giovedì 7 gennaio 2010

come ho imparato ad amare l'entropia e vivere felice


Che uno sia preoccupato per l'impatto delle attività produttive dell'uomo sul pianeta e per il possibile esaurimento delle risorse lo posso capire, e anzi è cosa buona e giusta. Che uno vada cianciando di secondo principio della termodinamica per dimostrare che il capitalismo è un sistema economico insostenibile, come mi è capitato di vedere di recente in una discussione su un certo social network, invece mi fa un po' arrabbiare, perché è la più classica delle supercazzole. Un po' come dire che quello nascosto nell'armadio potrebbe anche non essere un amante, perché in fondo, come ha scoperto Einstein, tutto è relativo.

I fautori della decrescita, ovvero coloro che credono che il vero miglioramento delle condizioni di vita deve essere ottenuto attraverso la diminuizione dei consumi e quindi del PIL ("perché non si può immaginare un sistema votato alla crescita infinita"), a quanto pare si appoggiano, in cerca di legittimità culturale, alle tesi di un economista romeno, Nicholas Georgescu-Roegen, "fondatore della bioeconomia", o economia ecologica (morto nel 1994), autore di The Entropy Law and the Economic Process. Ma si può citare anche il guru ambientalista Jeremy Rifkin, col suo Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita.

Vediamo cosa c'è scritto su Wikipedia alla voce "entropia (economia)":

In base al secondo principio della termodinamica l'entropia di un sistema isolato è una funzione di stato che misura la progressiva e naturale perdita di energia disponibile per produrre lavoro, in assenza di apporto esterno positivo, nell'aumentare il suo stato di disordine termodinamico. Non tutta l'energia, però, può essere utilizzata, una parte viene, obbligatoriamente nei sistemi reali, perduta ovvero degradata in forma di calore, e indisponibile quindi a produrre un lavoro.
Applicando la legge dell'entropia all'economia, e in particolare all'economia della produzione, Georgescu-Roegen ha contribuito in modo sostanziale all'enunciazione della prima teoria economica che pone i fondamentali per una discussione della decrescita.

Alla voce su Nicholas Georgescu-Roegen, invece:

Ogni processo economico inserito in un contesto ecosistemico, dice l'economista romeno, incrementa inesorabilmente ed irreversibilmente l'entropia del sistema-Terra: tanta più energia si trasforma in uno stato indisponibile, tanta più sarà sottratta alle generazioni future e tanto più disordine proporzionale sarà riversato sull'ambiente.
Così, 'paradossalmente', vengono meno le ragioni tipiche dei sistemi economici attuali, che puntano ad una massimizzazione del numero di merci prodotte, ed una velocizzazione del loro processo produttivo. Una contabilità di tipo diverso, secondo Georgescu-Roegen, basata sulla misura in output dell'entropia, e una efficienza energetica pensata in un nuovo paradigma, che vada a premiare non il processo massimamente redditizio, produttivo o veloce, ma entropicamente efficiente, è alla base di tutta la teoria bioeconomica.

Dunque, dunque. Se "ogni" processo economico (che sia inserito in un contesto ecosistemico è un truismo, ma si vede che fa intellettuale dirlo) incrementa l'entropia del sistema, allora qual è la ragione del venir meno dei sistemi economici attuali? Esiste un sistema economico in grado di invertire il processo? Fatemi capire, ammesso che il secondo principio della termodinamica abbia qualcosa a che fare con l'economia, il comunismo abolisce le leggi della fisica?

Non illudiamoci, come l'esperienza quotidiana ci insegna, vi è un aumento dell'entropia ogni volta che mangiamo e poi andiamo in bagno, nel senso che ciò che esce, "lavorato", non ha certo la stessa qualità di quel che entra, e non può essere riutilizzato se non in parte (possiamo usarlo come fertilizzante). Ma spero che nessuno proponga di smettere per questo di mangiare, o pensi che nel modello di pensiero biologico corrente, per il quale l'alimentazione è necessaria alla vita, ci sia qualcosa di profondamente errato. Non c'è una teoria dell'inedia felice, parlare di decrescita felice ha lo stesso senso.

