è ancora oggi considerato un'autorità presso gli ambientalisti. Ehrlich è famoso anche per un altro motivo, cioè per una scommessa persa con Julian Simon: non sull'esistenza dell'Inghilterra nell'anno 2000, ma a proposito della scarsità di risorse naturali. Ehrlich scelse 5 metalli, e scommise che di lì a 10 anni il loro prezzo complessivo, aggiustato per l'inflazione, sarebbe salito. Simon scommise invece che sarebbe sceso. Simon vinse, e non ci fu nemmeno bisogno di calcolare l'inflazione, perché era calato il valore nominale dei metalli presi in considerazione. Ehrlich pagò a Simon 567 dollari.

Quindi, se volete spillare soldi a qualcuno, adesso sapete a quale gonzo rivolgervi.

martedì 28 ottobre 2008

la madre di tutti i complotti

A volte sono troppo ottimista. Avevo scritto, a proposito di Napoleone, che i testi che ne mettono in dubbio l'esistenza storica erano in realtà parodie, perché nessuno potrebbe mai prendere sul serio delle teorie così balzane, vero? Ho scoperto però che c'è chi dubita veramente che sia mai esistito... Carlo Magno.

In realtà dovremmo cancellare dai nostri libri di storia addirittura tre secoli, ovvero gli anni che vanno dal 614 al 911 d.C. Questo periodo non c'è mai stato, è tutta una contraffazione – o riscrittura orwelliana – degli storici delle epoche successive, e questo in cui viviamo è in realtà l'anno 1710. Questa sarebbe, in sintesi, la "Phantom Time Hypothesis" (PhTH), dello studioso Heribert Illig (ed epigoni).

Naturalmente l'ipotesi ha dello sconvolgente perché quel periodo, benché non sia in effetti uno dei più conosciuti a livello di documentazione, è anche quello in cui si è plasmata la famosa "identità europea", quindi è un po' come se scoprissimo che la nostra infanzia non è mai esistita, e le nostre memorie create artificialmente. È il periodo in cui, secondo le tesi dello storico belga Henry Pirenne, finisce davvero l'era dell'antichità: a causa delle invasioni arabe si spezza l'unità del Mediterraneo, Occidente e Oriente diventano due civiltà – e due mondi – separati. Perduta la continuità e i legami anche solo virtuali con l'Impero Romano nella sua propaggine orientale, il centro del potere in Europa si sposta verso Nord, presso la corte dei Franchi, e con l'incoronazione di Carlo Magno da parte del papa viene sancito il rapporto di conflittuale allenza fra potere temporale e potere spirituale che condizionerà tutti i secoli futuri. Ebbene, niente di tutto questo è mai successo, secondo Illig e altri suoi epigoni. Su cosa si basa la straordinaria ipotesi?

Il principale indizio, pare, è il calendario gregoriano: quando Gregorio XIII lo introdusse nel 1582 al posto di quello giuliano per evitare il progressivo slittamento delle stagioni rispetto al calendario, vi fu un "salto" di 10 giorni (dal 4 ottobre si passò direttamente al 15). Ma secondo i calcoli di Illig, essendo l'anno giuliano più lungo di 11 minuti rispetto all'anno solare, e tenendo conto che esso venne introdotto nel 45 a.C., per ripristinare la situazione astronomica corrispondente all'epoca di Cesare lo scarto avrebbe dovuto essere di 13 giorni, e questi tre giorni in più corrispondono appunto ai tre secoli mancanti. In realtà il mistero è facilmente spiegabile, e lo spiega egregiamente lo stesso Gregorio XIII nella sua bolla Inter Gravissimas:

Abbiamo considerato che, per l'esatta celebrazione della festa pasquale secondo le regole stabilite dai santi padri e dagli antichi papi, in particolare Pio I e Vittore I, e dal grande concilio ecumenico di Nicea, occorre congiungere e stabilire tre cose: primo, la data esatta dell'equinozio di primavera; poi la data esatta del plenilunio del primo mese, quello che cade lo stesso giorno dell'equinozio o immediatamente dopo, e poi la domenica che segue tale plenilunio; e perciò abbiamo curato che non solo venisse restituito alla data antica, stabilita dal concilio di Nicea, l'equinozio di primavera, che aveva anticipato di circa dieci giorni e che il plenilunio pasquale tornasse alla sua data, dalla quale oggi dista di quattro giorni, ma anche che ci fosse un metodo razionale per il quale si evitasse che l'equinozio e il plenilunio pasquale si spostassero in futuro dalle loro sedi.
Affinché dunque l'equinozio di primavera, che dai padri del concilio di Nicea fu stabilito al 21 marzo, venga riportato a quella data, comandiamo e ordiniamo che dal mese di ottobre dell'anno 1582 si tolgano dieci giorni, dal 5 al 14 [...].

