martedì 23 settembre 2008

il buon selvaggio

SCENA 1: Nella jungla di un continente a caso. Entrano Badombe e un antropologo.

Antropologo: Buongiorno, indigeno.
Badombe: Buongiorno, straniero.
A: Potrebbe dedicarmi parte della sua giornata per un'intervista sugli usi e costumi della sua gente?
B: Guarda, ho il tetto della capanna di fango da riparare, devo annaffiare le banane, e poi dopo mangiato devo andare a uccidere il mio rivale.
A: Ma è interessantissimo! La prego, si faccia intervistare.
B: Mmhh, e tu cosa mi dai?
A: Ho queste perline colorate.
B: ...
A: Va bene, ci ho provato. Che ne dice di questo machete?
B: Cos'è?
A: È fatto di acciaio e taglia benissimo, lo provi con quell'arbusto.
B: Caspita, in effetti è molto meglio degli attrezzi in pietra che uso di solito. Può essermi utile per estirpare le erbacce.
A: Allora mi concede un po' del suo tempo?
B: Ne voglio tre.
A: Facciamo due.
B: Affare fatto, cosa vuoi sapere?
A: Aspetti che accendo la videocamera...
B: NOOO! Sei uno stregone? Vuoi rubarmi l'anima?
A: Oops. Mi perdoni se ho urtato la sua sensibilità, non credevo fosse così grave.
B: Noi non ci facciamo mai riprendere né fotografare, MAI, è chiaro?
A: Chiarissimo, mi scusi ancora.
B: Altrimenti ti ammazzo. Che volevi sapere da me?
A: Prima ha parlato di uccidere qualcuno...
B: Vorrei vedere. Quello si è preso le banane del mio albero, con la scusa che i rami pendevano dalla sua parte di giardino.
A: Voi selvaggi siete disposti a uccidervi solo per una banana?
B: Ne va del mio onore.
A: Risolvete sempre così i vostri conflitti?
B: Certo, è la tradizione.
A: E non ha paura che sia lui a uccidere lei?
B: Paura io? Guarda che ora ti picchio.
A: No, la prego, non si offenda, sono molto affascinato da quel che racconta.
B: Dammi un altro machete.
A: Tenga.
B: Allora, se proprio ci tieni a saperlo, la mia morte è un'eventualità piuttosto remota.
A: Perché? Il suo rivale è un mingherlino?
B: No, è che in realtà ci diamo solo delle bastonate in testa, e il primo che sviene o si arrende perde. Di solito ce la caviamo con qualche livido.
A: Ma allora non muore mai nessuno?
B: Beh, ogni tanto ci scappa il morto.
A: Sì, ma ogni quanto capita?
B: Non saprei, perché non so contare oltre a tre.
A: E questi scontri avvengono spesso nel suo villaggio?
B: Ogni quarto di luna c'è almeno qualcuno che si picchia.
A: E per quali motivi?
B: Banane, donne, oppure per mancanza di rispetto dovuto a chi è più in alto nella gerarchia del villaggio.
A: E questa gerarchia come viene stabilita?
B: Dalle bastonate, mi sembra ovvio.
A: Quindi chi vuole essere rispettato deve farsi strada a furia di bastonate date al prossimo?
B: Non necessariamente, noi abbiamo un'alta considerazione anche per chi uccide i nemici del villaggio.
A: Quali nemici?
B: Quelli del villaggio vicino.
A: E perché sono vostri nemici?
B: Non lo so, so solo che ogni tanto loro vengono ad ammazzare noi, e ci rapiscono le donne, e noi andiamo ad ammazzare loro, e ci portiamo via le loro donne.
A: Ha ammazzato molti nemici?
B: Io? migliaia... sono un grande guerriero.
A: Ma prima non aveva detto di non saper contare?
B: Sì, perché? cosa ho detto?
A: Niente, ma mi sembra strano che lei abbia ucciso migliaia di persone da solo, quando un villaggio molto popoloso è abitato al massimo da un centinaio di persone, donne e bambini compresi.
B: Senti, ma tu cerchi guai? vuoi una bastonata in testa?
A: Aspetti, aspetti, prenda un altro machete.
B: Dammene due o ti bastono.
A: Tenga.
B: Ora va meglio. Beh, se proprio ci tieni a saperlo, non credo di aver mai ucciso nessuno.
A: Eh?
B: Noi andiamo al villaggio nemico fino a che non ci avvistano, poi diamo delle gran bastonate nel mucchio fino a quando non siamo troppo stanchi per continuare, poi raccogliamo i feriti e torniamo a casa. Capita che qualcuno rimanga per terra perché è morto, ma succede di rado, e poi nella confusione è difficile stabilire chi è che gli ha dato il colpo mortale.
A: E lei è convinto di non aver mai ucciso nessuno?
B: In confidenza, io di solito cerco di non esagerare nelle battaglie, perché non voglio mica farmi male.
A: Cosa intende?
B: Il mio avversario mi si piazza davanti col suo bastone, digrigna i denti e mi fa le boccacce, io digrigno i denti e faccio le boccacce, poi lo tocco appena col bastone e scappo via, oppure lui tocca me e scappa via. Ma se io cercassi di dargli una vera mazzata in testa, potrebbe arrabbiarsi, e allora chissà come andrebbe a finire.
A: Ma se nessuno ammazza nessuno, allora le gerarchie come vengono stabilite?
B: Dopo ogni scontro faccio un bel po' di tacche sul mio bastone e affermo che quello è il numero delle mie vittime.
A: Ma qualcuno non potrebbe contestare il conto?
B: Prima di tutto non sappiamo contare, poi in quel caso lo ammazz... bastonerei.
A: E le donne rapite?
B: Capita, ma in genere sono le donne che se ne vanno spontaneamente al villaggio accanto con qualcuno che le ha convinte con qualche banana e qualche parolina dolce, e poi usiamo questo pretesto per attaccare i nemici. Il fatto è che non abbiamo molte donne, e occorre tenersele strette.
A: Perché non avete molte donne?
B: Perché nessuno le vuole. Non sono capaci di nulla, nemmeno di combattere per difendere le donne del villaggio. Quindi siamo più contenti se nasce un maschio.
A: ... Qualcosa mi sfugge. Vorrei approfondire questa tematica.
B: Adesso no, ecco lì il mio rivale. Devo andare a ucciderlo.
A: Certo, certo, quando avete finito di "ammazzarvi" io l'aspetto qui.

