martedì 22 dicembre 2009

anch'io voglio scrivere contro l'Internet

Voglio parlare del pericolo rappresentato da Internet, sperando però di dire qualcosa di leggermente più originale di "Internet è una merda, continuate a comprare i nostri giornali", che sta diventando il tormentone di molti editorialisti autorevoli, i quali spesso scrivono su testate che copiano in maniera automatica, spesso senza neanche citare la fonte, qualsiasi scemenza appaia su Youtube. Oppure di quei politici che, un secondo dopo aver invitato la popolazione ad imbracciare i fucili, pensano che il clima d'odio che attraversa il paese sia imputabile a Facebook.

Se guardiamo ai contenuti in realtà è banale dire che su Internet, come in qualsiasi altro mezzo, si possono trovare le cose più schifose come anche isole di pregevole qualità e spessore culturale. I problemi veri sono altrove. Non credo di essere un tecnofobo, ma comincio a pensare che Internet rappresenti davvero un pericolo per l'umanità, per la nostra civiltà e la nostra cultura. E non voglio parlare ancora dell'enciclopedia innominabile, visto che l'argomento mi ha un po' stancato. Oggi vorrei prendermela con Google.

I motori di ricerca, e Google in particolare col suo algoritmo di ranking, sono una tecnologia eccezionale. Ma non tutte le tecnologie, per quanto utili e benemerite, devono essere pensate come sostitutive di quello che abbiamo già, e che magari funziona egregiamente, invece che come integrative, venendo a fornire un servizio in più, e non un servizio al posto di un altro servizio. Così, la televisione non ha ucciso il cinema e il cinema non ha ucciso il teatro, la radio non ha ucciso i concerti dal vivo, le chat non hanno abolito le conversazioni telefoniche, Facebook non ha ucciso il blog, e il cavatappi non ha sostituito l'accendigas.

Tutto chiaro, no? Ovvio, persino. Eppure sembra proprio che Google, o più in generale i servizi di information retrieval su Internet, stiano diventando il mezzo unico ed esclusivo per recuperare informazione e conoscenza su qualsiasi argomento dello scibile, e questo è un potenziale disastro. Lo studente che deve fare una ricerca su un qualsivoglia argomento, ad esempio sulle patate, oggi non deve più recarsi in biblioteca a cercare libri sulle patate, ma non deve fare altro che scrivere "patate" sulla pagina principale di Google, e poi scopiazzare un po' di dati qua e là, magari tratti dall'enciclopedia innominabile. Non trovo troppo fantascientifica l'ipotesi di un futuro non molto lontano in cui non esistano più edifici antiquati e sorpassati come le biblioteche, gli archivi, e le librerie, per disuso.

Ora, in linea teorica potrebbe anche darsi che tutti i libri si trasformino in e-book, e tutte le pubblicazioni cartacee mai esistite vengano digitalizzate e riversate su Internet (ma in pratica nessuno digitalizzerà mai l'intero contenuto della Biblioteca Nazionale, scordatevelo), un po' come sta avvenendo con Google Book Search. Ma il punto non è questo: il problema non sta solo nel formato delle informazioni, o nel suo supporto. Il problema sta proprio nella tecnologia che mi consente di trovare le informazioni che mi servono. Perché si dà il caso che un motore di ricerca sintattico, per parole chiave, costituisca una tecnologia alquanto arretrata, inefficiente, e approssimativa allo scopo.

Se vado in una biblioteca a cercare informazioni sulle patate, so che con una buona percentuale di successo là dentro troverò, grazie a un sapere codificato dell'esperienza di svariate generazioni di bibliotecari, e che si materializza in un buon catalogo per soggetti, solo libri che parlano dell'argomento che mi interessa (precisione), e tutti i libri che la biblioteca possiede sulle patate (richiamo). Grazie ad altri strumenti che troverò in una buona biblioteca e ai quali il gentile bibliotecario potrà indirizzarmi (enciclopedie, bibliografie), inoltre posso anche farmi un'idea di quali siano le migliori risorse informative sulle patate in circolazione, magari presenti in altre biblioteche.

