venerdì 14 maggio 2010

truth nazi

È noto che niente è maggiormente in grado di scaldare gli animi e dare vita alle più accese discussioni, in Internet, quanto le inezie grammaticali. Uno può scrivere tutto quel che vuole, al giorno d'oggi, c'è la libertà d'espressione. Per cui si è giunti ad accettare quasi tranquillamente anche le opinioni più ignobili, purché vengano enunciate in un italiano formalmente e semanticamente corretto ("i negri che ci portano via le donne e il lavoro, io dico che bisogna fare piazza pulita", "aargh, cos'è, un anacoluto? e poi non si dice negri").

Ma che male fa, in buona sostanza, l'ignoranza della lingua? Beh, dipende. I grammar nazi sono persone abbastanza odiose, e quasi sempre più detestabili di coloro che criticano, perché distolgono l'attenzione da quello che dovrebbe essere il topic di una discussione per impuntarsi, in maniera anche dogmatica e intollerante, su cose di nessun conto, come la posizione di un accento o un apostrofo. Sembra inoltre che il livello di odio scatenato da un errore sia direttamente proporzionale alla sua insignificanza, o alla sua ambiguità.

Spesso infatti quelli che vengono indicati come errori imperdonabili neanche lo sono, se ci si prendesse la briga di controllare con attenzione. Si scrive "qual'è" o "qual è" (senza apostrofo)? Migliaia di disgraziati ogni anno vengono condannati alla morte sociale per aver usato la prima grafia. Il motivo è che si tratterebbe di un caso di troncamento della parola (come quando si dice "nel qual caso"), e non di elisione di vocale davanti a un'altra vocale ("un'altra" invece di "una altra"). Ma la stessa distinzione fra troncamento ed elisione in realtà è piuttosto fumosa. La grafia "qual" è sopravvissuta solo in casi abbastanza rari nella nostra lingua (al contrario del comunissimo "un" al posto di "uno"), il che fa sì che nell'espressione "qual è" la parola venga comunque percepita, soggettivamente, come intera ed elisa, piuttosto che troncata. Se "qual" sparisse del tutto dall'uso e sostituito ovunque da "quale", sarebbe difficile giustificare ancora la regola. In definitiva, la maggior parte delle grammatiche normative indica "qual è" come espressione da usarsi, e solo per questo motivo è giusto attenervisi, ma non per questo l'altro uso è da considerarsi un abominio.

Qualcosa di simile avviene con la regola del "sé", che perde l'accento davanti a "stesso". Perché mai? Perché, si dice, l'accento serve a risolvere le ambiguità, mentre non può esserci ambiguità possibile nel caso di "se stesso". Ma quando mai si usa l'accento solo per risolvere le ambiguità? ma chi l'ha detto? il "sé" è una cosa diversa dalla congiunzione "se", e conseguentemente una parola diversa, scritta in modo diverso, e basta. Non c'è una regola che dice che il "tè" (la bevanda) perde l'accento quando non rischia di confondersi col pronome "te", e sarebbe assurda (senza contare che nel caso di "se stesse", l'equivoco è invece possibile). Già, ma vallo a spiegare a quei puntigliosi individui, adesso.

Taccio del fatto che spesso si vorrebbero abolire certe espressioni non perché sbagliate ma perché considerate scorrette da un punto di vista etico. Qualcuno ad esempio propone di non far precedere mai un articolo davanti a un cognome, anche quando il cognome è quello di una donna. Ovvero non "Gasparri e la Carfagna", ma "Gasparri e Carfagna", semplicemente, in modo da rimediare ad un'odiosa discriminazione e a un pregiudizio nascosto fra le pieghe del linguaggio. Ne taccio perché di cose simili ho già parlato. Taccio pure del fatto che spesso queste persone ammaliate dal linguaggio sono seriamente convinte che una certa lingua sia "superiore" ad un'altra, più ricca o più espressiva, salvo il non saper indicare un'unità di misura per la ricchezza e l'espressività di una lingua (oltre l'aneddotica).

Insomma, non è mica detto che chi parla male pensa male. Detto questo, però, Nanni Moretti ha anche ragione: le parole sono importanti. Quando lo sono? Se l'ignoranza di una regoletta ortografica è cosa che può facilmente essere perdonata (e facilmente rimediabile, del resto) e se l'errore può capitare, soprattutto quando si scrive in fretta e in contesti informali (come una chat), quando invece gli errori sono troppi non si può negare che ciò faccia una brutta impressione.

Una persona che non si dà mai la briga di controllare se ha messo almeno gli spazi tra una parola e l'altra, o qualche vestigia di punteggiatura all'interno di un lungo periodo, è una persona che fa pochi sforzi per farsi comprendere, per essere facilmente leggibile da tutti. È come un sito web compilato male, oppure scritto tutto in comic sans: non c'è nulla di essenzialmente sbagliato nell'uso di un font al posto di un altro, salvo che alcuni vengono a noia molto presto, o addirittura limitano la leggibilità del testo. E $3 $(r1v373 (0$ì, pr1m4 0 p01 qµ4£(µn0 v1 m4nÐ3rà 4 ƒ4n(µ£0.

Poi c'è quel tipo di espressioni che si fanno detestare solo per il loro abuso, e denotano una certa pigrizia, una propensione alle frasi fatte, al luogo comune. Magari sono espressioni originariamente innocenti, o che al loro apparire erano pure intelligenti, ma sono come battute umoristiche che ripetute centinaia di volte non fanno più ridere: "a prescindere", "ma anche no", "piuttosto che", "nella misura in cui", "per certi versi".

Peggio di questo, c'è quel tipo di errore che è sintomo non tanto di ignoranza, ma di una reale confusione mentale. Chi non riesce a completare una semplice frase soggetto-verbo-predicato, chi sbaglia continuamente i tempi verbali, chi non sa concordare i soggetti con i verbi e gli aggettivi, beh, è qualcosa di più che poco pratico con i magici arcani della nostra lingua, e con le sue sottigliezze. È confuso, nella migliore delle ipotesi. E questo comincia ad essere un problema di sostanza, non solo di forma.

Noi censori dovremmo combattere di più per questioni di sostanza, che per inezie sugli accenti, eppure non vedo in giro molte persone che si sbattono per un italiano scritto bene, nel senso che sia comprensibile e corretto dal punto di vista dell'analisi logica. Dico di più. In realtà dovremmo indignarci per i ragionamenti sbagliati, per i sofismi che le persone lasciano scivolare con disinvoltura nei loro discorsi. Queste sono le cose che non dovremmo perdonare, e questi sono i veri pericoli per la società.