Ma quello che mi chiedo è, soprattutto: perché scrivere interi libri sulla base di un presupposto semplicemente errato? Per la seconda legge della termodinamica, "in un sistema isolato l'entropia è una funzione non decrescente nel tempo". Sarebbe bastato leggere la definizione, quindi, e chiedersi se il nostro eco-sistema è davvero un sistema isolato.

Un frigorifero è capace di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo, contravvenendo al secondo principio, perché non è un sistema isolato: è attaccato alla corrente elettrica, dalla quale succhia l'energia necessaria a compiere il miracolo. Se staccate la corrente, i cibi vi vanno a male. Ma il computo totale è negativo: nonostante il locale raffreddamento dei cibi nel frigorifero, il lavoro svolto ha in effetti aumentato la quantità di calore presente nell'universo. Cosa della quale non ci dobbiamo preoccupare troppo, finché esiste la corrente elettrica.

Il nostro pianeta non è un sistema isolato perché quel che svolge la stessa funzione della corrente elettrica per il frigorifero, per noi è il Sole. È da lui che proviene tutta l'energia, ed è proprio il Sole che permette l'esistenza di quelle mirabili isole di ordine, che camminano in direzione contraria alla freccia del tempo, chiamate "organismi viventi".

La Terra non è un sistema isolato, e se lo fosse non dureremmo neanche un giorno di più. Siamo attaccati alla corrente elettrica, e per fortuna non dobbiamo preoccuparci neanche di pagare la bolletta. Almeno per altri 5 miliardi di anni. Periodo di tempo in cui possiamo cercare nuovi modi di catturare l'energia regalataci in maniera più efficiente e sostenibile di quanto non avvenga oggi.

Col sole avviene la sintesi clorofilliana, che fa crescere le piante e gli alberi. Bruciando il legno degli alberi possiamo riscaldarci e cuocere i cibi. Le piante vengono mangiate dagli animali, che a loro volta possono essere usati per compiere lavoro. Il sole è anche il responsabile delle perturbazioni atmosferiche, facendo sì che le masse di aria riscaldate si muovano e creino il fenomeno del vento, il quale fa compiere ulteriore lavoro ai mulini e alle pale eoliche. Le piante che muoiono e si decompongono invece finiscono sotto terra dove vengono piano piano trasformate in simpatico petrolio, pronto per essere estratto, raffinato e bruciato. Eccetera.

In pratica non c'è lavoro svolto sul pianeta che in ultima analisi non provenga dal Sole, la nostra pila Duracell con una carica di qualche miliardo di anni. No, non ha proprio senso parlare di sistema isolato a proposito del nostro pianeta. Il che non significa che non dobbiamo preoccuparci di nulla. Il processo per cui le piante si trasformano in idrocarburi richiede molto tempo, mentre disperdere tale energia nell'atmosfera ne richiede molto poco. Il petrolio non durerà per sempre, quello finisce davvero, prima o poi.

Ma questo significa solo che dobbiamo impegnarci per trovare nuove maniere, più efficienti, per trasformare, immagazzinare, e usare, l'immensa quantità di energia regalataci dal Sole. Come abbiamo sempre fatto, per inciso, cosa che ha permesso appunto l'innalzamento degli standard di vita dalla Rivoluzione Industriale in poi. Parlare di decrescita è invece pericoloso, perché costituisce semplicemente una resa a ciò che ineluttabile non è, ovvero il ritorno alla miseria per tutti.

Poi un giorno il Sole si spegnerà, d'accordo, ma ammesso che dobbiamo preoccuparci di quel che succederà tra 5 miliardi di anni (se anche esisteranno i nostri discendenti, dubito che esisterà l'homo sapiens), beh, per allora avremo colonizzato altre galassie. E ci sarà qualcuno, dal Sud dell'universo, che si lamenterà, perché le stelle non sono mica infinite.