Nei libri (o periodici) che identificherò e localizzerò posso sperare che sia contenuta la migliore conoscenza sulle patate elaborata dall'uomo. La storia della patata, il suo uso, le tecniche di coltivazione, le sue proprietà biologiche e alimentari, le sue caratteristiche da un punto di vista evolutivo, genetico o molecolare. Non troverò semplici informazioni sconnesse e non strutturate, ma vera conoscenza, elaborata, approfondita, quella che arricchisce veramente l'uomo (posto che io sia davvero interessato all'argomento). Troverò, eventualmente, anche "punti di vista" discordanti, perché grazie al cielo non esiste il pensiero unico sul tubero, e confrontandoli fra di loro potrò farmi una idea tutta mia sulle patate.

Se invece vado su Google e digito "patate" otterrò quasi 4 milioni di risultati, la maggior parte dei quali, sembra, costituiti da ricette di cucina, e molti dei quali non avranno nulla a che fare con le patate che intendo io. Pensateci un po': è mai capitato a qualcuno di fare una ricerca sulla patate, in biblioteca, e ritrovarsi in mano l'autobiografia di Rocco Siffredi? Sarebbe sconveniente. E no, non è neanche cercando ogni occorrenza della parola "patate" su Google Book Search, eliminando così le pagine web, che si risolve il problema.

La mia ricerca insomma avrà un bassissimo grado di precisione (non tutti i documenti trovati saranno davvero pertinenti) e anche un bassissimo grado di richiamo (perché saranno esclusi, ad esempio, tutti i documenti che parlano delle patate in altre lingue). Anche restringendo il campo ai documenti che parlano proprio di patate, inoltre, io non ho nessuna garanzia riguardo alla qualità del documento, o riguardo alla competenza dell'autore. L'unico motivo per cui Google mi ha segnalato quel documento infatti è che contiene la parola "patate" al suo interno, e questo non è davvero sufficiente. Sarà anche democratico, ma non mi serve.

Questo perché manca la mediazione di un professionista, tra l'autore del documento e il suo potenziale lettore, che sia in grado di decifrare il contenuto semantico del documento (operazione non banale e non effettuabile da una macchina) e di inserirlo in elenchi appositamente costruiti da altri professionisti secondo procedure collaudate e standardizzate. Questa è una figura professionale e un tipo di competenza che potrebbe essere persa, se non sufficientemente valorizzata. L'accesso alla conoscenza è una cosa troppo importante per lasciarla alle macchine.

Senza voler creare allarmismi eccessivi, la questione seria è che oggi gli investimenti effettuati nel settore dell'educazione, già scarsi, sono quasi tutti concentrati sul fronte delle tecnologie informatiche, senza considerare che proprio l'accesso generalizzato a Internet è una possibile causa di analfabetismo. Per studiare e maturare quello che occorre sono libri, insegnanti, e biblioteche scolastiche che non si riducano ad un monitor acceso e perennemente collegato a cronologia.it per fare le tesine di storia (quando va bene), anche se una biblioteca, e il suo personale, costano un po' di più di un personal computer. Internet incoraggia la pigrizia intellettuale, e forse sarebbe giusto limitarla a chi ancora non dispone di sufficiente senso critico, come ha capito ad esempio questa coraggiosa insegnante.

I don't think students come to university to learn how to use Google. They can all do that before they get here.
It is an easy way out for tutors to let them work to their own devices using search engines.
People have to pay to come to university now and what they are paying for is the knowledge, experience and guidance of people like myself.
There is a school of thinking that it should be about them directing their own learning but I think giving guidance is crucial.
I ban my students from using Google, Wikipedia and other websites like that. I give them a reading list to work from and expect them to cite a good number of them in any work they produce.

I risultati di questa tendenza poi si vedono nel grande numero di persone che credono di poter parlare di tutto, e di aver capito tutto del mondo, consultando qualche sito che parla di 11 settembre, di signoraggio bancario, o di scie chimiche. Ovviamente anche prima c'erano personaggi convinti di aver capito tutto del mondo perché avevano letto un libro (di solito fermandosi a quello), ma almeno dovevano fare la fatica di procurarselo e di leggerlo da cima a fondo. E facevano anche più fatica a farsi ascoltare, mentre ora la chiacchiera sentita dal parrucchiere assume quasi i crismi dell'autorevolezza e dell'ufficialità, per il solo fatto di essere linkata e riprodotta un certo numero di volte su qualche sito indicizzato da Google.

