martedì 28 ottobre 2008

la madre di tutti i complotti

A volte sono troppo ottimista. Avevo scritto, a proposito di Napoleone, che i testi che ne mettono in dubbio l'esistenza storica erano in realtà parodie, perché nessuno potrebbe mai prendere sul serio delle teorie così balzane, vero? Ho scoperto però che c'è chi dubita veramente che sia mai esistito... Carlo Magno.

In realtà dovremmo cancellare dai nostri libri di storia addirittura tre secoli, ovvero gli anni che vanno dal 614 al 911 d.C. Questo periodo non c'è mai stato, è tutta una contraffazione – o riscrittura orwelliana – degli storici delle epoche successive, e questo in cui viviamo è in realtà l'anno 1710. Questa sarebbe, in sintesi, la "Phantom Time Hypothesis" (PhTH), dello studioso Heribert Illig (ed epigoni).

Naturalmente l'ipotesi ha dello sconvolgente perché quel periodo, benché non sia in effetti uno dei più conosciuti a livello di documentazione, è anche quello in cui si è plasmata la famosa "identità europea", quindi è un po' come se scoprissimo che la nostra infanzia non è mai esistita, e le nostre memorie create artificialmente. È il periodo in cui, secondo le tesi dello storico belga Henry Pirenne, finisce davvero l'era dell'antichità: a causa delle invasioni arabe si spezza l'unità del Mediterraneo, Occidente e Oriente diventano due civiltà – e due mondi – separati. Perduta la continuità e i legami anche solo virtuali con l'Impero Romano nella sua propaggine orientale, il centro del potere in Europa si sposta verso Nord, presso la corte dei Franchi, e con l'incoronazione di Carlo Magno da parte del papa viene sancito il rapporto di conflittuale allenza fra potere temporale e potere spirituale che condizionerà tutti i secoli futuri. Ebbene, niente di tutto questo è mai successo, secondo Illig e altri suoi epigoni. Su cosa si basa la straordinaria ipotesi?

Il principale indizio, pare, è il calendario gregoriano: quando Gregorio XIII lo introdusse nel 1582 al posto di quello giuliano per evitare il progressivo slittamento delle stagioni rispetto al calendario, vi fu un "salto" di 10 giorni (dal 4 ottobre si passò direttamente al 15). Ma secondo i calcoli di Illig, essendo l'anno giuliano più lungo di 11 minuti rispetto all'anno solare, e tenendo conto che esso venne introdotto nel 45 a.C., per ripristinare la situazione astronomica corrispondente all'epoca di Cesare lo scarto avrebbe dovuto essere di 13 giorni, e questi tre giorni in più corrispondono appunto ai tre secoli mancanti. In realtà il mistero è facilmente spiegabile, e lo spiega egregiamente lo stesso Gregorio XIII nella sua bolla Inter Gravissimas:

Abbiamo considerato che, per l'esatta celebrazione della festa pasquale secondo le regole stabilite dai santi padri e dagli antichi papi, in particolare Pio I e Vittore I, e dal grande concilio ecumenico di Nicea, occorre congiungere e stabilire tre cose: primo, la data esatta dell'equinozio di primavera; poi la data esatta del plenilunio del primo mese, quello che cade lo stesso giorno dell'equinozio o immediatamente dopo, e poi la domenica che segue tale plenilunio; e perciò abbiamo curato che non solo venisse restituito alla data antica, stabilita dal concilio di Nicea, l'equinozio di primavera, che aveva anticipato di circa dieci giorni e che il plenilunio pasquale tornasse alla sua data, dalla quale oggi dista di quattro giorni, ma anche che ci fosse un metodo razionale per il quale si evitasse che l'equinozio e il plenilunio pasquale si spostassero in futuro dalle loro sedi.
Affinché dunque l'equinozio di primavera, che dai padri del concilio di Nicea fu stabilito al 21 marzo, venga riportato a quella data, comandiamo e ordiniamo che dal mese di ottobre dell'anno 1582 si tolgano dieci giorni, dal 5 al 14 [...].

Quindi lo scopo della riforma era quello di riportare il calendario alla situazione in cui era al tempo del concilio di Nicea (325 d.C), appunto tre secoli e rotti dopo Giulio Cesare. Ma Illig sostiene che – al contrario di quanto Gregorio afferma – già al tempo dei Romani l'equinozio cadeva il 21 marzo, e quindi il concilio di Nicea non avrebbe fissato un bel niente.

Difficile seguire i complicati calcoli astronomici su cui si basano queste tesi, ma Illig ha naturalmente altre frecce al suo arco. C'è ad esempio la questione dei documenti falsi che sono stati fabbricati secoli prima del loro utilizzo ufficiale. Il caso più famoso è quello della donazione di Costantino: redatta, secondo le ricerche dell'umanista Lorenzo Valla che ne appurò la falsità, nell'VIII secolo, essa venne riesumata solo nel 1053 da Papa Leone IX per legittimare le mire di potere temporale della Chiesa. La spiegazione più "logica" per questo fatto è che quei documenti vennero redatti inizialmente per altri fini e in seguito utilizzati quando le condizioni politiche dell'epoca li resero nuovamente utili, ma questo e altri esempi di "gap" temporale si spiegano invece – secondo Illig – col fatto che quell'intervallo di tempo è inesistente.