John Allen Paulos ha scritto un libro, Innumeracy, sulla piaga dell'analfabetismo numerico, nel quale denuncia appunto il fatto che esiste molta più indulgenza (e auto-indulgenza) per un'ignoranza anche grave e totale delle più elementari nozioni matematiche, che per la scarsa dimestichezza con la lingua. Nessuno vi escluderà mai da un salotto perché non sapete che il diametro di un cerchio sta circa 3,14 volte nella sua circonferenza, o che il lato e la diagonale di un quadrato sono incommensurabili. Anzi, la gente se ne compiace. "Io quando vedo un'equazione mi va in tilt il cervello, ih ih".

Ma questo è un genere d'ignoranza (e non parlo solo della matematica, ovviamente) che produce danni seri, produce Sandro Roberto Giacobbo per dirne una. Produce una cultura di professori di greco e latino che passano il tempo libero a scrivere deliranti pamphlet contro le scie chimiche. Produce persone apparentemente colte (che si vantano di essere colte e istruite, almeno), che però scrivono cose del genere.

Produce distorsioni giornalistiche che passano inosservate, come quando qualche speaker si lascia scappare che ogni giorno muoiono un milione di senzatetto nelle strade d'America, e nessuno batte ciglio non rendendosi conto di quanto sia sballata la scala (per moltissime persone, "un milione" significa semplicemente "un numero molto grande", un po' come i selvaggi dell'Amazzonia che non sanno contare oltre il due). Rimaniamo affascinati quando sentiamo dire che ogni minuto in Amazzonia vengono disboscati 4 stadi di calcio, ma non ci mettiamo mai a contare quanti stadi di calcio contiene l'Amazzonia. Ci facciamo incantare dagli abracadabra numerici, continuamente, senza mai mettere in allerta lo spirito critico.

Io ho un certo rispetto per i grammar nazi, in fondo nel loro piccolo svolgono anche loro un'opera meritoria. Solo, quando ne incontro uno, mi viene voglia di chiedergli come si calcola l'area di un trapezio, o di risolvermi una semplice equazione di secondo grado. Oppure la formula chimica del sale da cucina. Non pretendo moltissimo, credo. Ma se non lo sanno, perbacco, tornassero a scuola.

53 commenti:

  1. Per me a chi non sa "come si calcola l'area di un trapezio, o di risolvermi una semplice equazione di secondo grado o ppure la formula chimica del sale da cucina" andrebbe tolto il diritto di voto.

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  2. Noi censori dovremmo combattere di più per questioni di sostanza, che per inezie sugli accenti

    Comincio subito. Dici:

    queste persone ammaliate dal linguaggio sono seriamente convinte che una certa lingua sia "superiore" ad un'altra, più ricca o più espressiva, salvo il non saper indicare un'unità di misura per la ricchezza e l'espressività di una lingua (oltre l'aneddotica).

    Due osservazioni:

    1) Se ricordo bene (i matematici mi correggano) il fatto che per degli elementi di un insieme non esista l'unità di misura non implica che questo insieme non sia ordinabile almeno parzialmente. Sarei d'accordo con la tua critica se invece di "unità di misura" usassi il termine "criterio di valutazione".

    Seconda cosa, sarebbe interessante vedere cosa ne pensano i bilingui, della ricchezza espressiva di due lingue diverse. Io, nel mio piccolo, mi trovo molto più a mio agio con l'italiano che con lo sloveno, ma ammetto di vivere in una realtà (università, lavoro, amici, parte acquisita della famiglia) perlopiù italofona. E ti propongo anche un criterio di comparazione: il numero di bestemmie concepibili. Poi vedi se non rispetti l'italiano :-P

    Sul resto dell'articolo, ti quoto: certe regolette ammetto di essermele dimenticate e risolvo con una googlata (quando mi ricordo di preoccuparmene); dove non si scappa, invece, è l'analisi logica, che a sua volta si ricollega con la filosofia e la matematica, e qui sicuramente vale l'equazione sloppy writing = sloppy thinking.

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  3. «Taccio pure del fatto che spesso queste persone ammaliate dal linguaggio sono seriamente convinte che una certa lingua sia "superiore" ad un'altra, più ricca o più espressiva, salvo il non saper indicare un'unità di misura per la ricchezza e l'espressività di una lingua (oltre l'aneddotica).»

    E' inoltre singolare come spesso codesti individui - oltre ad adottare dogmaticamente regole del tutto erronee (e che manderebbero in bestia un Pratolini, uno Svevo, un Nievo qualsiasi) - siano spesso parimenti abbacinati da quella stramba e minoritaria schiera di arrampicatori sugli specchi che s'ostinano ad affastellare idiozie sesquipedali pur di non ammettere che la lingua italian deriva sic et simpliciter dal volgare toscano, attraverso varianti che appartengono ad un ben riconoscibile ceppo osco-umbro modificato.

    Esclusi i casi banali, è infatti accidente più unico che raro incontrare un comune locutore che sia davvero in grado di correggere grammatica, sintassi o proprietà di linguaggio scritto di un toscano, a parità d'istruzione (e non solo). Ciò premesso, "che 'ntender non lo può chi non lo prova", sono d'accordo nell'esaminare codesti soggetti non solo con domande matematiche, ma anche e soprattutto di teoria dell'argomentazione.

    Un congiuntivo sbagliato in una relazione di bilancio non inficia certo il segno e il valore assoluto del disavanzo, e un cavillo grammaticale non è certo sufficiente non dico ad invalidare, ma neppure ad adombrare la correttezza di un ferreo ragionamento consequenziale, di una argomentazione corretta o valida.

    Che sia la quantità a fare il veleno, ad esempio in casi estremi come questo, è comunque una banalità lapalissiana che non giustifica in alcun modo l'attività di questi (maleimpiegati) correttori di bozze amatoriali.

    Non dimentichiamo, inoltre, che la correzione ortografica e grammaticale è un compito talmente stupido che può essere svolto egregiamente da un ottuso calcolatore adeguatamente programmato, e non da oggi: usavo thesaurus e spell checker con WordStar e Aldus Pagemaker quando molti blogger portavano ancora il pannolone... :)

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  4. QUanta gente manda avanti questo paese col sudore della fronte senza sapere minimamente "come si calcola l'area di un trapezio, o di risolvermi una semplice equazione di secondo grado oppure la formula chimica del sale da cucina" e grazie alla quale voi potete stare qui a filosofeggiare.