Si parla tanto di digital divide, e della necessità di colmarlo per ridurre l'ineguaglianza sociale, ma non sempre si riflette abbastanza sul fatto che il digital divide è una conseguenza (o meglio ancora una manifestazione) più che una causa, della povertà e dell'ignoranza. È importante cablare lo Zambia, ma forse è ancora più importante portarci delle scuole, dei libri e delle biblioteche. E quel che vale per lo Zambia, in realtà, vale anche per noi. Davvero, una società di signoraggisti non è migliore di una società composta da analfabeti totali, ma che almeno sanno zappare la terra.

28 commenti:

  1. Mi pare perfino superfluo esprimere il mio accordo su tutta la linea: questo post sembra "uscito dalla mia tastiera".
    Per inciso: Tara Brabazon, ti amo - o forse dovrei scrivere "ti lovvo" ? Mah...

    Segnalo solo che in molti circuiti bibliotecari interprovinciali, segnatamente emiliani e lombardi, è possibile avere a disposizione presso la propria biblioteca "di riferimento" (in tempi tutto sommato accettabili) qualsiasi volume da un catalogo condiviso tra tutte le biblioteche aderenti a tale formula di prestito/consultazione, ad un costo simbolico qualora il volume non appartenga alla biblioteca "domestica".

    Naturalmente c'è anche da dire che i soliti frog-eaters, quando non sono impegnati a sbrodolarsi addosso la loro presunta grandeur o a coniare sghignazzevole onomastica protezionistica per oggetti e concetti che in tutto il resto del mondo hanno altri nomi (ah, l'ordinateur...), hanno già iniziato a mettere online svariate decine di milioni di pagine della BNF.

    Al di là di questi dettagli, la competenza biblioteconomica ed enciclopedica rimane insostituibile: e vale la pena di rimarcare che codeste competenze si formano solo e unicamente facendo per anni i topi di biblioteca, maneggiando classificazioni Dewey, faticando in mezzo ai libri veri.

    RispondiElimina
  2. Nel mio piccolo: ho dato delle ricerche ai miei studentelli per le vacanze di Natale proibendo l'uso di Internet e obbligando alla citazione delle fonti nel tentativo di limitare delle "frodi" in tal senso.

    In secondo luogo: so che a chi di voi già insegna dirò una banalità ma mi son reso conto che gli studenti della generazione "Inglese, Impresa, Internet" non sanno l'italiano.

    Lavoro per un "centro di recupero anni scolastici" quindi ho una clientela variegata. Tuttavia gli studenti adulti che non vanno a scuola da vent'anni scrivono mediamente molto meglio dei ragazzi in età scolastica. Il che mi ha portato a fare un confronto fra le elementari e medie "vecchia scuola" e quelle di oggi.

    RispondiElimina
  3. Ma il piacere di andare in biblioteca e curiosare tra i volumi senza "i rompizebedei" che anni fa erano lì perchè forzati dai professori? Gente che altrimenti non andrebbe mai in biblioteca e mai toccherebbe un libro e che si danno stupiti di gomito: "Oh! Si possono portare a casa senza pagare!!!". Questo piacere dove lo mettiamo?
    Alcuni degli rompizebedei di cui sopra, crescendo, si sono sentiti in grado di pontificare su tutto (anche con una certa arroganza) e usano internet solo per facebook. Il punto è che per dire cose sensate bisogna prepararsi e studiare per fare l'idiota ci vuole talento naturale. Senza quello Google non può far nulla.

