domenica 14 settembre 2008

feticci: Vandana Shiva

Narra la leggenda che quando Vandana Shiva venne al mondo, il 5 novembre del 1952 ai piedi delle pendici himalayane, cominciò subito a parlare: le sue prime parole furono di rimprovero alla madre, che durante la gravidanza si era svegliata nel cuore della notte con una gran voglia di bere una lattina di Coca-Cola. “Questa bevanda non è autoctona!”, esclamò la neonata, “hai permesso che il latte del tuo seno ne venga contaminato, e per questo sarai maledetta per l’eternità”. Poi si rizzò in piedi e prese a camminare, e ovunque posasse i suoi piedini si materializzava un piatto di riso basmati al curry con pollo e verdure, agnello con salsa di yogurt e mandorle, lassi al pistacchio, e tè al cardamomo. “Da ora in poi ci nutriremo di questo”, comandò, e in quel momento assunse le opulente forme che da allora ha sempre conservato, in modo che tutti riconoscessero in lei Durga, la dea guerriera. Ingurgitato il tutto, la dea lasciò andare un poderoso rutto che fece tremare le pareti della casa, e quindi pronunciò la sua prima profezia: “la prossima guerra sarà per l’acqua”.

Non che la madre fosse meno rigorosa, quanto a principi: quando Vandana aveva la tenera età di tredici anni tornò a casa da scuola chiedendo di avere vestiti di nylon, come la sua ricca compagna di banco, al posto del cotone indigeno: “se davvero lo vuoi lo avrai”, rispose la madre, “ma ricorda che il tuo nylon aiuterà un uomo ricco a comprarsi una macchina più grossa, mentre il cotone che indossi ora garantirà almeno un pasto a una famiglia povera”. Non si capisce bene se per la madre fosse più importante evitare la prima opzione oppure favorire la seconda, dato che non si intravede una incompatibilità fra le due, ma è inutile dire che l’adolescente viziata rinsavì e non chiese mai più quel nylon. Se oggi c’è un miliardario in meno che scorrazza e inquina l’ambiente col suo macchinone, lo dobbiamo quindi alla lungimiranza di sua madre.

Tutta vestita di cotone (autoctono) la giovane Vandana partì per il Canada per studiare la fisica quantistica: qui apprese il principio di indeterminazione di Heisenberg, la natura intrinsecamente probabilistica della realtà, e l’importanza dell’osservatore nel determinare i risultati di un esperimento. Questo la aiutò a comprendere il falso determinismo dei modelli economici correnti. È ad esempio un trito luogo comune degli economisti che essere poveri, affamati, e privi di libertà di scelta sia una cosa che è meglio evitare. Per Vandana invece tutto è relativo all’ente dal quale dipendi per il tuo sostentamento: essere soggetti alla tirannia della natura è bene, anche in periodi di carestia, ma fare affidamento sul mercato, artificiosa e diabolica costrizione, è male. Dai suoi studi universitari la grassa dea trasse anche un’invincibile avversione nei confronti di tutto ciò che è scienza e progresso.

Ebbe una conferma di queste sue idee, ispirate anche dagli insegnamenti degli antichi Veda, quando dopo gli studi tornò alle natie terre himalayane. Narra ancora una volta la leggenda che appena tornata ebbe una visione: un uomo alto, pelato, e dall’aspetto di un grosso scimmione (sicuramente un’incarnazione del dio Hanumanji) gli apparve, e quest’uomo cantava una strana canzone:

Là dove c’era l’erba ora c’è una città
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà? ah ah ah
Eh no
non so, non so
perché continuano
a costruire
le case
e non lasciano l'erba,
non lasciano l'erba,
non lasciano l'erba,
non lasciano l'erba,
la la la la...


Colpita dal degrado della sua patria, decise di dedicare il resto della sua vita alla causa e al sostegno della povertà, unendola alla causa per la difesa della biodiversità. I poveri sono infatti una razza in via di estinzione: ce ne sono sempre meno, specie in India, e ne consegue quindi che bisogna fare tutto il possibile per preservarne il numero, se non aumentarlo. In questo Vandana Shiva dimostrava anche una notevole dose di altruismo: ella infatti povera non era e non lo era mai stata, quindi non si può dubitare del fatto che la sua lotta fosse del tutto disinteressata.