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  5. Markogts, giusto, "criterio di valutazione".

    Leibniz, che noi toscani abbiamo un orecchio avvantaggiato per le questioni di lingua italiana è cosa che posso concedere, tuttavia credo che spesso ci marciamo troppo. Dante non scriveva certo come mangiava, e tra il volgare scritto da lui elaborato e la lingua parlata dal popolo corre sempre una certa distanza. Detto questo, conosco un paio di esempi di "garble", e sono effettivamente un enigma indecifrabile.

    Gli anonimi si mettano d'accordo o scelgano un nick (o leggano meglio quanto ho scritto).

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  6. dente avvelenato15 maggio 2010 12:07

    Anonimo, è proprio perché c'è tanta gente che manda avanti questo Paese senza conoscere elementi fondamentali di logica e di scienza che questo Paese si ritrova nello stato in cui si ritrova, senza ricerca, senza innovazione, senza meritocrazia, dove conta solo essere l'amico dell'amico, mentre i migliori se ne vanno all'estero.

    Più nello specifico (e lancio l'OT): imprenditori con la terza media che menano aziende e non sono in grado di leggere e tantomeno scrivere un preventivo, un progetto o un atto giudiziario, che ti arrivano in ufficio con la Mercedes (rigorosamente aziendale, loro non sanno nemmeno cosa significhi pagare un bollo) e ti trattano da paria mentre hanno disperatamente bisogno che tu gli faccia quel calcolo che loro non sanno manco da che parte cominciare, o quella traduzione di cui non capiscono nemmeno il titolo.

    Imprenditore edile, con la passione per le Lamborghini: "Ho incontrato il signor ***".
    -Interlocutrice:"Oh, quello lì... Così borioso e pieno di prosopopea!"
    -Imprenditore, dopo un attimo di smarrimento:"Eh, lo poteva dire se stava male!"

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  7. Thomas, attento a non farti leggere da Accademia dei Pedanti ;)

    Terra Nova

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  8. Il discorso sui locutori che hanno avuto la fortuna di nascere in Toscana è in effetti molto lungo e articolato, e pare difficile affrontarlo senza scomodare anche gli Etruschi per suoni come la famosa "c aspirata" (che così malamente gli allofoni invidiano e tentano grottescamente di imitare, ignorandone le regole d'uso e piazzandola ovunque a casaccio), ma anche la g molle e la sporadica comparsa di talune theta, per limitarsi agli influssi più evidenti.

    In ogni caso, trovo incredibile che esista davvero taluno (effettivamente una sparuta minoranza di linguisti veri, e parecchi portatori d'acqua) che si ostina a negare l'evidenza in modo così plateale.

    Quanto ai pedanti da web, sono enormemente più frequenti di quanti se ne incontrino nel real world: in primo luogo perché correggere errorini, imprecisioni, distrazioni, frettolosità e altra cianfrusaglia irrilevante negli scritti altrui è molto semplice, specialmente con calma, libri alla mano e molto tempo a disposizione; in secundis perché costoro probabilmente sanno che anche il più pacato arcipacifista degli interlocutori, trovandoseli tra i piedi di persona in frangenti particolarmente drammatici, non si esimerebbe dall'elargire loro il meritato (e agognato) cazzottone sui denti.

    Al di là di alcune puntualizzazioni, che a volte sono utili e benvenute, il loro ruolo è comunque sostanzialmente irrilevante e di disturbo, come lo sono tutti i formalismi vuoti - a cominciare da tanta burocrazia.


    @dente: Bravo. Quel primo paragrafo sembra uscito dalla mia taastiera. :)
    Qui sfondi un uscio aperto, ché tra gli habituée di questo blog - incluso, si parva licet magnis componere, il sottoscritto - vi sono ferventi sostenitori della necessità di una poderosa rialfabetizzazione scientifica del sistema paese, anche e soprattutto a livello andragogico.

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  9. Leibniz, scusa ma me risulta che l'origine etrusca non sia piu' la causa comunmente accettata della gorgia. Personalmente trovo piu' credibile il punto di vista, maggioritario, che la vede in relazione alle lenizioni settentrionali, come influsso culturale bolognese.

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  10. @falecius: sì, e soprattutto no.
    Seguo da tempo la questione, da puro amatore e per ovvio genius loci, ma francamente non mi convince la "nuova" spiegazione.

    Non mi spiega chiaramente, ad esempio, perché altri suoni consonantici strettamente affini ed egualmente frequenti nell'area linguistica bolognese (anche entro i medesimi lemmi, bada bene) non abbiano seguito il medesimo cammino.
    Chiedendo lumi, leggendo qui e là, pare che l'argomentazione addotta sia: l'adozione della gorgia avrebbe seguito un cammino di minima resistenza a causa di un'affinità preesistente. Ma allora si torna all'origine etrusca, o sue varianti... e il cerchio si chiude.

    So bene che questo genere di filologia rischia di diventare parecchio speculativa, ma al momento non vedo motivazioni sufficientemente forti per superare la "vecchia" spiegazione, in sostanza.

    Comunque non andiamo troppo OT o Thomas ci defenestra... :D

    Approfitto invece dell'occasione per ringraziarti di aver citato, in altra sede, l'importanza del lavoro svolto da cristiani nestoriani e altri nella Casa della Sapienza e più in generale nella complessa e biforcuta vicenda della trasmissione del sapere greco e indo-arabo. Di recente alcuni autori francesi (penso in particolare a Brague e alla sua difesa critica delle provocazioni di Gouguenheim) sono stati fantozzianamente crocefissi in sala mensa per aver osato ricordare questo e altri dettagli politicamente scorretti... ;)

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  11. Appunti sparsi:

    "tè" (la bevanda)

    Sapevo che presto o tardi il mio "tea" sarebbe ricomparso sotto mentite spoglie.


    idiozie sesquipedali

    Locuzione che ho sempre adorato.
    E sempre scordato nel momento del bisogno.


    vi sono ferventi sostenitori della necessità di una poderosa rialfabetizzazione scientifica del sistema paese

    Eccomi: dove si firma?


    soprattutto a livello andragogico

    Ecco: "andragogico" adesso me lo vado a cercare con calma... ;)

    Per quanto riguarda la gorgia, non ne ho diretta conoscenza ma una certa prof.di Filologia Romanza di residenza e ascendenza fiorentina me ne ha sempre passato l'uso come caratteristico di chi è toscano ma non fiorentino o di chi ha un basso grado di scolarizzazione.
    A voi toscanacci l'ardua sentenza.