Quindi lo scopo della riforma era quello di riportare il calendario alla situazione in cui era al tempo del concilio di Nicea (325 d.C), appunto tre secoli e rotti dopo Giulio Cesare. Ma Illig sostiene che – al contrario di quanto Gregorio afferma – già al tempo dei Romani l'equinozio cadeva il 21 marzo, e quindi il concilio di Nicea non avrebbe fissato un bel niente.

Difficile seguire i complicati calcoli astronomici su cui si basano queste tesi, ma Illig ha naturalmente altre frecce al suo arco. C'è ad esempio la questione dei documenti falsi che sono stati fabbricati secoli prima del loro utilizzo ufficiale. Il caso più famoso è quello della donazione di Costantino: redatta, secondo le ricerche dell'umanista Lorenzo Valla che ne appurò la falsità, nell'VIII secolo, essa venne riesumata solo nel 1053 da Papa Leone IX per legittimare le mire di potere temporale della Chiesa. La spiegazione più "logica" per questo fatto è che quei documenti vennero redatti inizialmente per altri fini e in seguito utilizzati quando le condizioni politiche dell'epoca li resero nuovamente utili, ma questo e altri esempi di "gap" temporale si spiegano invece – secondo Illig – col fatto che quell'intervallo di tempo è inesistente.

La prima cosa che mi viene in mente, leggendo queste notizie, è il vecchio adagio secondo cui affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e sinceramente, benché apprezzi gli sforzi di Illig anche per controbattere a chi gli pone di fronte le datazioni basate sul carbonio 14 e la dendrocronologia, non mi pare che le sue argomentazioni siano proprio schiaccianti. Ma anche provando a considerare seriamente l'ipotesi, per amor di discussione, direi che c'è anche un altro problema: l'entità di un complotto dovrebbe essere proporzionale al suo movente, ovvero se vogliamo davvero pensare a una cospirazione per fabbricare tre secoli interi di storia, con tanto di documenti e personaggi storici inventati di sana pianta, dovremmo anche trovare un movente altrettanto straordinario. Chi può aver fatto questo, quando, e spinto da cosa? Ebbene, mi pare proprio che Illig non dia risposte troppo convincenti neanche su questo.

La contraffazione avvenne intorno all'anno mille (703 nella PhTH), e gli artefici del complotto sono l'imperatore Ottone III di Sassonia, e il papa Silvestro II. E dietro a tutto questo ci sarebbe solo il desiderio, da parte di Ottone III, di regnare nell'anno mille dopo la nascita di Cristo, perché gli sembrava fico, mentre il papa, che era stato eletto proprio dall'imperatore, lo aiutò con le sue conoscenze astronomiche e matematiche. Non viene fonita una spiegazione, invece, del perché anche i bizantini, gli ebrei e gli arabi, che avevano le loro cronologie, le adattarono a quella voluta da Ottone III, ma pazienza.

Adesso Ottone aveva bisogno di riempire le dinastie di imperatori a lui precedenti, così venne inventata la figura di Carlo Magno, e si decise che costui era stato eletto imperatore del Sacro Romano Impero in un'altra data altamente simbolica, ovvero allo scoccare dell'800 d.C (mica può essere una coincidenza, no?). Il presente veniva così ridefinito quale frutto di un glorioso passato.

Brillante, ma c'è un altro problema da affrontare: come la mettiamo con Maometto? Il calendario islamico parte dal 622 d.C. (data della fuga di Maometto dalla Mecca, l'Egira), nella PhTH equivalente al 919. Ma come spiegare allora la miracolosa e pressoché istantanea diffusione dell'Islam? La questione viene risolta sostenendo che Maometto dev'essere fuggito dalla Mecca qualche decennio prima di quella data. Ma c'è addirittura chi ha notato che la distanza temporale fra il concilio di Nicea e l'Egira è esattamente di 297 anni (l'intervallo corrispondente alla PhTH) e collega quindi la figura di Ario con quella di Maometto. Questo spiegherebbe anche la rapida diffusione dell'Islam dove era prevalente l'arianesimo, cioè Spagna e Nordafrica. Ehm...