16 commenti:

  1. Mica capito l'oggetto del post. E poi l'uso di Wiki non era deplorato da queste parti?
    Forse devo ancora svegliarmi del tutto o ho bisogno di una quintalata di cloridrato di sviluppina ma per quelli come me proporrei di mettere un abstract all inizio o la soluzione (magari capovolta) alla fine.
    Adesso mi faccio un altro caffè, doppio.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Ho inserito un maggiore ed un minore e mi ha tagliato via una parte di commento. Lo riscrivo.

    @Thomas Morton
    C'è un "creando" che mi piace poco. Meglio un "creino il fenomeno del vento".

    La frase:

    è proprio il Sole che permette l'esistenza di quelle mirabili isole di ordine, che camminano in direzione contraria alla freccia del tempo, chiamate "organismi viventi"

    è semplicemente fantastica!

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  4. Thomas, non riesco a condividere completamente la tesi di questo post.

    Partiamo dalle cose sulle quali sono d'accordo. La spiegazione del secondo principio è ineccepibile. Vale solo per sistemi isolati. E, per definizione, l'universo è un sistema isolato. Ecco che l'entropia aumenta. Idem col sistema solare: globalmente l'entropia aumenta, ma sulla Terra, in alcune sue zone, può diminuire.

    C'è poi un'interpretazione matematica dell'entropia, che permette anche ai profeti niùeige di usare questa unta e lisa chiave inglese ingegneristico-meccanicistica* per la loro subdola propaganda antiscientifica: entropia uguale disordine, dunque inquinamento dunque iniquità. Paradossalmente, invece, se pensiamo ai soldi come particelle, lo stato di minima entropia (massimo ordine) sarebbe quello dove i soldi ce li ha uno soltanto (capitalismo estremo). Viceversa, il giorno che i soldi li avranno tutti in maniera uguale, passerà a tutti la voglia di lavorare (massima entropia, minimo lavoro ottenibile). È il comunismo. Ma francamente, sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, perché l'entropia si riferisce a particelle di gas "stupide", con regole di funzionamento semplici, non certo a esseri umani (più o meno) senzienti.

    Fin qui concordo con te. Però, mio malgrado, mi trovo costretto a citare il mio generatore di acidità gastrica preferito, il buon Franco Battaglia. Egli dice che il problema oggi non è l'energia ma la potenza, ovvero la velocità (e la prontezza) con la quale l'energia può essere consumata. E non posso non essere d'accordo con lui (anche se poi divergo totalmente sulle soluzioni). Ecco dove, secondo me, casca l'asino della crescita infinita.

    Noi (parlo della generazione degli anni'70) non abbiamo la minima idea di cosa sia un boom economico. Io, da quando lavoro (quasi un decennio, ormai) sento sempre la stessa solfa: "quest'anno c'è crisi, ma l'anno prossimo, vedrai...", mentre nel decennio universitario, ho visto i miei genitori passare dalla cassaintegrazione (per crisi) al prepensionamento (per crisi).

    Dai, chi vogliamo prendere in giro? Mio nonno nei sixties passò da ZERO a auto-frigo-lavartice-tv. Per fare la stessa cosa, in proporzione, io, partendo da DUE auto - frigo oversize - lavatrice + lavastoviglie - DUE TV-color, DOVE dovrei andare? È chiaro che io posso tranquillamente anelare a una decrescita. Sì, vorrei una casa PIÙ grande una macchina fotografica PIÙ, ma vorrei anche una macchina in MENO, DUE televisori in MENO, ecc ecc.

    E a livello globale, riprendendo il discorso della potenza, c'è un limite nelle risorse. Siamo in 7 miliardi e tutti con DUE auto, frigo, lavastoviglie ecc temo non si possa stare. È matematico. Il Sole ci fornisce sì energia, ma a un tasso praticamente costante. Non so se la capienza di questa astronave sia di 7 miliardi o 14, ma il problema dobbiamo porcelo; quanta potenza, quante risorse abbiamo a disposizione? Quante ne servono a ciascun essere umano per una vita dignitosa? Alla fine c'è solo una divisione da fare. E se il quoziente fosse minore dei valori attuali, allora la decrescita sarebbe una necessità, con buona pace di Keynes e delle sue previsioni sul lungo periodo.