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  12. assolutamente no! per carità, il suo uso smodato ed enfatico, tipico di certi comici di serie B, dà anche fastidio. ma non mi sembra proprio una caratteristica delle gente illetterata.

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  13. Come esempi di gorgia a "basso grado di scolarizzazione", citerei in ordine sparso il professor Giovanni Sartori (che fa lezione in fiorentino anche a New York: e lo capiscono !), il fu Giovanni Spadolini, Margherita Hack... :)

    In questi frangenti ci si trova sempre a ribadire una ovvietà lapalissiana: se un individuo - anche mediamente scolarizzato - parla fiorentino lo capiscono dall'Alpi alle piramidi, extracomunitari inclusi. Se un Camilleri, un Cossiga, un De André... parlassero in pubblico strettamente il loro dialetto natio, li capirebbero (forse) solo gli over 70 del quartiere dove sono nati.

    Ben altra cosa sono i gramelot alla Proietti-Montesano-Brignano, naturalmente.

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  14. Sulla Hack mi sento di quotare.
    Di Sartori e Spadolini però non ricordo una gorgia nemmeno poco pronunciata, semmai, per il secondo, una sorta di erre moscia.

    Comunque la Prof. in questione parlava anche di "chi è toscano ma non fiorentino".

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  15. Non mi risulta. Semmai in altre parti della Toscana, come Livorno, la c piuttosto che essere aspirata tende a scomparire del tutto, di modo che il "baco" diventa "bao", pronunciato come si scrive.

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  16. Quoto Thomas: la c aspirata è tipicamente fiorentina, altrove si ha una vera e propria elisione, dal comprensorio pratese alla zona costiera.

    D'altro canto anche la theta, la sh, la g molle compaiono con maggior frequenza proprio fuori dall'hinterland fiorentino. Tipica, ad esempio, l'espressione di stupore "Oh the?" rivolta ad un amico o conoscente che non si vedeva da tempo, con una purissima theta greca; o ancora "peshto", "codeshto" o "deshto" tipici delle zone più rurali, dall'appennino pistoiese al Mugello, all'alta Maremma.

    Il grande Spadolini era molto controllato quando parlava in pubblico: essendo un fine retore declamava lentamente e curava con maniacale attenzione la pronuncia di ogni parola. Tuttavia, non è difficile coglierlo in momenti di minor concentrazione e sentire emergere, oltre al marcato rotacismo, anche le consonanti suddette, con particolare riguardo alla g molle (una sorta di "sg", molto tipica anch'essa di talune lingue neolatine ricche di fonemi semiconsonantici).
    Lo stesso vale per il buon Sartori, ma anche per Fanfani, Montanelli e numerosi altri toscani-non-fiorentini noti al grande pubblico, che certo non rientrano in un profilo di "bassa scolarizzazione". :)

    Chi fosse ulteriormente curioso ma allergico alla tipica pedanteria di linguisti, glottologi e filologi può regalarsi e regalare l'opera omnia del Borzacchini, al secolo Marchetti Arch. Giorgio: un goliarda inveterato che, ridendo e scherzando, nei panni letterari di un austero professorone della ridanciana "Accademia dei Semi di Lino", ha raccolto la cultura orale toscana in tre interi dizionari ed innumerevoli altre pagine - spesso e volentieri citate dalla Crusca stessa e dagli studiosi veri.

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  17. @ Terranova, anch'io ho pensato ad Accademia, ma in realtà apprezzo il suo lavoro. Per due motivi: primo perché non corregge gli errori di grammatica con secondi fini, ("come puoi pretendere di avere ragione sulle scie chimiche se non sai nemmeno che qual è va senza apostrofo) e secondariamente perché, fin dal nick, si capisce che lo fa in modo bonario.

    A me fa anche comodo imparare qualcosa in questo campo, dove certamente non sono Umberto Eco.

    A proposito di "qual è", mi chiedo come sia possibile che tanta gente lo sbagli (me compreso, finché non mi riprese mia moglie una volta). Ovvero: com'è possibile che una regola grammaticale sia in così aperta contraddizione con quello che può definirsi ormai un uso quasi consolidato.

    Un altro errore tipico che noto sulla rete, ma che mi sembra più "grave" del "qual'è", è quello di dimenticarsi la "h" davanti alle coniugazioni del verbo avere. Questo in effetti crea un problema di leggibilità, perché la frase "io o un telefonino" sa più di alternativa che di possesso.

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  18. Ohe, voi due!
    Ambasciator non porta pena!

    Semmai, da buon somaro, potrei anche aver ri-portato il concetto espresso dalla fanciulla in questione in termini impropri.

    Ad ogni modo, cedo le armi e mi ritiro a manducar la biada della sera.

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  19. @marko:
    "qual è" io lo sbaglio spesso tuttora, nonostante anche la mia metà mi abbia ripreso più volte.
    Fa parte di quel bagaglio di acquisizioni ormai consolidate di cui è difficile sbarazzarsi.
    Ma lo considero davvero un peccato veniale.

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  20. @ Marko:
    Certo, l'ho nominato scherzosamente, chiunque si autodefinisca "pedante" ha tutta la mia simpatia... se la memoria non mi inganna, poi, mi sembra di ricordare un suo discorso, nelle pieghe dei commenti sul Disinformatico, sulla lingua etrusca e altre amenità filologiche... è d'uopo condurlo qui, presto!

    Terra Nova

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  21. Piuttosto (piccolo OT), Thomas, confessa, sei TU l'autore di siffatto articolo (tu, o il Duca Carraronan):

    http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/L%27influenza_dei_coniglietti_nella_teoria_economica

    Non mentire, c'è la tua foto a metà pagina XD

    Terra Nova kawai *_*

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  22. Non ho il piacere di conoscere il signor Accademia che quindi non deve assolutamente sentirsi coinvolto (il che poi significa devo ricominciare a frequentare con maggiore assiduità il blog di Attivissimo). Le correzioni garbate, però, fanno sempre piacere, non è certo quello a dare fastidio.

    Sulla lingua etrusca, tempo fa avevo cominciato un libro (mai finito) dove si sosteneva che la misteriosa lingua etrusca altro non era che una variante arcaica del moderno ungherese. Lo cito perché anche in quel libro veniva menzionata la gorgia toscana quale indizio a conferma della tesi, ma non ricordo i dettagli (non so se gli ungheresi aspirano anche loro). In tal caso la gorgia non sarebbe il residuo di un sostrato autoctono, come vuole la teoria classica, ma un superstrato, ovvero la conseguenza di un'invasione (la tesi è del prof. Mario Alinei).