A me piacciono le teorie strampalate. Non si può mai sapere in anticipo quale sarà la prossima rivoluzione scientifica, quella che farà piazza pulita di tutte le nostre conoscenze ormai date per acquisite, e quindi sono contento che qualcuno abbia il coraggio di proporre tesi così innovative. E se non altro, per una volta non si tratta di un complotto ordito dagli ebrei... Ma uno dovrebbe anche avere l'onestà intellettuale di non innamorarsi delle proprie idee e non difenderle oltre l'indifendibile, cosa che non mi pare si possa dire di questo Illig.

Il quale ha, fra l'altro, epigoni ancora più bizzarri: uno di questi è Uwe Topper (quello che identifica Ario con Maometto), un altro ancora è Anatoly Fomenko. Fomenko – il quale ha il campione di scacchi Kasparov fra i suoi seguaci – sostiene, per non farla troppo lunga, che gli eventi storici che conosciamo sono tutti accaduti in un tempo molto più breve di quello che si pensa, e che in realtà molti eventi e personaggi sono lo stesso evento e lo stesso personaggio, con nomi e date cambiati. Così, tanto per fare un esempio, Gesù e papa Gregorio VII sono la stessa persona (ma anche il profeta Eliseo, l'imperatore bizantino Andronico I Comneno, san Basilio Magno di Cesarea, e l'imperatore Jingzong).

A che pro tutta questa falsificazione? Secondo Fomenko per occultare il fatto che la Russia (cioè l'impero romano, ma anche quello mongolo) dominava l'intero continente eurasiatico fino a pochi secoli fa, cioè fino a che la Russia non fu scalzata dal suo legittimo ruolo di dominatrice del mondo a causa delle menzogne e falsità fabbricate dai cattolici, naturalmente con l'aiuto e su istigazione degli... oh no, ancora...

lunedì 27 ottobre 2008

brucia, strega!

Torna prepotentemente d'attualità un pezzo che Harvey, il coniglio invisibile che mi fa compagnia, aveva scritto per gli amici di Luogocomune qualche tempo fa. Mi riferisco allo scambio privato di e-mail tra un certo Paolo Barnard, ex-giornalista di Report celebre soprattutto per aver litigato con Milena Gabanelli, e Marco Travaglio: scambio assolutamente privo d'interesse, se non fosse per il fatto che Barnard ha avuto il buon gusto di diffonderlo via web tramite vari siti di contro-informazione, e se non fosse per il fatto che ha suscitato un certo scalpore fra chi si abbevera a quelle fonti. Scopo dell'operazione pare essere quello di mettere alla gogna un ottimo giornalista di cronaca giudiziaria rivelando che... riempie i suoi articoli di menzogne e falsità? No, non è questo. Ha ricevuto mazzette da qualche politico per mettere a tacere uno scandalo? Nemmeno. Ha forse il vizio nascosto della pedofilia? Neanche questo.

Il reato di cui Travaglio viene accusato è quello di essere famoso, il che lo rende in automatico un uomo molto peggiore di Barnard, ma soprattutto quello di avere un'opinione differente dallo stesso Barnard su un tema che fra l'altro è piuttosto lontano dalle cose di cui normalmente Travaglio si occupa. Insomma, Barnard ci tiene molto a far sapere a tutti che Travaglio è (sedetevi)... filo-israeliano. Cosa che, fra parentesi, era tutto tranne un segreto che Travaglio taceva vergognosamente.

Ma siccome Travaglio è filo-israeliano, ci avverte Barnard, è da collocare fra i cattivi, fra i servi del sistema. Attenzione, gentili lettori, quando voi leggete il resoconto dei processi per corruzione subiti da Berlusconi e i suoi ministri, e magari credete di attingere a una fonte d'informazione libera, coraggiosa, e indipendente, sappiate che in realtà non state facendo altro che sorbirvi subdola propaganda sionista: Travaglio è un fantoccio degli ebrei e del Nuovo Ordine Mondiale. Il sionismo è come l'Aids: un virus potente ma infido, che si nasconde dove meno l'aspettate, che inganna il vostro sistema immunitario e quando vi accorgete del contagio è troppo tardi. Oppure un cancro da eliminare chirurgicamente, tagliando via tutto ciò che lo attornia senza pietà, prima che si diffonda nell'organismo.