    RispondiElimina
  4. Internet è un covo di sovversivi, peggio dei peggiori terroristi. Continuate a guardare la TV che vi da Il Grande Fratello, L'Eredità, I Fatti Vostri, Porta a Porta, Minchiolini, Don Matteo, Le Veline, La Vita in Diretta, _____________. Questa è cultura, informazione, tenersi al passo con i tempi!
    Ma, tornando a bomba (ops! è il clima d'odio, sorry), tocchi argomenti interessanti come i sistemi esperti, quello che TBL chiama "web semantico". Google è un primo passo, senza di lui oggi mi troverei male, e anche Quell'encyclopedia-là mi serve. Wolfram Alpha ha fatto un passo avanti, in un settore particolare, ma "Mi sembra di essere stato solamente come un bambino che giuoca sulla spiaggia e si diverte trovando di tanto in tanto un sassolino più levigato o una conchiglia più graziosa del solito, mentre l'immenso oceano della verità si estende del tutto inesplorato di fronte a lui".
    Tu pensa che questo l'ho googlato e l'ho preso da "♥Noi Cattolici Blog♥". Ecco un blog che non avrei mai pensato di vedere, (i cuoricini!!!11) ma dal quale ho estratto i bytes di informazione che mi servivano, al volo. Se riesco a farlo io ci riescono senz'altro i giovani studenti, o no? E poi (si può cercare nel web, questa volta non lo faccio) questo mi ricorda tanto il Palinsesto di Archimede, recuperato nonostante la pia opera vandalica di un anonimo santo monaco.

    RispondiElimina
  5. dopo tanti proclami di riformare la magistratura, internet, la pubblica amministrazione, ecc...
    mi viene un dubbio esistenziale: ma non si fa prima a riformare la politica ed i partiti politici?
    Sembra che tutti gli altri siano il problema e loro siano i santi.
    Proviamo per una volta a pensare il contrario: loro sono il problema e tutti gli altri subiscono.

    saluti

    RispondiElimina
  6. Non posso che condividere.
    Soprattutto dopo la delusione che la Rete mi ha dato.

    Il mio primo contatto con essa e' del 1988, quando ancora il Web non esisteva e non era nemmeno nei pensieri dei suoi creatori.

    Poteva diventare VERAMENTE una colossale rete per scambiare informazioni serie, corpose, in qualche modo "certificate".

    Invece e' diventata una sorta di discarica con tante "cassette della frutta" dalle quali il primo pinco pallino si erge a Maestro.

    Bleah.

    Saluti
    Michele

    RispondiElimina
  7. Mi fai tornare in mente il 1998, stavo scrivendo la tesi (diritto internazionale) e cercavo materiale in qualche Paese anglosassone sulla materia. Essendo paesi di common law, c'erano davvero cazzi a trovare le fonti.

    Allora mi dissi, cerco su internette (modem a 56k), senza Google che all'epoca non c'era: il risultato era l'apertura di siti porno a pagamento che avevano in prima pagina migliaia di parole (tra cui quelle della mia ricerca) che mi bloccavano pc e connessione con l'apertura a cascata di un tot di pop up, al che non restava che il riavvio e le bestemmie... e alla fine pochissime fonti lo stesso.

    I motori di ricerca erano altavista, lychos e virgilio per gli italiani... sembrano passati 3 secoli, invece era solo un millennio!

    Cordialità

    Attila

    RispondiElimina
  8. @alessandro: secondo te gli studenti delle "tre I" sanno davvero qualcosa di inglese, internet ed impresa? Intendo a livelli superiori alla loro conoscenza dell'italiano (san parlare e farsi intendersi meglio di un immigrante cinese appena arrivato, dopo tutto).

    La cosa che più mi dà noia di Internet è che diventa una sorta di deposito "ufficiale" della conoscenza. Se una ricerca con Google trova che sulle scie chimiche 99 siti su 100 ne parlano in termini complottisti, la verità, democratica, è quella. Se non sai fornire siti web che supportino le tue idee, e rimandi invece a libri, o peggio ad articoli scientifici, non sei neppure preso in considerazione.

    Un altro problema è che è fin troppo facile scrivere quel che ti pare in un sito. Ma vale anche per altro, vedi ad es. qui.

    Le idee espresse dal "genio" che ha scritto quella lettera ad un giornale sono assolutamente demenziali (indipendentemente da quel che uno può ragionevolmente pensare sull'argomento), ma per dimostrarlo devi faticare, raccogliere fonti (magari non su Internet). A lui bastano pochi minuti per scrivere una lettera (online, non deve neppure far la fatica di imbucarla).