    *So che a molti può sembrare strano (almeno per me fu una scoperta), ma l'entropia è misurabile (unità di misura J/K) ed è indispensabile valutarla ad esempio quando si progetta un frigorifero o una centrale termodinamica. Vengono fuori dei numeri "veri", non starnoniana poesia :-P

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  5. Che si faccia scempio di concetti di fisica non capiti per sostenere di tutto e di più lo sottoscrivo in pieno. Ma il concetto di entropia legato al sistema capitalistico (o comunista, e' uguale da questo punto di vista) è sensato, se usato correttamente.

    È verissimo che viviamo in un sistema aperto, con un significativo apporto di energia dall'esterno, molto maggiore di quanto si usi noi umani. Ma negli ultimi due secoli abbiamo usato in modo intensivo fonti di energia in ultima analisi provenienti dal Sole, ma accumulati (con efficienza bassissima) nel corso di centinaia di milioni di anni. Se vogliamo durare più di qualche decennio serve trovare rapidamente delle alternative, possibilmente legate proprio a questo inesauribile (ma limitato in densità di potenza) input energetico.

    Non si tratta comunque solo del petrolio o del carbone, ma anche di ogni risorsa mineraria. Per fare un esempio dei meno importanti, il Sudafrica stima ufficialmente di aver estratto l'80-90% dell'oro estraibile nel paese, e probabilmente abbiamo passato da un decennio la metà dell'oro estraibile mondiale. Lo stesso succede per piombo, mercurio e molti metalli "high tech". Abbiamo sfruttato isole di neg-entropia create dai processi geologici nel corso di milioni di anni, e si tratta davvero di isole, se guardiamo alla distribuzione dei minerali in funzione della concentrazione troviamo che è nettamente bimodale, con una quantità a concentrazioni sfruttabili, e poi un "gap" fino a concentrazioni quasi omeopatiche (che so, nell'acqua di mare).

    Il problema di fondo dell'impossibilita' di durare a lungo di un sistema che richiede una crescita esponenziale rimane, comunque. Qualsiasi input energetico possiamo pensare di sfruttare (es. il 50% della radiazione solare sulla Terra, la fusione con tutte le risorse di litio esistenti, ecc.) con una crescita dell'economia di qualche percento l'anno arriviamo alla saturazione nel giro di 1-2 secoli. Con le risorse disponibili oggi, ci siamo sostanzialmente già, alla saturazione, e lo stiamo vedendo.

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  6. Juhan: credo che l'uso di wiki possa essere perdonato, se è per citare scemenze. Se il post non è chiaro comunque me ne assumo la responsabilità.

    Michele: corretto (la frase era in italiano, ma suonava effettivamente male), grazie.

    Markogts e Gianni: per crescita non intendo certo avere due frigoriferi o due lavastoviglie al posto di uno, ma intendo tutte quelle tecnologie che ci consentono di risparmiare tempo e fatica e di farci stare meglio. Rispetto alla generazione del boom economico, noi abbiamo conosciuto la rivoluzione delle telecomunicazioni, che ha abbattuto molti costi e ha liberato enormi risorse. Crescere significa fare più cose a costo minore, cioè sfruttando meno energia.

    Sul fatto che certe risorse sono esauribili, e che questo può costituire un grosso problema, sono naturalmente d'accordo. Dubito però che questo si risolva con l'ascetismo: se l'aumento delle automobili è un problema, occorre trovare il modo di fare a meno delle macchine a motore a scoppio, senza rinunciare ai loro vantaggi.

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  7. ...che ha abbattuto molti costi e ha liberato enormi risorse. Crescere significa fare più cose a costo minore, cioè sfruttando meno energia.