L’India è una delle regioni al mondo maggiormente colpite dalla carenza di vitamina A, che può portare alla cecità totale e alla morte, in conseguenza della dieta, scarsa in nutrienti essenziali, di molti poveri. Nel 2000 venne annunciata la messa a punto di una nuova varietà di riso geneticamente modificato che conteneva modeste quantità di beta-carotene – precursore della vitamina – il golden rice. Preoccupatissima, Vandana Shiva subito scrisse che questa nuova varietà di riso avrebbe causato seri danni alla salute delle popolazioni alle quali era destinato, provocando una gravissima epidemia di iper-vitaminosi. La grande scienziata non sapeva distinguere fra la vitamina (tossica se assunta in eccessive quantità) e il precursore della vitamina. Non appena si rese conto della cantonata, la dea riuscì a realizzare, fra lo stupore generale, una incredibile manovra di ribaltamento completo della sua precedente posizione, affermando stavolta che il golden rice era una “bufala”, in quanto la quantità di beta-carotene che si poteva assumere in tal modo era molto lontana dalla razione giornaliera raccomandata (non paga del fatto che anche tali modeste razioni potevano costituire la differenza fra la vita e la morte). Eseguì la manovra con tale abilità che nessuno dei suoi seguaci se ne accorse. Ma allora, gli venne chiesto, come si potrebbe risolvere il problema della ipovitaminosi? Stavolta alla dea borghese e cicciona venne in aiuto il fantasma di Maria Antonietta (quella delle brioches) e presa da un raptus mistico esclamò: “fegato, tuorlo d’uovo, pollo, carne, latte e burro” (raccomandati soprattutto per una popolazione, oltre che povera, in larghissima parte vegetariana).

Ma queste sono sottigliezze: in realtà la soluzione proposta aveva l’insanabile difetto di essere “biotecnologica”, quindi compiuta in violazione di ciò che la Grande Madre Terra ha già stabilito per noi dalla notte dei tempi. Di più: le biotecnologie provengono tutte dall’Occidente, quindi non sono “autoctone”. E tutti sanno che l’unico interesse degli Occidentali, da sempre, è quello di diventare ricchi sfruttando i poveri del Terzo Mondo. La dimostrazione è presto fatta: se un Occidentale ti offre soldi per fare un lavoro, tu Asiatico dovrai rifiutarli. Infatti per quanto quei soldi migliorino la tua condizione e ti permettano di comprarti da mangiare, va tenuto presente che offrendo il tuo lavoro andrai ad arricchire ancora di più l’Occidentale. In questo modo quindi il divario fra Oriente ed Occidente aumenterà, e anche se a te sembrerà di essere diventato più ricco in termini assoluti (deterministici), in termini relativi sarai invece più povero di prima. Q.E.D. (elettrodinamica quantistica).

Di più: si tratta di un approccio tutto “maschile” ai problemi dell’ambiente, mentre invece la nostra dea si batte per l“ecofemminismo” contro l’appropriazione maschilista della terra e della riproduzione. Le moderne tecnologie “stuprano” il suolo costringendolo a cicli estenuanti, mentre invece il suolo dovrebbe avere la libertà di produrre come e quando vuole: si dice che Vandana abbia anche in mente un referendum per garantire alla terra il diritto di abortire i suoi frutti, e di divorzio dall’agricoltore che non la tratti col dovuto rispetto (ad esempio nel caso in cui questi usi il vomero con eccessiva brutalità, o sia troppo veloce nell’operazione dell’aratura). In quest’ultimo caso l’agricoltore oltre ad abbandonare la terra dovrà anche impegnarsi a restituirle gli “alimenti” vita natural durante.

Si vede che anche nella società rurale indiana il pensiero maschilista è oggi predominante, perché la maggior parte degli agricoltori indiani continua a volgere le spalle alla dea e a non darle retta, andando così incontro alla loro rovina. Costoro si ostinano a non affidarsi alle ricette delle nonne e delle trisavole, e scelgono, autonomamente e criminosamente, di coltivare sementi geneticamente modificate. Non solo, ma questi mattacchioni di contadini, che non se la sentono di spaccarsi la schiena per raccogliere le erbacce e di regalare metà del loro raccolto ai parassiti, si passano tra loro le sementi OGM senza dare nemmeno un soldo alle multinazionali, così come i ragazzini occidentali si passano tra loro le copie piratate dell’ultimo sparatutto. Urgono provvedimenti. Non crederanno, i contadini indiani, di poter decidere da soli cosa è meglio per loro?

La dea ha anche il dono dell’ubiquità: se organizzate un Social Forum a Porto Alegre, una degustazione di vini locali e formaggi autoctoni a Montalcino, e un talk show televisivo sui problemi dell’ambiente a Roma, tutti nello stesso giorno, state certi che lei riuscirà ad essere presente a tutti gli eventi (eventualmente attardandosi un po’ nella degustazione). Solo una volta non riuscì ad essere presente ad un evento che la riguardava da vicino: è quando nel 2002 a Johannesburg, nel corso del Summit mondiale per lo sviluppo sostenibile, le venne conferito il “Bullshit Award for Sustaining Poverty”. Peccato, perché il trofeo era tale che avrebbe dovuto riscuotere il suo apprezzamento: una placca con montato sopra un grande stronzo di vacca, simbolo delle tecniche agricole da lei favorite.