    RispondiElimina
  9. Siccome il tuo post è stato più che esaustivo non aggiungo altro. Però, Visto che si parla di Google segnalo questo articolo di Rodotà intitolato "L'identità al tempo di Google": http://www.scribd.com/doc/24082404/L-identita-al-tempo-di-Google

    RispondiElimina
  10. @Gianni Comoretto:

    Mai pensato che delle tre I sappiano qualcosa. Era solo un modo come un altro per individuare una "epoca" scolastica.

    Comunque ho studenti bosniaci, sloveni o rumeni che vivono in Italia da alcuni anni che scrivono e parlano in un italiano migliore di molti "nativi".

    La mia sensazione generale è che in quest'epoca di grandi cambiamenti si perdano un filino di vista le "basi".

    Ok ho detto una banalità, ma mi ci devo scontrare ogni giorno.

    Sono pure un pelino OT visto che si parla di internet. In sostanza mi pare che la rete sia la prova di cosa accade quando la democrazia diventa un feticismo e si sostituisce alla competenza.

    RispondiElimina
  11. Con l'avvento di internet come la conosciamo è venuta allo scoperto tutta una scalcagnatissima armata Brancaleone di quadratori di cerchi con riga e compasso, scopritori dell'ombrello e del moto perpetuo, inventori dell'acqua calda, sconclusionati e allucinati vari.
    Correlata con lo spaventoso tasso di abbandoni scolastici nella fascia di 'età 15-23 anni, questa massa semi-incolta è la più patente e tragica dimostrazione del fallimento di un intero sistema scolastico, a partire dagli anni Settanta e Ottanta.

    Su internet c'è una pletora di individui, probabilmente col quoziente intellettivo di un paramecio in vacanza (o peggio in cattiva fede), che equivoca in continuazione sulla "democraticità" della cultura e del sapere.

    L'unica sfaccettatura "democratica" può (e sotto molti aspetti, deve) essere la fruizione del sapere: ma è un'idiozia di proporzioni sesquipedali asserire (anche surciliosamente, a gran voce, sbattendo i pugnetti sul banco e atteggiandosi a profeti dell'oclocrazia) che a demenziali regole di partecipazione assembleare e spontaneismo incontrollato debba soggiacere la produzione del sapere stesso e di sue parti (es. informazione).

    Qui poi un'analisi minimamente seria si dovrebbe lanciare in mille distinguo: sì, un bel sito sul quilling o sul giardinaggio bonsai mantenuto da una simpatica quanto esperta zitellona forse non avrebbe avuto spazio nel tradizionale mondo della diffusione culturale (forse !), dunque è un bene che vi sia.
    Ma è ancora un bene quando 'sti siti fotocopia su argomenti irrilevanti diventano trecento milioni ? Quando all'auctoritas magari ufficiosa, ma tangibile ed apprezzabile, di un appassionato e serio cultore subentra un'orda di improvvisatori totali che autisticamente non fanno neppure lo sforzo di andare a cercare se qualcun altro ha già avuto la stessa banalissima idea ?

    Come direbbe qualcuno, è anche la dose che fa il veleno. Ma il senso del limite e della misura non è qualcosa di innato: fa parte dell'educazione tradizionale, quella ormai abolita dal pedagogismo acefalo e autoreferenziale che ormai domina la scuola di ogni ordine e grado.

    RispondiElimina
  12. Purtroppo negli studentelli non riconosco più lo studente che ero. La colpa è anche dei professori: basta cercare su google per capire da che sito è stata scopiazzata la ricerca, ma i prof non lo sanno fare.
    Internet è un mezzo, andrebbe insegnato in quanto tale.
    Il problema è pre-tecnologico: chi ha imparato ad usare la testa sa confrontare un complottista con un Attivissimo. Chi non lo sa fare invece crede a tutto. Ma la stupidità non corre mica solo in Internet: ho la casa piena di libri farlocchi.
    Insomma: in rete c'è il complotto dell'undici settembra ma c'è anche il blog di thomas.

