lunedì 3 maggio 2010

l'albero di maggio

Tutti conoscono l'albero della cuccagna come un innocente gioco popolare, dove vari oggetti (magari prosciutti e generi alimentari) vengono legati in cima a un palo insaponato, e che i concorrenti devono cercare di raggiungere arrampicandosi. Si tratta però di una tradizione molto antica, e ricca di significati.

Quella di "piantare il maggio" era una tradizione antica e diffusa in tutta Europa: c'era l'uso, la notte fra l'ultimo giorno di aprile e il primo di maggio, che i giovani della comunità piantassero rami, mazzi di fiori, giovani alberi nelle piazze dei villaggi o davanti alle case, e in particolare davanti alla porta o alla finestra della fanciulla alla quale si voleva rendere omaggio. […]. Quello del primo maggio era un rito di fecondità legato al risveglio della natura e al ricordo di antichi culti degli alberi. È alle evoluzioni di questa tradizione che dobbiamo sia la pratica di piantare l'albero della libertà, invalsa nella rivoluzione francese e nelle vicende politiche che comunque ad essa si rifacevano, sia l'attuale festa del Primo maggio. (Ottavia Niccoli, Storie di ogni giorno in una città del Seicento, Laterza, p. 67).

La versione ufficiale sulle origini del Primo maggio racconta in realtà un'altra storia, più direttamente legata alle rivendicazioni operaie, ma non è detto che le due versioni siano incompatibili fra loro, e cioè che la data del primo maggio non sia stata scelta anche in modo da sovrapporla ad un'altra festività precedente, come abbiamo visto di nobile tradizione.

Il maggio, il delicato omaggio floreale rivolte alle fanciulle, poteva però avere anche risvolti più grotteschi: nel libro della Niccoli si racconta di come i maggi talvolta si caricassero di contenuti goliardici, se non apertamente diffamatori nei confronti di ragazze prese di mira per vari motivi. È il caso ad esempio di una fanciulla del bolognese, che trovò nel suo portico un palo al quale erano stati legati oggetti di significato sessuale per allora inequivocabile: fichi, un membro virile fatto di carta, una bambola ("putta") di stracci. Il presunto colpevole dello scherzo, che aveva rivolto alla ragazza attenzioni non gradite e voleva così punirla, venne indicato nel rettore della parrocchia (certe cose non cambiano mai). A volte erano anche il pretesto per varie risse e scazzottate.

Proprio nel corso del Seicento, però, la Chiesa cominciò a sottoporre a severa disciplina questa e altre occasioni di festività. Inizialmente si cercò di trasformare in senso più pudico e religioso il significato di certi riti, ad esempio facendo sì che l'omaggio fosse rivolto non ad una fanciulla terrena, ma alla vergine Maria, dando così origine alle varie festività mariane del mese di maggio. Persino i "fioretti", le piccole rinunce da offrire alla Madonna, sono un'usanza che nasce nel Settecento come ulteriore evoluzione del rito. Ma in alcune località, come a Bologna, la festa finì per essere abolita del tutto, prendendo a pretesto i vari disordini e baruffe che ne scaturivano. In realtà, oltre a motivi di ordine spirituale, dietro il fastidio provocato dalla festa c'era anche la politica, avendo spesso la festa del maggio un significato civile, cioè legato al potere locale in opposizione a quello ecclesiastico.