    Ci tengo a sottolineare che considero da sempre i vostri commenti un valore aggiunto al mio blog, spesso e volentieri più interessanti del post stesso, quindi continuate pure...

    Terranova: LOL (eh, no, non sono io l'autore)

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  23. Le tesi del Prof. Alinei sono, a mio avviso, stimolanti per la loro generale bizzarria.
    In generale credo che pochissimi linguisti le accettino, ma a differenza di altri studiosi eccentrici (penso al tuo post di qualche tempo fa sui "secoli mancanti") Alinei, che io sappia, ha sempre utilizzato argomenti seri. Nel caso specifico dell'ungherese, tuttavia, l'immigrazione magiara in Ungheria e' un fenomeno storicamente documentato e databile, avvenuto in epoche relativamente recenti.
    Alinei trova incredibile che in cosi' poco tempo la lingua dell'attuale Ungheria sia cambiata cosi' tanto, e percio' vorrebbe retrodatarne la presenza: cosi' come tenta di dimostrare che le lingue neolatine erano parlate in Spagna e in parte della Francia prima della conquista romana.
    Tutto cio' e molto interessante, ma nel complesso non mi convince. Possibile che TUTTA la documentazione preromana venisse da acroletti non "italidi" e che TUTTA la documentazione dell'attuale Ungheria fosse in lingue diverse da quella parlata dalla maggior parte della popolazione?
    In effetti e' possibile, considerato che per un periodo di circa cinque secoli la Siria, una regione di lingua aramaica, non ci ha lasciato praticamente nessun documento in questa lingua, che pure sappiamo con certezza parlata dalla stragrande maggioranza dei suoi abitanti. E questo in un'epoca in cui la Siria era un centro culturale di grande importanza.
    Pero' mi sembra relativamente improbabile negli altri casi. (perche' scrivere in una lingua diversa dalla propria, quando si e' agli inizi della creazione di una tradizione scritta?).

    Che io sappia, la lingua ungherese non possiede aspirazioni di nessun tipo, ma potrei sbagliarmi; esiste un suono simile alla h inglese ma non scommeterei sulla possibilita' di legarlo alla gorgia.

    Leibnitz: non so nulla di Brague e di Gougenheim, ma che i cristiani avessero un ruolo significativo nella trasmissione del sapere greco in arabo e' per quanto mi riguarda fatto notorio ed assodato, oltre che, in effetti, anche logico: chi altri avrebbe dovuto sapere il greco? Le stesse fonti arabo-musulmane ne parlano molto tranquillamente.
    Il politicamente corretto? Magis amica veritas, spiacente.

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  24. @falecius: il fatto è in effetti arcinoto e assodato per gli studiosi, e spesso compare come notarella a piè di pagina perfino quando in tutt'altri contesti si parla innocentemente di algoritmi, Al-Khwārizmī (oh, che a nessuno venga in mente di pedanteggiare su questa translitterazione: ho telematicamente ucciso per molto meno), Liber Abaci, Fibonacci e abacisti medievali vari.

    Gli è che noialtri poveri profani, fuori dalle eburnee torri merlate dell'accademia, siamo costretti a combattere un'impari lotta contro gli intellettuali organici in servizio permanente effettivo che presidiano le ridotte del culturame colto, dei giornaloni e dei media. Costoro, ideologicamente impregnati d'odio di sè antioccidentale tanto quanto di ottusa correttezza politica, vanno ad ogni passo ingigantendo i contributi di qualunque forma di vita non occidentale, pur di asserire la madre di tutte le idiozie: ovvero che le secolari conquiste intellettuali dell'Occidente civilizzato vengono da qualsiasi altro luogo, tranne che da Occidente. Dunque, nei deliri onirici di costoro, nel migliore dei casi tali conquiste sono un accidente, non un merito, e testimoniano l'esistenza di un colossale ed inesausto debito nei confronti degli "altri".

    Orbene, questa è decisamente una stronzata di proporzioni astronomiche, nel senso acutamente evidenziato da Harry G. Frankfurt.

    In questo contesto diventa veramente difficile parlare un linguaggio di verità, per non dire del diuturno spreco di energie (destinabili senz'altro a migliori cause) nel demolire questo muro di pregiudizi e ottusità, lottando strenuamente per far passare concetti e acquisizioni che per qualsiasi studioso in materia sono quantomeno banali e scontati.

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  25. Leibniz: che poi, sostenere che i nestoriani del nono secolo in Iraq fossero "Occidente" mi sembra quantomeno una affermazione aperta al dibattito (ma allora sono "occidente" anche le societa' islamiche, cosa di cui sono abbastanza convinto).

    La traslitterazione e' correttissima. ;)

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  26. Personalmente nutro pochi dubbi sul fatto che l'intera vicenda storica della "Casa" di Al Mamun, figlio di quel "mitico" Al Rashid protagonista delle "Arabian Nights", sia integrata a pieno titolo nel contesto Occidentale: non meno della successiva diaspora degli intellettuali - sotto la pressione turca - da Bisanzio all'Europa centrale, la via meno nota attraverso la quale sono giunti a noi (rectius, a Marsilio Ficino e soci) moltissimi manoscritti in greco.

    Riguardo alla Casa, al di là della sua concreta funzionalità al mu’tazilismo e ad altre dottrine sostenute dai califfi, le mie considerazioni sono suffragate dal tipo di saperi che lì venivano principalmente tradotti e sviluppati: dall'astronomia pratica alla medicina, dal calcolo attuariale alla farmacopea. In sostanza, saperi funzionali al viaggio, allo scambio commerciale, alla stretta interazione col mondo Mediterraneo e oltre.

    Semmai, come molti sostengono, è dopo la condanna di Averroé (probabilmente inteso come periodo di riferimento, più che come singolo evento) che quel mondo ha iniziato ad allontanarsi sempre più dall'Occidente come siamo soliti intenderlo.

    È certamente falso e tendenzioso affermare che l'Occidente, nel senso appena richiamato, nulla o quasi debba al "vicino" e "lontano" oriente in generale, con particolare riguardo al crocevia etnoculturale della civiltà islamica medievale. Non foss'altro che per l'introduzione del sistema decimale posizionale di origine indiana !

    È però parimenti un falso ideologico inaccettabile voler ingigantire oltre misura il peso di quei contributi, quando invece ben se ne conoscono i limiti in quantità, qualità ed estensione temporale ed anche la genesi culturale.

