giovedì 2 luglio 2009

i misteri di Grey Gardens



Il cammino verso la celebrità, per Edith Bouvier Beale (1917-2002) e sua madre, Edith Ewing Bouvier (1895-1977), rispettivamente cugina di primo grado e zia di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, ha seguito un percorso molto bizzarro.

Le "due Edie", conosciute anche come "Little Edie" e "Big Edie", all'inizio degli anni '70 vivevano da sole nella residenza di Grey Gardens, al 3 West End Road di East Hampton (New York), una casa di 28 stanze vicino all'Oceano Atlantico, e dotata (una volta) di uno splendido giardino.

La casa era stata comprata nel 1923 dal finanziere Phelan Beale, marito di Big Edie e padre di Little Edie. In quella residenza l'alta società newyorchese amava ritrovarsi per feste e ricevimenti, durante i quali Big Edie deliziava spesso i suoi ospiti con la sua voce. Nel 1931 Phelan si separò dalla moglie e andò a vivere altrove. Lei restò nella casa, divenuta impegnativa da gestire, ma continuò la sua carriera di cantante, e si legò ad altri uomini (prima un pianista poi un tuttofare).

Little Edie ebbe una gioventù dorata: frequentò le scuole più esclusive, e il suo debutto in società, nel 1936, venne riportato sulle pagine del "New York Times". Dotata anche di un certo talento letterario, aveva uno stuolo di pretendenti e ammiratori fra i rampolli della finanza e della politica, fra cui, si dice, Paul Getty Jr., Joe Kennedy Jr., e Howard Hughes. Nonostante le contrarietà del padre, trovò un lavoro come modella, coltivando il sogno di diventare una grande attrice.

Fra il 1947 e il 1952 visse a New York in una stanza al Barbizon Hotel, ebbe una relazione con un uomo politico importante ma, ahimè, sposato (Julius Krugg, Segretario degli Interni sotto Truman). Conobbe anche un famoso produttore di Broadway, Max Gordon, che sembra fosse disposto a dargli un'opportunità nello spettacolo e la invitò a un provino. Purtroppo l'opportunità non si realizzò perché, una volta finiti i fondi, la madre fu costretta a farla tornare a casa, a Grey Gardens.

A questo punto la vicenda delle due donne diventa un po' misteriosa. Non sappiamo bene cosa successe nei quasi vent'anni intercorsi fra il 1952 e il 1971, ma qualcosa, e specialmente dopo la morte del compagno della madre (nel 1963), dovette andare terribilmente storto. Le due Edie vivevano in completo isolamento, e non lasciavano mai la casa per paura dei ladri (subirono un furto nel 1968), sostenendosi grazie alla vendita dei gioielli e dei mobili di famiglia.

Nel 1971 la casa subì un'ispezione da parte del locale Dipartimento della Salute, che si trovò di fronte uno spettacolo agghiacciante. L'edificio era in totale rovina: gli interni erano sommersi dai rifiuti, sacchetti di plastica, bottiglie, lattine e cartacce, con decine di gatti (e un opossum) che vi facevano i bisogni indisturbati. Mancavano l'acqua corrente e il riscaldamento. Alle due donne fu detto che sarebbero state sfrattate se non avessero provveduto alle necessarie riparazioni. La vicenda, grazie all'illustre parentela delle due Edie, diventò uno scandalo nazionale e finì sulle prime pagine. Jacqueline Kennedy fu perciò costretta a interessarsi della sorte delle sue parenti povere, e pagò di tasca sua gli interventi di manutenzione e riparazione.

La storia catturò l'interesse anche di due brillanti cineasti, Albert e David Maysles, autori di documentari (in precedenza avevano realizzato Salesman, sui venditori di Bibbia porta a porta, e Gimme Shelter, su uno storico concerto dei Rolling Stones insanguinato dagli Hell's Angels), che proposero alle Beale di realizzare un film, privo di sceneggiatura, centrato su di loro. Il documentario si sarebbe intitolato proprio Grey Gardens.

La fantasia del migliore sceneggiatore di Hollywood non avrebbe mai potuto partorire due personaggi stravaganti come Big Edie e Little Edie: nella più completa rovina e degrado domestico, le due donne erano tuttavia riuscite a mantenere l'orgoglio e i vezzi dell'aristocrazia. È incredibile vedere, nel film, come non riescano a concepire se stesse come oggetto di pietà e compassione, ma anzi si mostrino alla cinepresa con entusiasmo e addirittura con più di una punta di esibizionismo.

Little Edie è probabilmente il personaggio più amato: una donna ormai cinquantenne, che ha perso i capelli, e che nonostante le avversità della vita parla e agisce con lo spirito indomito di una ventenne. Memorabile la scena nella quale spiega, alla troupe stupefatta, il suo "costume rivoluzionario". Mai sposata, con tutte le occasioni ormai sfumate, costretta da decenni a vivere in una casa fatiscente occupandosi della madre e qualche decina di gatti, e tuttavia mai arresa, piena di umorismo e di gioia di vivere.

Tuttavia è la relazione fra le due donne il principale motivo d'interesse del film. È al suo interno, infatti, che si trova probabilmente la risposta alla domanda che ogni spettatore si pone: "com'è potuto succedere questo?". Una relazione simbiotica, fatta di grande amore reciproco, senza ombra di dubbio, ma anche in qualche modo "tossica". A volte le due sembrano passare il tempo in armonia ascoltando vecchi dischi e cantando vecchie canzoni (Tea for two), in ricordo dei vecchi tempi, ma non mancano i momenti in cui scoppia il conflitto aperto, quando Little Edie rimprovera la madre per le occasioni perdute (non a torto, forse).

Ma certe cose possono solo essere indovinate, e il fascino del film in fondo consiste più nelle domande lasciate aperte, che nelle risposte (che non dà). È il racconto epico americano alla rovescia, storia di una caduta invece che di un'ascesa verso la gloria, ma anche di sopravvivenza, di dignità nella sconfitta. E anche la rappresentazione dei misteriosi legami e influenze tra una madre e una figlia, di una relazione fatta di amori e rancori, di affetto smisurato e intollerabile dipendenza.

Alle domande lasciate aperte, comunque, tenta di rispondere un magnifico film per la tv, omonimo al documentario, uscito quest'anno in America: una fiction con Drew Barrymore e Jessica Lange (entrambe straordinarie) dove viene messo in scena anche il glorioso passato delle due donne, e si tenta qualche congettura sui motivi della rovina (rintracciati, com'è scontato, nel carattere dominante di Big Edie e nella arrendevolezza di Little Edie). Non so se verrà mai trasmesso in Italia, ma consiglio vivamente di rintracciarlo. Anche se si piange.

Big Edie morì un anno dopo la realizzazione del documentario. Little Edie vendette la casa e trascorse i suoi ultimi giorni in Florida. Oggi hanno migliaia di fan e molti siti Internet a loro dedicati: alcuni collezionisti smaniano per avere qualche oggetto a loro appartenuto o a loro collegato. La loro vicenda è diventata, oltre che un documentario e un film per la tv, anche un musical, e ha fornito il pretesto per diversi libri. La casa, oggi completamente restaurata, è visitabile in particolari occasioni, ed è divenuta meta di pellegrinaggio per gli appassionati.

Il motivo per il quale due povere donne lunatiche siano diventate oggetto di tanta devozione, è l'ultimo dei misteri collegati a Grey Gardens, e non il meno affascinante.