La prima cosa che mi viene in mente, leggendo queste notizie, è il vecchio adagio secondo cui affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e sinceramente, benché apprezzi gli sforzi di Illig anche per controbattere a chi gli pone di fronte le datazioni basate sul carbonio 14 e la dendrocronologia, non mi pare che le sue argomentazioni siano proprio schiaccianti. Ma anche provando a considerare seriamente l'ipotesi, per amor di discussione, direi che c'è anche un altro problema: l'entità di un complotto dovrebbe essere proporzionale al suo movente, ovvero se vogliamo davvero pensare a una cospirazione per fabbricare tre secoli interi di storia, con tanto di documenti e personaggi storici inventati di sana pianta, dovremmo anche trovare un movente altrettanto straordinario. Chi può aver fatto questo, quando, e spinto da cosa? Ebbene, mi pare proprio che Illig non dia risposte troppo convincenti neanche su questo.

La contraffazione avvenne intorno all'anno mille (703 nella PhTH), e gli artefici del complotto sono l'imperatore Ottone III di Sassonia, e il papa Silvestro II. E dietro a tutto questo ci sarebbe solo il desiderio, da parte di Ottone III, di regnare nell'anno mille dopo la nascita di Cristo, perché gli sembrava fico, mentre il papa, che era stato eletto proprio dall'imperatore, lo aiutò con le sue conoscenze astronomiche e matematiche. Non viene fonita una spiegazione, invece, del perché anche i bizantini, gli ebrei e gli arabi, che avevano le loro cronologie, le adattarono a quella voluta da Ottone III, ma pazienza.

Adesso Ottone aveva bisogno di riempire le dinastie di imperatori a lui precedenti, così venne inventata la figura di Carlo Magno, e si decise che costui era stato eletto imperatore del Sacro Romano Impero in un'altra data altamente simbolica, ovvero allo scoccare dell'800 d.C (mica può essere una coincidenza, no?). Il presente veniva così ridefinito quale frutto di un glorioso passato.

Brillante, ma c'è un altro problema da affrontare: come la mettiamo con Maometto? Il calendario islamico parte dal 622 d.C. (data della fuga di Maometto dalla Mecca, l'Egira), nella PhTH equivalente al 919. Ma come spiegare allora la miracolosa e pressoché istantanea diffusione dell'Islam? La questione viene risolta sostenendo che Maometto dev'essere fuggito dalla Mecca qualche decennio prima di quella data. Ma c'è addirittura chi ha notato che la distanza temporale fra il concilio di Nicea e l'Egira è esattamente di 297 anni (l'intervallo corrispondente alla PhTH) e collega quindi la figura di Ario con quella di Maometto. Questo spiegherebbe anche la rapida diffusione dell'Islam dove era prevalente l'arianesimo, cioè Spagna e Nordafrica. Ehm...

A me piacciono le teorie strampalate. Non si può mai sapere in anticipo quale sarà la prossima rivoluzione scientifica, quella che farà piazza pulita di tutte le nostre conoscenze ormai date per acquisite, e quindi sono contento che qualcuno abbia il coraggio di proporre tesi così innovative. E se non altro, per una volta non si tratta di un complotto ordito dagli ebrei... Ma uno dovrebbe anche avere l'onestà intellettuale di non innamorarsi delle proprie idee e non difenderle oltre l'indifendibile, cosa che non mi pare si possa dire di questo Illig.

Il quale ha, fra l'altro, epigoni ancora più bizzarri: uno di questi è Uwe Topper (quello che identifica Ario con Maometto), un altro ancora è Anatoly Fomenko. Fomenko – il quale ha il campione di scacchi Kasparov fra i suoi seguaci – sostiene, per non farla troppo lunga, che gli eventi storici che conosciamo sono tutti accaduti in un tempo molto più breve di quello che si pensa, e che in realtà molti eventi e personaggi sono lo stesso evento e lo stesso personaggio, con nomi e date cambiati. Così, tanto per fare un esempio, Gesù e papa Gregorio VII sono la stessa persona (ma anche il profeta Eliseo, l'imperatore bizantino Andronico I Comneno, san Basilio Magno di Cesarea, e l'imperatore Jingzong).

A che pro tutta questa falsificazione? Secondo Fomenko per occultare il fatto che la Russia (cioè l'impero romano, ma anche quello mongolo) dominava l'intero continente eurasiatico fino a pochi secoli fa, cioè fino a che la Russia non fu scalzata dal suo legittimo ruolo di dominatrice del mondo a causa delle menzogne e falsità fabbricate dai cattolici, naturalmente con l'aiuto e su istigazione degli... oh no, ancora...