Io sono sempre stato filo-palestinese. Ma oggi no. Oggi sono filo-israeliano, insieme a Marco Travaglio.

sabato 18 ottobre 2008

tre modi per sopravvivere alla crisi economica

  1. imparare a fare a meno di cibo e acqua. Sembra impossibile, ma si può fare. Come ci assicura questa signora, si può vivere di sola luce. L'energia pranica dell'universo rigenererà le nostre cellule senza bisogno di alcun contributo esterno.
  2. emigrare nella quinta dimensione (Earth prime), la quale è ancora notevolmente sottopopolata e ricca di risorse.
  3. beh...



P.S. Raccomando anche la lettura delle cinque parole magiche e delle Q&A.

sabato 11 ottobre 2008

domenica 5 ottobre 2008

e venne chiamata due palle

Non che Papalagi rappresenti un caso unico di commistione fra realtà e invenzione nella letteratura antropologica, e non è nemmeno il più famoso. Fra gli esempi più illustri si potrebbero forse citare Bruce Chatwin o Carlos Castaneda, ma se in questi casi il confine tra l'affabulazione letteraria e la bugia vera e propria rimane incerto, vi sono anche esempi piuttosto evidenti di pura e semplice ciarlataneria.

Ad esempio, la signora di cui parlerò oggi (no, non è quella della foto) si chiama Marlo Morgan, classe 1937, è americana di Kansas City, ed è l'autrice di un best-seller da milioni di copie tradotto in 17 lingue, dal titolo E venne chiamata due cuori (in originale Mutant Message Down Under), pubblicato per la prima volta (a proprie spese) nel 1990.

Prima di questo exploit Marlo Morgan faceva la rappresentante per una società di prodotti fitoterapeutici (la Melaleuca Inc.), pubblicizzando l'olio dell'albero del tè (ti tree oil) alle fiere di Kansas City, ma qualche anno prima aveva passato quattro mesi in Australia facendo volontariato presso una farmacia. Proprio da questa esperienza nasce l'idea di scrivere il libro.

Con questo intendo l'esperienza di piazzista: nel vendere il suo olio miracoloso, infatti, la Morgan comincia a raccontare ai potenziali acquirenti come durante la sua permanenza in Australia fosse stata rapita dagli aborigeni e costretta a compiere un lungo viaggio, e come gli aborigeni avessero curato le sue ferite ai piedi proprio utilizzando quello stesso olio che ora sta vendendo. La storia piace, incuriosisce i clienti, e così ogni volta che viene raccontata si arricchisce di particolari sempre più interessanti. Marlo Morgan inizia a distribuire copie dattiloscritte della propria narrazione insieme al materiale pubblicitario della Melaleuca Inc. (pare a insaputa di quest'ultima), e infine crea una società col figlio per pubblicare e distribuire l'opera, che nelle prime edizioni contiene al proprio interno, ancora, la pubblicità dell'olio.

Copio il riassunto dell'opera da qui:

E venne chiamata Due Cuori è il "viaggio" di una studiosa americana con gli aborigeni nel deserto australiano.
Un giorno Marlo Morgan, una studiosa statunitense in Australia per lavoro, accettò l'invito di una tribù di aborigeni a ritirare un premio. Dopo aver speso un sacco di soldi in vestito e albergo per presentarsi al ritiro del premio, con una jeep venne portata nel deserto australiano dove alcune donne aborigene le chiesero di togliersi vestiti e oggetti preziosi occidentali. Dandole un panno per coprirsi, davanti ai suoi occhi increduli ed esterrefatti bruciarono tutto ciò che l'americana aveva addosso.
Impossibilitata a tornare nella "civiltà" la donna inizia il "viaggio" nell'Outback australiano con la tribù aborigena che durante quattro lunghi e faticosi mesi percorrerà oltre 2000 Km a piedi nudi. Comincia così a conoscere la vita della Vera Gente, questo è il nome del popolo aborigeno [modesti, vero? ndr]. Incontra una cultura realmente collegata alla Vita e alla Terra dove l'individuo diventa un tutt'uno con la Natura e con il Cosmo.
La Morgan si accorge così che il premio offertole dalla tribù della Vera Gente è un dono impagabile e pieno di significato per la sua vita e per il futuro della razza umana. Per la prima volta una Mutante, (così vengono chiamati i bianchi perché si sono allontanati dalle leggi della Natura [carini, vero? ndr]), viene portata nei luoghi sacri degli aborigeni australiani dove le viene detto che gli aborigeni hanno deciso di auto estinguersi perché il loro tempo su questo pianeta è finito e i loro figli non possono avere un futuro.
Il suo nome presso la tribù diventa "Due Cuori" perché il suo cuore batte per i due mondi, quello dei Mutanti e per il popolo della Vera Gente e impara non solo a sopravvivere ma a conoscere le meraviglie della natura anche in un deserto che pare senza vita. Scopre che il Tutto si preoccupa di non far mancare il cibo ai suoi figli ma che loro si devono preoccupare di cercarlo. Impara a sentire, con l'energia delle mani, quando le piante sono pronte per essere mangiate, impara a cercare l'acqua con l'istinto e l'olfatto e a curare i malati con la medicina tradizionale aborigena. Scopre che la Vera Gente non festeggia i compleanni o le ricorrenze ma solo i momenti di crescita annunciandoli alla comunità.
Cigno Reale Nero, così si chiama il compagno spirituale che era destinata ad incontrare, le dà l'iniziazione e il compito di portare tra il popolo dei Mutanti il messaggio di rispetto per il futuro del Pianeta e per gli Umani.

Il messaggio che la Vera Gente affida a noi Mutanti è quindi che l'umanità è avviata verso l'autodistruzione, se prima non impara a vivere in armonia con la Natura. Ma scusate, se voi aveste un messaggio di capitale importanza da lasciare all'umanità, lo affidereste a una piazzista di Kansas City? E vi dareste la pena di rapirla e condurla con voi in un viaggio di 2000 km a piedi nudi, solo per dirgli una tale colossale banalità? non era più utile qualche indicazione più concreta sul come risolvere i nostri problemi? ad esempio sul come affrontare la crisi dei mutui sub-prime? o almeno, volendo restare nel terreno del puro spirito, la risposta definitiva all'ipotesi del continuo di Cantor? Invece niente, la Vera Gente fa tutta questa fatica solo per dirci qualcosa che avrebbe già potuto dirci un Pecoraro Scanio qualsiasi, senza andare in Australia.

Considerazioni queste che non devono aver fatto molto presa sui lettori, perché comunque il libro piace, vende, e comincia ad attirare l'attenzione degli editori. Inizialmente se ne occupa la Stillpoint Publishing, che dopo aver promosso il libro in lungo e in largo rinuncia però alla pubblicazione una volta che comincia a ricevere telefonate di protesta dall'Australia (c'è anche un problema con la laurea in Biochimica che la Morgan ha inserito fra le proprie credenziali, a quanto pare inesistente, e persino un sospetto di plagio). Il successo planetario arriva nel 1994 quando i diritti vengono acquistati dalla Harper Collins per 1.7 milioni di dollari (la riuscita dell'operazione si deve anche a un abile agente letterario in cerca di rivincita, che in precedenza si era fatto sfuggire sotto il naso nientemeno che La profezia di Celestino). La Morgan comincia a tenere conferenze nel mondo dove continua a raccontare le sue straordinarie esperienze con gli aborigeni.

Col successo, arrivano però anche i primi problemi. Notizie del libro infatti sono arrivate anche agli orecchi degli australiani, e ai rappresentanti delle comunità degli aborigeni. E gli aborigeni si incazzano, perché si accorgono subito della truffa perpetrata usando il loro nome. La Dumbartung Aboriginal Corporation ha ancora oggi un sito dove si denuncia la disinformazione contenuta nell'opera della Morgan: http://dumbartung.org.au/