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  27. Leibniz, prima di tutto sarebbe da definire "occidente".
    Per me, "occidente" puo' essere diverse cose, definite in modo orrendamente grossolano:
    a) "Occidente allargato", e' tutto il mondo che sta tra "Gerusalemme ed Atene" cioe' la cui cultura dominante attinge all'eredita' del pensiero greco ed ellenistico e del monoteismo di orgine ebraica.
    In questo senso, il mondo musulmano ne fa parte a pieno titolo.
    b)"Cristianita'"
    c) "Occidente latino" e' grosso modo l'area linguistica latina dell'Impero Romano, con le sue estensioni germaniche e poi slave. Quella che nel Medio Evo era l'area cattolica, con i suoi eredi cattolici e protestanti e le sue estensioni geografiche (sarebbe interessante chiedersi se ne facciano parte posti come Flores o Timor Est).
    d) "Occidente moderno" e' l'universo culturale che nasce, direi nel Seicento, con la formazione dello Stato moderno, la Rivoluzione scientifica e l'espansione coloniale, che si consolida nell'eta' delle rivoluzioni e che nell'Ottocento arriva ad un dominio planetario, sia politico che culturale, che oggi sta probabilmente finendo (non senza lasciare molte cose dietro di se').

    Sul resto sono abbastanza d'accordo.
    Mi fermo che sto andando orrendamente OT.

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  28. Ah, si', sulla condanna di Averroe'. Il discorso sarebbe lungo e complesso. Diciamo che secondo me una certa integrazione ha funzionato anche oltre, sebbene magari in ambiti diversi da quello filosofico.
    Il punto e' che l'Occidente latino, al tempo di Averroe', non era centro. Non lo era nemmeno la Spagna musulmana, se e' per questo, ma il mondo musulmano nel suo insieme ancora si', per poco.
    Comunque la condanna di Averroe', simbolica di sicuro, fu poi ritirata. (Mentre Abelardo...)
    Certamente il mondo musulmano ha seguito altre strade, a partire da un certo momento, ma nemmeno cosi' lontane dalle "nostre", in certi casi. (penso soprattutto alla Persia del Seicento)

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  29. Scusatemi se interrompo questo dottissimo confronto di opinioni ma devo porre un drammatico quesito.

    Chi accidenti è Sandro Giacobbo?

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  30. Vuoi dire che d'ora in poi Giacobbo presenterà Voyager cantando?

    Si, questo sarebbe veramente mostruoso!

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  31. Solo, quando ne incontro uno, mi viene voglia di chiedergli come si calcola l'area di un trapezio, o di risolvermi una semplice equazione di secondo grado. Oppure la formula chimica del sale da cucina. Non pretendo moltissimo, credo. Ma se non lo sanno, perbacco, tornassero a scuola.

    Non so se sono un grammar nazi, forse sì. Odio i "pò", odio le virgole dopo il soggetto, e ovviamente odio le k messe a caso. A volte faccio anche notare gli errori, ma non è così frequente, visto che in effetti più che ringraziamenti si beccano pernacchie.

    Però... trapezio: base maggiore più base minore per altezza diviso due; equazione di secondo grado: -b più o meno radice quadrata di b^2-4ac tutto fratto 2a; sale da cucina: cloruro di sodio NaCl (questa era facile, per un biologo :-))

    In fin dei conti odio anche chi si vanta di non sapere un tubo di matematica e di "avere il cervello in tilt" davanti ad un'equazione, come fosse una cosa bella.

    vi sono ferventi sostenitori della necessità di una poderosa rialfabetizzazione scientifica del sistema paese

    Sono pronto a firmare anche io

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  32. >> Chi accidenti è Sandro Giacobbo?
    > un mostruoso ibrido

    Oddio... la sua hit "top of the pop" era per caso "Gli occhi verdi del teschio di cristallo"?


    @Giuliano: hai messo il dito su una piaga. La innumeracy, per dirla con J. A. Paulos, cioè l'incapacità di far di conto anche in situazioni da scuola media, è realmente oggetto di vanto in taluni ambienti radical-chic legati al mondo dell'arte, del teatro, della letteratura. Triste conseguenza del cosiddetto problema delle "due culture", la cui origine (almeno come epifenomeno di una dicotomia filosofica più complessa e plurisecolare) può farsi risalire al Romanticismo.
    Gli individui ai quali implicitamente fai riferimento sembrano aver studiato tutti un medesimo triste e trito libello di battute pronte, tra le quali spicca l'arcinoto aforisma di Goethe (buono, quello...) "I
    matematici sono come i francesi: quando gli dici qualcosa lo traducono nella loro lingua, e
    subito suona incomprensibile", peraltro uno dei meno offensivi.

    In Italia, a maggior detrimento, abbiamo anche avuto la contrapposizione che vedeva da un lato Benedetto Croce, Giovanni Gentile ed i loro collaboratori della rivista “La Critica” (purtroppo risultati in qualche modo "vincitori", nel senso che hanno saputo influenzare pesantissimamente l'intero sistema scolastico per decenni); dall'altro il matematico e filosofo Federigo Enriques, matematici come suo cognato Guido Castelnuovo, Vito Volterra, Francesco Severi, Tullio Levi-Civita (padri nobili della matematica e fisica italiane) e gli altri loro colleghi della rivista “Scientia”.
    La storia è lunga, interessante e sfaccettata, anche se poco edificante per le sue conseguenze, che paghiamo ancor oggi. Malvolentieri, mi fermo qui.

    Tutto ciò appare doppiamente più grave e provinciale nel momento in cui, con l'ottimo falecius, si sta allegramente parlando di un periodo di sostanziale unità dei saperi, corrispondente alla incubazione e nascita delle primissime università.

    Dante, per tornare sempre ai soliti esempi, sapeva tutto quel che c'era da sapere ai suoi tempi, le arti del trivio e del quadrivio... con buona pace dei dicotomici delle "due culture" e degli iperspecialisti contemporanei.


    @falecius: ho scientemente rinunciato fin qui a fornire una definizione cultural-geografica dell'Occidente, affidandomi all'intuito degli interlocutori, che di solito ruota attorno alla definizione dell'Occidente imperiale greco-romano.

    Il baricentro culturale, economico, anche civile e geografico del mondo occidentale ha tracciato nei secoli un luogo geometrico difficilmente descrivibile in forma chiusa, concisa.