Questo in Italia, e per quanto riguarda la chiesa cattolica. In Europa, la tradizione del Maibaum sopravvive nell'Europa settentrionale e dell'Est, dove i pali vengono collocati all'ingresso della città, a volte con la rappresentazione stilizzata dei prodotti tipici del luogo. Il suo potenziale eversivo comunque non è mai stato del tutto dimenticato. Basterebbe pensare al film horror inglese "The Wicker Man", del 1973. Nel film un poliziotto giunge su un'isola per indagare sulla scomparsa di una ragazza. Qui scopre che tutti gli abitanti dell'isola sono adepti di una strana religione che venera il sole, e che soprattutto ha al suo centro riti orgiastici di fertilità. Il poliziotto sospetta che la ragazza scomparsa stia per essere sacrificata, ma alla fine scopre che è stato attirato sull'isola con l'inganno, e che la vittima sacrificale è proprio lui. In una delle scene più suggestive del film (ce ne sono molte), i ragazzi dell'isola ballano intorno a un Maypole, mentre cantano una canzoncina che ne evidenzia il simbolismo fallico.

Ma in America il Maypole fu invece al centro di un celebre episodio storico, stavolta realmente avvenuto. Mi piace raccontarlo, anche perché è quello da cui traggono origine sia il mio nick che il nome che ho dato a questo blog. Thomas Morton (1579-1647) fu un colonialista americano, che separandosi dai Puritani fondò nel 1626 in Massachussetts la colonia di Merrymount , improntata a un progetto sociale utopistico e per i tempi piuttosto libertario. Composta da soli uomini liberi (Morton era fortemente contrario alla schavitù), la colonia prevedeva un certo grado d'integrazione e di collaborazione con i nativi, fatto questo che da solo giustificava i sospetti in ambito puritano. Ma soprattutto, la sua religiosità, pur se cristiana, accoglieva vari elementi paganeggianti e arcaizzanti, comprendenti il gioioso culto della natura e abitudini un po' libertine.

La pietra dello scandalo fu proprio l'erezione, nel 1628, di un Maypole intorno al quale, scrisse orripilato il reverendo Bradford nella sua storia della piantagione di Plymouth, i coloni si misero a danzare e bere per vari giorni, invitando le donne indiane ad unirsi a loro, e cantando odi alla madre di Cupido e altre divinità classiche, come in un moderno Baccanale (che la festa fosse anche un'occasione, per i coloni, di cercare moglie fra i nativi non è una cosa di cui venisse fatto troppo mistero, del resto). In realtà non erano alieni nemmeno motivi economici dall'ostilità dei Puritani, vista la prosperità della colonia di Merrymount che, grazie ai commerci di pelle con gli Indiani, minacciava il monopolio della colonia di Plymouth.

Comunque i Puritani decisero che era troppo, irruppero con le loro milizie nella colonia (incontrando poca resistenza, forse a causa dei fumi dell'alcol), abbatterono l'albero, e catturarono Thomas Morton, che venne prima messo alla gogna, e poi esiliato su un'isoletta a morire di fame (se non fosse stato per l'aiuto offerto, ancora, dai nativi). Appena riconquistò un po' di forze riuscì a fuggire in Inghilterra. Tornato in America dopo un anno, venne arrestato nuovamente e riesiliato in Inghilterra, sopravvivendo a malapena al trattamento inflitto durante il viaggio. In Inghilterra Morton, grazie anche all'appoggio del re Carlo I che non aveva grande simpatia per i Puritani, divenne molto famoso come campione delle libertà contro i regimi coloniali e il genocidio degli indiani, e pubblicò il libro New English Canaan, dove narrava le sue avventure, la storia della colonia di Merrymount, e i principi cui era ispirata.

La guerra civile voltò nuovamente i favori della fortuna contro di lui, che, tornato in America e imprigionato una terza volta, finì poi i suoi giorni nel Maine. Ma l'episodio del Maypole è in tutti questi anni rimasto come una delle cicatrici profonde nella storia dell'America, una sorta di mito, come i processi alle streghe di Salem, o la storia della principessa Pocahontas. Venne raccontato da Nathaniel Hawthorne (The Maypole of Merrymount), dal poeta William Carlos Williams (In the American grain), e svolge un certo ruolo anche nel libro di Philip Roth L'animale morente.

Così, tanto per ricordare che in America non ci sono stati solo Buffali Bill e generali Custer.