    Mi preoccupano molto gli insegnanti: alle medie facevo laboratorio di scienze (in gruppo, autonomamente, leggendo le istruzioni), lezioni di approfondimento, teatro, ora è sta scomparendo tutto.
    Le ricerche le facevo sui libri, e a nessun insegnante sarebbe passato per l'anticamera del cervello che sarebbe andato bene un pezzo scopiazzato... ora ci fanno parti del programma scolastico.

    Fosse per me, insegnerei informatica senza Pc.

    RispondiElimina
  13. Juhan, col tuo esempio hai colto quello che forse è l'unico vantaggio di Google rispetto ai sistemi di ricerca tradizionali: la serendipità, ovvero la possibilità di trovare quello che non si stava cercando, e che spesso può rivelarsi prezioso. Resta il fatto che per trovare quello che invece si sta davvero cercando, e con una certa precisione, è invece inadeguato. Non che sia impossibile, ma è assurdo vantarsi di saper trovare le informazioni giuste indovinando le combinazioni di parole chiave, come se rintracciare un sito utile fosse un lavoro per rabdomanti.

    RispondiElimina
  14. Condivido quasi totalmente dtm. Ma la colpa non è dei professori che non sanno usare Internet: perché dovrebbero aggiornarsi? chi glie lo fa fare? cosa ci guadagnano?
    Per i libri farlocchi mi viene in mente Carl Sagan con la sua introduzione a The Demon-Haunted World. Attenzione: non sto dicendo che Carl è farlocco, i visitatori e googlatori occasionali leggano il libro.
    Poi di mio non sono stato chiaro: volevo davvero riportare la frase di Newton e ho cercato per quella (notato l'anglismo?), e so cos'è la serendipità. E mi permetto di insistere: come si fa a trovare qualcosa in Internet? A chi chiedo? Davvero c'è un bibliotecario sempre disponibile, compreso la sera o i fine settimana, che mi sa indirizzare su qualunque mio argomento m'interessi? In 'tagliano, inglese, francese e, va beh! con molta fatica da parte mia, in olandese (tanto c'è Google Translate (ah, ah, ahh!!!).
    E poi nella mia famiglia ci sono diversi rabdomanti, da parte materna. Io non ci credo ma in Padagna vi assicuro che funzionano.

    RispondiElimina
  15. "Se non sai fornire siti web che supportino le tue idee, e rimandi invece a libri, o peggio ad articoli scientifici, non sei neppure preso in considerazione."

    Considerando la mia esperienza in molti forum non posso che essere d'accordo.

    Mi rendo conto di essere troppo giovane per pontificare sulla "Generazione Tre I" (purtroppo ne faccio parte), ma concordo con i vostri resoconti sulle ricerche ricopiate (in tutto o in parte) da Internet. Anzi, alle ricerche aggiungerei le famigerate "tesine" di maturità (dalla dubbia utilità, e perdonatemi la rima).

    I meno pigri si limitavano a cambiare alcune espressioni e a evidenziare in grassetto titoli e sottotitoli.

    Quando mi sono presentato con le mie fonti cartacee, facendo di necessità virtù (all'epoca quattro anni fa, né casa mia né la biblioteca più vicina erano dotate di connessione internet) la commissione d'esame mi ha squadrato come se fossi un marziano.

    RispondiElimina
  16. posso dire che nasce tutto dal fatto che nel tentativo ormai vano di liberare un pò di spazio (1,2 metri) nella libreria ho avuto l'ardir di chiedere se potevamo mandare in esilio l'enciclopedia. Quelli che danno ragione al mio esimio consorte sono pregati di offrirci scaffali, mensole (montaggio incluso ) o graditi metri quadri extra. Firmato lamoglie di TM che in famiglia è quella pratica, oltre che quella che cucina, e sì è una minaccia.

    RispondiElimina
  17. Chissà perché ci tiene a perpetuare certi stereotipi sul ruolo maschio-femmina in famiglia, mentre posso assicurare che, se pure lei cucina benissimo, me la cavo anch'io e non morirei certo di fame.

    RispondiElimina
  18. Che bello il primo post nel quale posso dire la mia!

