martedì 2 settembre 2008

la favola di Napoleone

Se dovessimo analizzare ogni evento storico del passato con gli stessi metodi con i quali i complottisti amano discutere degli eventi di storia contemporanea, cosa ne verrebbe fuori?
Non credo di essere il primo a farmi questa domanda: in fin dei conti eventi come gli attentati dell’11 settembre sono non solo recenti, e quindi meno sbiaditi nel ricordo, ma sono anche accaduti sotto il naso di migliaia di persone, sono stati ripresi dalle telecamere, e quelle immagini sono state mostrate in tutto il mondo fino alla nausea. Insomma, se qualcuno arriva a dubitare che le Torri Gemelle siano state abbattute dagli aerei, nonostante abbia visto gli aerei colpirle, e nonostante le cause dei crolli siano state indagate e certificate da uno stuolo di esperti, perché allora quel qualcuno non dovrebbe anche dubitare di eventi per i quali non disponiamo di una documentazione così ampia?
Ad esempio, chi ci dice che Napoleone sia mai esistito? Voi l’avete visto Napoleone? Possiamo dire di avere in mano una qualche prova concreta della sua esistenza? Ci sono dei documenti che ne parlano, d’accordo, ma come possiamo sapere che ci raccontano la verità? Ma soprattutto, e a ben guardare, vi sembra credibile la storia di un signor nessuno nato in Corsica che arriva a conquistare tutta l’Europa e a diventare Imperatore della Francia?
Beh, si dà il caso che qualcuno ha davvero messo in dubbio l’effettiva esistenza storica di Napoleone Bonaparte, e ha cercato di dimostrarlo, solo che non si tratta di uno svitato complottista dei nostri giorni. L’Imperatore inesistente è un libro pubblicato diversi anni fa da Sellerio, che riunisce tre scritti di diversi autori del XIX secolo, che hanno appunto in comune il fatto di negare che Napoleone sia mai esistito.

I tre signori si chiamano Jean-Baptiste Pérès, Richard Whately, e Aristarchus Newlight. Il primo di questi scrisse il suo opuscolo nel 1827, col titolo Comme quoi Napoléon n'a jamais existé, grand erratum, source d'un nombre infini d'errata à noter dans l'histoire du XIX siècle (abbreviato in Grand erratum). Chi conosce il francese può leggerlo qui.
Pérès “dimostra” che Napoleone non può essere un personaggio in carne e ossa, in quanto non si tratta altro che di un’allegoria del Sole, una reincarnazione del mito di Apollo (Neo-Apoleon), e lo prova appunto mostrando come tutte le affermazioni relative a Napoleone siano in realtà tratte dal mito solare. Ad esempio: è nato in un’isola del Mediterraneo (come Apollo nel mito), sua madre si chiamava Letizia (la madre di Apollo era Leto), aveva tre sorelle (le sorelle di Apollo erano le Grazie), e così via di simbolo in simbolo.

Il testo di Richard Whately, Historic Doubts Relative to Napoleon Buonaparte, è del 1819 (il presunto Napoleone era ancora vivo). Scaricabile qui.
Più che sulla simbologia napoleonica, Whately si concentra sulla inverosimiglianza, a priori, della vicenda che lo riguarda: quest’uomo, venuto dal nulla, si sarebbe auto-incoronato e avrebbe governato la Francia, avrebbe messo sotto scacco un intero continente nazione dopo nazione, sarebbe poi stato sconfitto in seguito alla campagna di Russia ed esiliato in un’isola del Mediterraneo, per poi risorgere miracolosamente e terrorizzare da capo l’Europa, per essere infine nuovamente esiliato in una lontanissima isola dell’Oceano Atlantico, dove avrebbe trovato la sua morte. I fatti narrati, ci dice Whately, sono così incredibili che nemmeno quelli che dicono di avervi assistito sembrano crederci fino in fondo: infatti essi spesso cominciano le loro narrazioni con frasi del tipo “Nemmeno io ci crederei, se non l’avessi visto con i miei occhi”. Ma, dato che non l’abbiamo visto con i nostri occhi, quale ragione abbiamo noi per crederci? Whately insiste sul fatto che quando l’evento narrato ha del miracoloso, allora nessuna testimonianza che lo riporta può essere considerata degna di fede, a meno che il fatto che il testimone non sia sincero o si sbagli non sia un evento ancora più miracoloso (ma quale testimone può ambire a questo grado di affidabilità?).
Inoltre i resoconti che noi abbiamo sono raramente di prima mano. Pochi dei contemporanei di Napoleone potevano affermare davvero di averlo visto (e molti di questi potevano dire di aver visto, al massimo, un uomo da lontano con un buffo cappello in testa), mentre la nostra conoscenza di Napoleone si fonda in realtà su resoconti di persone che hanno sentito raccontare da altri che hanno sentito raccontare da altri... che avrebbero visto Napoleone in azione. La lunga catena delle testimonianze, ognuna delle quali è una possibile fonte di inquinamento della verità, unita all’implausibilità a priori della vicenda, rende la probabilità che gli eventi riferiti a Napoleone siano veri prossima a zero.

Aristarchus Newlight (pseudonimo di William Fitzgerald, e che leggo essere stato il segretario di Whately), infine, scrive le sue Historic certainties respecting the Early History of America, developed in a critical examination of the book of the chronicles of the land of Ecnarf, nel 1851. Si può scaricare qui (grazie, Google!).
Nella sua argomentazione Newlight combina in un certo senso l’approccio di Pérès sulla simbologia e quello di Whately fondato sulla inattendibilità dei testimoni, ma sotto una diversa sfumatura: egli infatti indaga anche il cui bono, i moventi per cui una simile e stravagante storia è stata messa in circolazione, e mostra appunto come i principali attori della scena politica del tempo (appena mascherati sotto i nomi di ECNARF e NIATIRB) avessero tutto l’interesse a creare dal nulla un simile personaggio e darlo in pasto all’opinione pubblica (primo inganno globale mediatico della storia?).

Come si vede, si potrebbero individuare molte analogie fra uno dei pamphlet qui menzionati, e un odierno libello complottista (o anche negazionista), e una certa somiglianza di argomentazioni. Salta all’occhio, però, anche una enorme differenza: queste tre opere sono delle parodie, sono scritte con intenti evidentemente satirici.
L’intento di Pérès era ridicolizzare l’opera di Jean-François Dupuis, Origine de tous les Cultes, ou la Réligion Universelle (1795), secondo cui tutte le religioni (compresa quella cristiana), derivano da un immaginario mitico comune (e che quindi metteva in dubbio l’esistenza del Cristo storico – un antenato di Luigi Cascioli).
Il bersaglio di Whately era niente po’ di meno che lo scettico David Hume e il suo Saggio sui miracoli, e intendeva mostrare come il tipo di scetticismo applicato da Hume alle asserzioni di fede avrebbe dovuto condurre persino a negare l’esistenza di Napoleone.
Newlight, infine, ce l’aveva con la Vita di Gesù di David Strauss, e con la sua lettura critico-razionalista dei Vangeli.

I complottisti e i negazionisti, invece, riescono solo a produrre caricature involontarie della ricerca scientifica.