(Dopo un minuto).

A: L'ha ammazzato davvero! Gli ha staccato la testa con un colpo di machete! Ma è terribile!
B: È proprio fantastico questo strumento. Senti, ne ho già cinque, e me ne servirebbero almeno altri cinque per arrivare a dieci e organizzare una spedizione al villaggio nemico.
A: Vedo che ha imparato a contare, però non saprei se è morale, e poi sto finendo la mia scorta di machete...
B: Visto che sei così curioso, ti racconterò in dettaglio tutte le mie abitudini sessuali, anche quelle più intime e perverse.
A: Mmhh, no, guardi, non mi interessa.
B: Allora ti lascerò filmare la carneficina.
A: Beh, certo che così potrei anche diventare famoso... mi hai convinto, andiamo a uccidere quei bastardi.

SCENA 2: la stessa jungla. Entrano Badombe e un missionario.

Missionario: Buongiorno, pagano.
Badombe: Niente da fare. Non ho bisogno di nessun machete.
M: Ma io vorrei...
B: Aria, aria, che oggi non ho tempo. Ho detto che non compro niente, dispongo già di un arsenale. Però se hai un fucile...
M: Non vendo armi.
B: Allora che vuoi?
M: Sono venuto a portare la parola di Dio, e a predicare la pace e la fratellanza!
B: E proprio qui dovevi venire?
M: Sì, perché mi risulta che voi siate uno dei popoli guerrieri più feroci e violenti che esistano, e io voglio cambiare la vostra natura.
B: Modestamente... ma chi mette in giro queste voci su di noi?
M: L'ho letto sul libro di un antropologo.
B: Già, mi sa che lo conosco quel tizio. È quello che ci ha venduto le armi: da quando è arrivato la nostra vita è un inferno.
M: Ah, sì?
B: Prima il peggio che potesse capitarmi era un bernoccolo in testa, adesso con tutti questi machete in circolazione rischio ogni giorno di ritrovarmi senza qualche arto.
M: Oh, mio Dio, povera creatura innocente!
B: Non esageriamo, in fondo è la vita di un guerriero.
M: Povere creature traviate e corrotte dal demonio capitalista!
B: Ehi... ti senti bene?
M: Ma non capisci, mio tenero amico, a quale perfido inganno sei stato sottoposto?
B: No, non ci capisco niente.
M: Voi eravate un popolo pacifico prima che quell'uomo bianco venisse a turbare la vostra serenità, non è vero?
B: Ma niente affatto! Passavamo il tempo a bastonarci.
M: Risolvevate i vostri conflitti in maniera rituale e simbolica senza spargimento di sangue.
B: Beh, non avevo mai considerato la faccenda sotto questa luce.
M: Voi, che non avevate neppure la capacità di contare e non avevate alcun bisogno di accumulare beni materiali...
B: Per forza, non so proprio che farmene di una capanna strapiena di banane che dopo qualche giorno vanno a male.
M: ...siete stati contaminati dalla brama del possesso, arrivata qui insieme ai beni della civiltà occidentale.
B: Certo che sei un tipo bizzarro, tu, e fai un sacco di discorsi strani.
M: Devo far sapere al mondo la verità, e tu verrai con me a raccontare la tua storia.
B: Ma non se ne parla nemmeno, ho da fare, qui!
M: Prima di tutto faremo causa all'antropologo, poi quando il governo verrà a sapere cosa vi è successo, dovrà stanziare dei fondi per risarcirvi, poi organizzeremo delle collette di solidarietà, ed è solo l'inizio... andremo nei talk show in prime time!
B: Non sono sicuro di aver capito, ma la cosa comincia a interessarmi.
M: Sto parlando di una pioggia di denaro, amico mio, e col denaro potrai comprare non solo tutti i fucili che vuoi, sempre che ne desideri ancora, ma potrai costruirti una casa di mattoni, con antenna parabolica per seguire le partite di calcio, e avrai una macchina sportiva con cui portare in giro le tue – cough – bionde amichette, e al posto delle solite banane potrai banchettare a caviale e champagne.
B: Non dico che la cosa non mi tenti, ma tu perché faresti questo per noi?
M: Come ho detto prima, è mio desiderio cambiare la vostra natura violenta, poi è un'ottima pubblicità per la nostra missione. Infine mi accontento di una percentuale.
B: Capisco. Allora sai che ti dico?
M: Cosa?
B: Che siamo soci. Abbasso la cività occidentale! Abbasso il capitalismo!
M: Sai, credo che questo sia l'inizio di una lunga amicizia.

(Si allontanano di spalle, sparendo nella fitta giungla).


Il nome Badombe è evidentemente un furto... spero che i congolesi non se la prenderanno.