Una volta analizzato alla ricerca di riscontri fattuali, infatti, il testo si rivela pieno di errori, e soprattutto privo della più elementare conoscenza riguardo ai costumi degli aborigeni. La Morgan ne descrive gli ornamenti floreali e animali dipinti sul corpo, o i braccialetti piumati: forse ha presente un film western con i pellerosse, perché tali ornamenti non fanno parte delle usanze australiane. La Morgan li descrive come dotati di una salute eccezionale, tanto che uno dei suoi istruttori è costretto a rompersi una gamba solo per farle vedere come si guarisce: oltre che ridicolo, questo è offensivo perché in realtà a tutti gli esperti sono note le precarie condizioni sanitarie degli aborigeni, e l'alto tasso di mortalità infantile. Soprattutto, gli aborigeni vivono in un regime di rigida segregazione dei sessi, di modo che a nessuna donna è permesso di assistere alle cerimonie sacre degli uomini, e viceversa. Quindi, se avesse davvero fatto le cose che dice di aver fatto, la Morgan sarebbe passibile di pena di morte sotto la tradizionale legge aborigena. E queste sono solo alcune delle incongruenze, che sono raccolte qui (tralascio di commentare i poteri paranormali attribuiti alla Vera Gente, come la telepatia).

Il realtà è il tono stesso del libro ad essere offensivo, tipicamente paternalistico e accondiscendente, sottilmente razzista. Razzista specialmente nei confronti degli aborigeni veri, oggi prevalentemente urbanizzati e in rapporto di necessaria mediazione con i "bianchi", contrapposti alla mitica "Vera Gente" descritta nel libro. Perché fra le righe del testo si potrebbe anche leggere che gli aborigeni che noi potremmo incontrare nel corso di un normale viaggio in Australia siano in realtà "finti", dei pupazzi addomesticati, e che la vera autenticità la si può trovare solo fra chi si nasconde dalla civiltà e rifiuta qualsiasi contatto.

Le proteste a un certo punto ottengono il loro effetto, perché nel 1996 la Morgan è costretta ad ammettere di essersi inventata tutta la storia e a chiedere personalmente scusa a una delegazione di aborigeni venuta apposta a trovarla. Purtroppo i comportamenti della Morgan successivi a questa dichiarazione non sono coerenti nel percorso di avvicinamento alla verità, e anzi la Morgan continua a tenere conferenze in tutto il mondo, e a scrivere altri libri sulla stessa falsariga, dove continua a mantenere tutta l'ambiguità possibile sulla realtà degli avvenimenti narrati.

Nel 1997 due aborigeni riescono a infilarsi a un meeting di presentazione del libro a Kobe (Giappone) e a prendere la parola, dicendo cose carine come:

Noi ti condanniamo, Marlo Morgan, come una bugiarda e una ladra spirituale. La tua storia è una fantasia new age inventata, e il tuo viaggio con la Vera Gente non è altro che una bufala [...] Possa questo valere come avvertimento per tutti gli stranieri che rubano e sfruttano la nostra cultura per scopi commerciali e religiosi, e possa la nostra gente continuare a lottare contro l'appropriazione della nostra cultura e spiritualità.

Tu, Marlo Morgan, hai fatto alla nostra gente una grave ingiustizia. Devi smettere di fare quello che stai facendo e ammettere il tuo inganno di fronte alle persone in tutto il mondo la cui fiducia tu hai tradito.

Quando i due finalmente vanno via (non senza aver prima aver fatto uno spettacolino musicale con didjeridoo e boomerang), la Morgan se ne esce con questa affermazione:

Quei due uomini sono già stati negli Stati Uniti nel 1996, allo scopo di assassinarmi. Adesso sono venuti in Giappone per lo stesso motivo, ma non riusciranno nel loro intento perché essi rappresentano tutto ciò che è cattivo, e io rappresento tutto ciò che è buono, e alla fine il bene trionfa sempre.

Ecco, giuro che se fossi stato presente l'avrei presa personalmente a schiaffi. Non per gli aborigeni, di cui francamente mi importa anche poco, ma perché una simile frase offende profondamente me, e dovrebbe offendere tutte le persone di intelligenza un po' più che infima.

Peccato che il "bene", quando rappresentato da persone come Marlo Morgan, rischi davvero di vincere. Il suo libro (e annessi seguiti) continua ad essere fra i più venduti nelle librerie, e continua ad essere spacciato come cronaca di avvenimenti reali. A tutt'oggi le parole di apertura del suo sito sono queste:

Vi sono alcune specifiche cose che ho imparato dal deserto australiano, e voglio ora condividerle con chiunque sia interessato nel lasciare che la sua anima ascolti e ricordi.

L'anima, mi raccomando, perché il cervello deve invece rimanere rigorosamente spento.