    Tuttavia, quel che più ci interessa in questa amichevole chiacchierata è che le vicende storiche hanno portato ad una successione dinamica di inclusioni ed esclusioni di terre e di interi popoli, come sembra mostrare la complessa vicenda dell'Islam (e sono sostanzialmente d'accordo sul parallelismo dei percorsi, in particolare sulla Persia), anche attraverso una serie di scontri e mutue influenze.

    Meccanismi rigidi di enclave come quello degli ebrei spagnoli in Turchia, m'insegni, sono più unici che rari: la normalità storica appare invece densa di contaminazioni, assorbimenti, assimilazioni ed altri meccanismi di equilibrio tipici della complessità.

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  33. Leibniz: perfettamente d'accordo.
    E' quello che i "culturalisti" di entrambi i campi, ossia quello, accademicamente ora piu' forte, che svaluta ogni apporto "occidentale" e quello, piu' forte invece nel dibattito pubblico mainstream, che vede solo "l'Occidente", non colgono.

    Sulle "due culture" io ho avuto la fortuna rara di evitarne lo scontro, tranne che in una breve fase della mia adolescenza, anche se confesso con scarsissimo orgoglio che oggi non saprei risolvere un'equazione di secondo grado (ma l'area del trapezio si', e' ancora alla mia portata).
    Quel che mi ha "salvato" e' stata probabilmente la passione per la fantascienza.
    Lo stesso Goethe comunque si dilettava con una certa competenza di chimica e botanica.

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  34. Io, normalmente ignorante come una capra (per cui non mi avventuro su disquisizione su Occidente/Oriente), ho avuto come genitori un ingegnere e una maestra, per cui, se non sapessi l'area di un trapezio o sbagliassi un congiuntivo, probabilmente, alla veneranda età di anni 36, mi prenderei ancora qualche (metaforica? Spero di sì) "papagna" dietro alle orecchie.

    La controindicazione deriva dal fatto che provo un irrefrenabile impulso atavico a correggere gli errori mentre qualcuno mi parla, cosa che fa andare in bestia la Dolce Metà e che mi procura qualche imbarazzo sul lavoro, tipo aver corretto un assessore in mezzo ad una riunione infuocata per una questione di parcheggi il quale aveva esordito con un "se ci avrebbero spiegato prima", c'è mancato davvero poco che il responsabile dello sviluppo svenisse lì, in quel momento.

    Un ultima considerazione: non chiedetemi la fonte, ma da qualche parte ho letto che la prima iscrizione in "volgare" riconosciuta sia su una colonna/affresco la quale recita "Traite, traite fili de puta". Mi ha sempre fatto molto ridere, anche perchè, secondo il mio modesto parere, incarna appieno lo spirito nazionale.

    Cordialità

    Attila

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  35. Ovviamente, nella prima parentesi del precedente commento la frase corretta è "non mi avventuro in disquisizioni su...". Ehm, diciamo che la tastiera ha partorito un piccolo disconoscibile dalla legge italiana.

    Rinnovo (arrossendo visibilmente) le cordialità

    Attila

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  36. @markogts:
    Seconda cosa, sarebbe interessante vedere cosa ne pensano i bilingui, della ricchezza espressiva di due lingue diverse.

    Non sono propriamente bilingue, ma nelle mie lingue di lavoro (italiano/inglese/tedesco) non ho notato pesanti differenze di ricchezza espressiva, forse perché si tratta di lingue dello stesso ceppo indoeuropeo, o forse perché la ricchezza espressiva dipende più dal contenuto di quel che dobbiamo esprimere che dalla particolare lingua adoperata.
    L'inglese, che io sappia, è più ricco di radici uniche, ma l'italiano compensa con le perifrasi e il tedesco con i prefissi e le parole composte (da cui le famigerate parole da 30 e passa caratteri, che però sono facilmente scomponibili come mobili IKEA).
    Poi ogni lingua ha le sue piccole ambiguità, ma mi sembrano equamente distribuite fra le varie lingue.

    @Leibniz Reloaded:
    Esclusi i casi banali, è infatti accidente più unico che raro incontrare un comune locutore che sia davvero in grado di correggere grammatica, sintassi o proprietà di linguaggio scritto di un toscano, a parità d'istruzione (e non solo).

    È anche accidente più unico che raro incontrare un toscano che sappia quali parole/espressioni/sfumature di pronuncia siano ancora utilizzate nel resto d'Italia e quali rimangano honfinate hostì da vvoi, maremma buhaiola :-)

    Qui sfondi un uscio aperto,

    Appunto: si dice "porta" :-)

    ché tra gli habituée di questo blog - incluso, si parva licet magnis componere, il sottoscritto - vi sono ferventi sostenitori della necessità di una poderosa rialfabetizzazione scientifica del sistema paese, anche e soprattutto a livello andragogico.

    Dove bisogna firmare? :-D

    Anche se non credo molto alla "gerontogogia", ma mi accontenterei che si cominciasse dai cciofani.

    @Giuliano:
    Non so se sono un grammar nazi, forse sì. Odio i "pò", odio le virgole dopo il soggetto, e ovviamente odio le k messe a caso.

    Finké è per risparmiare caratteri in un msg senza ke vada a scapito della leggibilità, posso anke accettarlo.
    Qnd invc è trpp sintetiko k nn si capsc nll o le k sono kollokate alla kazzo tanto per fare il fiko (magari in una mail dove non c'è necessità di risparmiare byte) mi altero assai e scateno la mia indole pennarossista.

    @Thomas Morton:
    Complimenti anche questa volta per il post, anch'esso abbastanza pinkeriano. Appena mi imbatto in Accademia dei pedanti, lo dirotto qui.

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  37. Gnamo Turz, abbozzala hon codeste bischerae e confessa pubblihamente che sugli scaffali della tu' libreria in bella vista c'enno non solo Dante Petrarca Boccaccio e l'Aretino Pietro, Malaparte e Pratolini e Prezzolini e Tobino, ma anche toscanità da veri intenditori: Bilenchi, Filasto', Noferi, Piero Santi, Tommaso Urso e il toscanissimo d'adozione Sergio Saviane... e anco tutte l'annate der Vernaholiere, boiadé! :-)

    Comunque gliè tutta 'nvidia, perché noi si po' fare icché ci pare con l'italiano! :-D

    A proposito, grazie alla decantata "evoluzione" (o meglio involuzione) della lingua italiana, siamo rimasti praticamente gli unici a saper usare appropriatamente la terna questo, codesto e quello.

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  38. @markogts:
    Ovvero: com'è possibile che una regola grammaticale sia in così aperta contraddizione con quello che può definirsi ormai un uso quasi consolidato.