    @Thomas Morton
    La serendipità è un tema che mi sta molto a cuore ed insieme ad un altro studente come me, abbiamo pubblicato un articolo scientifico:
    http://ieeexplore.ieee.org/xpl/freeabs_all.jsp?arnumber=4626624

    Zuckerman parlando di Internet, sosteneva che uno dei problemi fondamentali era quello dell'omofilia: diventa facile circorndarsi di gente che la pensa come te, giornali che scrivono quello che vuoi leggere e questa possibilità porta solo ad estremizzare le proprie idee. L'unico strumento che può rompere questo circolo vizioso è la serendipità. Abbiamo provato ad introdurre serendipità in un sistema di raccomandazioni (una sorta di Information Retrieval ad altissima precisione e basso richiamo). C'è ancora tanta strada da fare ma la direzione è chiara: Google pone un grandissimo problema. Si tratta di un motore di ricerca prevalentemente sintattico che pone enfasi sul concetto cardine che una pagina è importante se è linkata da altre.

    Personalmente la più grande minaccia è proprio quella di abusare di Google dimenticando i suoi limiti. Sinonimia e polisemia sono solo 2 dei 1000 problemi che questo sistema (e tutti i suoi simili) hanno.

    Google è una possibile visione del web, e tra l'altro è sempre la stessa per tutti gli utenti. In biblioteca è diverso; la figura del bibliotecario (vedi il fantastico "Snow Crash") è in grado di conoscermi, ed elicitare semantica dalla ricerca.

    Dire che non è possibile parlare di semantica con le macchine... ci andrei piano (ma si tratta comunque di problemi che ci porremo solo tra 50 anni).

    Personalmente, come ho avuto modo di dire altre volte, sono profondamente convinto che il modello di Turing sia insufficiente. La comprensione di un linguaggio non è compatibile con definizione di Turing-Calcolo. Ma è una mia personale idea.

    Se così fosse sarebbe sempre bene ricordare che Google è solo un banalissimo strumento per trovare cose già note (conosco già delle informazioni sull'oggetto della mia ricerca). E' molto difficile scoprire con Google. Se la mia necessità è quella di capire come si chiamano in italiano quelle frasi che dipendono fortemente dal tempo, tipo "oggi è stato presentato l'Apple Slate", non esiste verso di riuscirci con Google.

    Per chi parlava di Wolfram Alpha... si tratta di un motore che computa conoscenza, ma nessuno sa cosa ci sia sotto. A giudicare dai risultati pare che qualcuno, quasi a mano, vada ad arricchire un'ontologia (o diversi livelli di ontologia). Wolfram è una persona brillante, ma molto schiva. Io sto leggendo il suo libro, è pieno di spunti di rilfessione ma ha un pò il sapore dei libri di Scientology sugli UFO.

    Saluti

    RispondiElimina
  19. Gli ultimi sviluppi rendono la discussione più varia e meriterebbero altri interventi ma:
    io sono un seguace della common law che, tra l'altro, dice "tra moglie e marito non mettere il dito".
    Pertanto i sospetti sull'encyclopedia digitale che minaccia l'enciclopedia di carta li tengo per me.
    Michele il tuo profilo non è visibile ai comuni mortali, peccato.

    RispondiElimina
  20. @juhan

    Mi spiace, ho creato l'account in questo momento. Fammi sapere se è tutto ok. :)

    Ciao.

    RispondiElimina
  21. LETTERA PER BABBO NATALE: Come regalo per le feste vorrei conoscere personalmente Thomas Morton. Sono disposto a viaggiare per l'Italia un pò come Erdos faceva per il mondo.

    Voglio fortissimamente conoscere l'autore di questi articoli. Sono profondamente convinto che si tratterà di un incontro fantastico. Vorrei porgli tante domande sul mio futuro.

    Grazie Babbo Natale.
    Confido in te.

    RispondiElimina
  22. Io ti conoscerei volentieri, Michele, ma credo che le tue aspettative siano piuttosto esagerate. Ti assicuro che di persona non sono un grande e brillante conservatore, e forse neppure troppo simpatico. In ogni caso, Buon Natale.

    RispondiElimina
  23. ...non sono un grande e brillante conSerVatore...

    Un lapsus che non può non far sorridere: stavi forse pensando a De Maistre, Drieu, Bernanos o magari Balzac e Montherlant mentre scrivevi ? :-D


    Buon Natale a tutti !

    RispondiElimina
  24. Chi ha parlato di serendipità?
    O, nella versione dei nostri vecchi, quando si dice la combinassione:
    http://fury.com/google-circa-1960.php

    RispondiElimina
  25. emmeline pankhurst26 dicembre 2009 12:07

    A quelli che levano alti lai sugli insegnanti che non "scoprono" le scopiazzature da Internet degli studenti perché non sanno usare Internet, e non sanno usare Internet perchè non si aggiornano: il fatto è che si resta desolati a scoprire, digitando su Google una o due parole-chiave della "ricerca" assegnata o della recensione al libro dato in lettura - scelte rigorosamente fra le più ovvie - che la scopiazzatura avviene in genere non facendo taglia e incolla da Wikipedia o da siti dedicati, che almeno richiederebbe un minimo di organizzazione mentale, ma scaricando direttamente una paginetta da uno o due link, di solito studenti.it e skuola.it, che compaiono rigorosamente nella prima pagina di risultati, tanto per non far fatica a cliccare. Dopo le prime volte in cui ci si abbandona a virtuoso sdegno e si fa la piazzata in classe, subentra un senso di inutilità e di taedium vitae. Se ne esce, almeno per quanto mi riguarda, non continuando a inseguire affannosamente le tracce dei malfattori per il grande Web come l'ispettore che corre dietro a Lupin III, ma smettendo di assegnare "ricerche" se non con il preciso scopo di perder tempo e tirare il fiato (per esempio alla fine dell'anno, quando fa caldo, nessuno ti ascolta più e comunque il programma è bene o male concluso). Quando voglio lavorare, io faccio fare riassunti (e li faccio fare in classe). Sono più utili, anche se pochissimo popolari. E poi, seriamente: qualcuno pensa davvero che l'aggiornamento degli insegnanti - che è vero, sarebbe necessario, e che non si fa più, se non su base individuale e volontaria - cominci e finisca con Internet?
    @la moglie di TM: LOL.

    RispondiElimina
  26. No, caro Thomas, questa volta non sono (quasi) per niente d'accordo.

    Google non sostituirà mai i libri, come la TV non ha sostituito il cinema che non ha sostituito il teatro (e come YouTube non sostituirà la TV).

    Magari i libri e i giornali diventeranno, o meglio resteranno, roba per quei pochi che vogliono approfondire davvero gli argomenti, ma

    [scusate un attimo che devo googlare "tempo di cottura ravioli" per mio padre]

    vedo un futuro ancora promettente per l'editoria, che certo dovrà cambiare (come fece a suo tempo il teatro) ma non morirà facilmente.

    Riguardo a quest'affermazione:
    L'unico motivo per cui Google mi ha segnalato quel documento infatti è che contiene la parola "patate" al suo interno, e questo non è davvero sufficiente.

    posso dirti che quella che tu citi è la tecnologia che usava Altavista nel 1999 (c'ero, quindi so di cosa parlo), ma il PageRank fa molto di più, perché misura anche quanto certi link vengono considerati importanti e da quali siti.

    Certo, Google va usato in modo critico, ed è questo che dobbiamo insegnare alla "generazione Y" (e tra un po' alla "generazione Z") che nasce già cablata.

    RispondiElimina
  27. Google non sostituirà mai i libri

    È quello che spero.

    il PageRank fa molto di più, perché misura anche quanto certi link vengono considerati importanti e da quali siti

    sì, ho menzionato l'algoritmo di ranking, che però non mi è di molto aiuto se io cerco informazioni su un Paolo Rossi, che non è né il calciatore né il comico.

    RispondiElimina
  28. Mi piace molto questo blog che seguo da qualche tempo (mi chiedevo perchè in rete non ci sono quadratori di cerchi quando i matematici sono sicuramente meno di geologi+metereologi+militari e potrebbero benissimo essere tutti d'accordo per non raccontarcela giusta, e qui ho trovato la risposta)

    Quasi in tema di questo post segnalo questo articolo di swissinfo che mi ha condotto al rapporto di Bergadaà, interessante a una prima veloce scorsa

    RispondiElimina