    Pinker ti risponderebbe (se l'ho capito) che non è una regola cablata nel nostro cervello perché non è necessaria alla comunicazione.

    @Leibniz Reloaded:
    Bilenchi, Filasto', Noferi, Piero Santi, Tommaso Urso e il toscanissimo d'adozione Sergio Saviane... e anco tutte l'annate der Vernaholiere, boiadé! :-)

    Tutte l'annate der Vernaoliere di siuro! Gli altri hi l'ha sciorti? 'Un l'ho sentithi neanche nomina'.
    (Scusa per gli eventuali errori, ma ho solo il TOTFL, Test Of Tuscan as a Foreign Language).

    A proposito, grazie alla decantata "evoluzione" (o meglio involuzione) della lingua italiana, siamo rimasti praticamente gli unici a saper usare appropriatamente la terna questo, codesto e quello.

    Capisco e mi dispiace, però le lingue cambiano e bisogna adeguarsi. Thou shalt update thy grammar, come dico a chi parla troppo aulico :-)
    Tra l'altro in codesta regione vi è anche la più alta concentrazione di persone che non sanno usare la seconda persona singolare al nominativo ("tu").

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  39. Pur continuando a non prendersi sul serio, forse qui si sfiora un argomento culturalmente importante con il tema della neofilia linguistica e relativi eccessi.

    Io ritengo che si debba essere particolarmente cauti nell'asserire che "le lingue cambiano". Naturalmente esistono i cambiamenti linguistici, ma in generale sono movimenti lenti, su periodi quasi geologici: inoltre, dipendendo da un coacervo di fattori che prevedono anche l'autoreferenziale accettazione dei locutori (almeno di una qualificata e significativa minoranza) tali "cambiamenti" non sono in alcun modo ineluttabili. Anzi, si possono e si devono combattere, quando ne valga la pena.

    Il linguaggio è decisamente troppo importante per lasciarlo nelle mani di pochi soloni o dell'oclocrazia sgangherata: e qui non sono in gioco solamente istanze (seppure importantissime) di conservazione pseudodialettale, che nel caso della toscana sono comunque strettamente intrecciate col sano conservatorismo linguistico nazionale.

    Il discorso sarebbe davvero sterminato, da Wittgenstein in poi, e coinvolge la filosofia del linguaggio, il cognitivismo ma anche aspetti artistici in senso lato, non quantificabili con rigore.

    Senza entrare nel campo del "mentalese", è il linguaggio che veicola il pensiero, come minimo... per principio non sembra materia sulla quale intervenire superficialmente, con troppe regole imposte e soggette a frequenti cambiamenti.

    Inoltre - non occorre ribadirlo! - vezzi, stilemi e scelte stilistiche non vanno comunque confusi con errori e strafalcioni. Violare scientemente certe regole serve vieppiù a ridicolizzarle, ed è una forma di protesta poetica che rientra nella sfera della goliardia.

    Abbiamo già accennato a simili questioni in passato, nei commenti su questo medesimo blog ai post "parole" e "Humpty Dumpty...". Discorso sempre interessante, sebbene di estensione forse eccessiva per il blog.

    Quanto agli errori regionali commessi dal volgo (e non solo) quando tenta di parlare italiano, l'elenco è ovviamente non vuoto anche in toscana, seppure ridicolmente inconsistente rispetto alle altre regioni, anche confinanti. Una comoda tassonomia è presente nella seconda parte di "Per difesa e per amore" di Gian Luigi Beccaria.

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  40. @Leibniz Reloaded:
    "Per difesa e per amore" di Gian Luigi Beccaria.
    Grazie della segnalazione! Mo' me lo segno.

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  41. Visto che Leibniz ritira fuori quel post, Thomas, quando ci dici la tua sull'ebraico moderno (lo so, non vale, detto da me) e soprattutto sull'esperanto?

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  42. Falecius, sull'ebraico non credo proprio, specialmente non di fronte a te. e anche l'esperanto ha le sue insidie

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  43. il signor Accademia dei Pedanti, mi accorgo ora, mi ha liquidato con una certo sussiego. the question is: flame or not flame? :)

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  44. @ Thomas:
    no, credo Accademia abbia solo frainteso e abbia dato una risposta un po' piccata, ma Turz e Marko hanno chiarito, vedi il suo ultimo commento in proposito (il 381 del thread omeopatico).

    E comunque, quel video è spettacolare ^^

    Terra Nova devo decidermi a farmi un account blogger

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  45. Oh, ma va benissimo così. Non voglio certo costringerlo a confrontarsi su tale argomento. Mi pare non sia stata colta una certa ironia nell'uso di un'espressione peraltro già in uso (come si poteva evincere dal link), ma non mi metto davvero a litigare per così poco.

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  46. Sull'ebraico moderno, se del caso, interverrò tra qualche tempo, dal momento che ho ricominciato a studiarlo con una certa assiduità... tempo permettendo. :-)

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  47. Complimenti per per il post, molto arguto.

    Io credo che la vera cosa deprecabile non siano gli errori (ci sono sempre stati e sempre ci saranno, e l'avranno vinta loro, non i libri di grammatica; il mutamento linguistico procede dagli errori, nuove lingue nascono dalla libera interpretazione della lingua madre), ma il fatto che conoscere la lingua e conoscerla bene arricchisce le capacità espressive di una persona. Il congiuntivo, tanto per dire, non è indispensabile. Molte lingue non lo hanno e si sporavvive senza problemi. E' indubbio però che rappresenti un arricchimento, perchè può, con un uso consapevole, dare sfumature al messaggio.

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  48. il mutamento linguistico procede dagli errori, nuove lingue nascono dalla libera interpretazione della lingua madre

    Spero solo di morire prima che "out out" diventi un accettato sostituto dell'"aut aut" :-)

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  49. abbasso un pelo il livello della discussione dicendo che forse i grammar nazi saranno talvolta esagerati ma lo fanno con buoni propositi, altrimenti ci si ritrova tutti così:
    http://facebookkini.blogspot.com/

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  50. @Anonimo

    perchè non li castriamo... per non sapere la formula chimica del sale da cucina

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  51. Io sono nazi, ma con mie convinzioni.

    Per esempio, sostengo il "qual'è".

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  52. "Ci facciamo incantare dagli abracadabra numerici, continuamente, senza mai mettere in allerta lo spirito critico."

    Da vedere!
    http://video.libero.it/app/play?id=95f374d410ebc64c07b28a251ea26e59

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