    Risorse che però non vengono impiegate da altre parti, causa crisi perenne. Non siamo andati su Marte, e se dovessimo andarci, servirebbe meno gente di quanta ne è servita per andare sulla Luna.

    Sarà che forse non ci intendiamo sul concetto di decrescita, ma io la penso così: se oggi mi servono tante lavastoviglie quante ne servivano a mio nonno, ma per costruirle serve un decimo degli operai, (delocalizzati in Cina, perdipiù), è inevitabile che l'economia rallenti. E forse non è nemmeno un male.

    Io penso che questo della "green economy" sia un tentativo dell'economia predatoria di creare l'ennesima bolla speculativa. Un po' come la pubblicità attuale (della Ford, mi pare), "aiuta l'ambiente, rottama l'auto". No, signori. L'ambiente lo aiuti mantenendo bene l'auto che hai, casomai demolendola senza comprarne altre, non rottamando un oggetto funzionante per farne costruire uno nuovo. Il che implica meno operai, meno industrie ecc ecc.

    Non è infine questione di ascetismo, ma, se vuoi, di dieta, o ancora di psicoterapia antibulimica.

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  8. Credo che la delocalizzazione non sia un problema, ma anzi un'opportunità per tutti se ben gestita, e che insistere su quest'aspetto in realtà non faccia che favorire misure protezionistiche popolari ma che non farebbero altro che aggravare la crisi. Questo però è un altro discorso che ci porterebbe molto lontano dall'oggetto del post.

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  9. Non sono d'accordo con markogts, perchè il suo ragionamento significa accettare un neopauperismo che uccide la spinta fondamentale dell'essere umano a "volere sempre di più" che è alla base della scienza, sennò i nostri avi potevano tranquillamente stare un po' più stretti nelle loro pellicce piuttosto che appiccare il fuoco a vari arbusti per non disperdere il patrimonio boschivo.

    Cordialità

    Attila

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  10. Continuo a vedere però un grosso problema nel modello economico attuale basato sull'immensa produzione di... oggetti.
    Sarà molto terra terra, ma effettivamente una volta "saturato il mercato" non è normale che l'economia decresca? E non è stupido pensare di buttare robe funzionante al solo scopo di comprarne altre per "far girare l'economia"? E' indubbio che non si può eliminare l'auto, ma non riesco a pensare che si riparta come se niente fosse ai ritmi precedenti.
    Poi son d'accordo: per fare tutte queste belle cose ci vuole la tecnologia, non la decrescita.
    Ma di decrescita felice ho sentito parlare dalle parti di Grillo, che proprio antitecnologico non è. Veramente 'sti decrescitori voglion tornare a caverne e fuocherello?

    PS: usare il secondo principio della dinamica per giustificare pezzi di economia sarebbe come incolpare scie acquose di essere la causa del rincoglionimento generale -_-

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  11. mmmmmmm..... non riesco nemmeno io ad essere completamente d'accordo.
    Ok per l'uso improprio da parte dei catastrofisti della fisica...
    Ma il problema è appunto che si parla di modello economico e non fisico per cui immaginare che siccome c'è il sole l'ecomia continua a funzionare cosi come la conosciamo potrebbe non essere del tutto coretto.

    Allora se ben ricordo il poco di economia che hanno cercato di insegnarmi alle superiori, un bene per rappresentare una ricchezza deve essere:
    Desiderabile
    Limitato
    Raggiungibile

    L'oro vale più dell'azoto perché è molto più raro.

    Quindi se la ricchezza per definizione è limitata, allora il concetto di entropia si può in qualche modo considerarlo corretto anche in campo economico.

    Certo anche il sole può diventare una risorsa economica, ma ci servirà sempre l'oro per costruire i circuiti elettronici che controllano le centrali a energia solare o eoliche ecc..

    Senza contare che l'economia fino ad oggi è cresciuta anche e forse sopratutto, grazie all'aumento della popolazione mondiale.

    Insomma, io credo che qualche cosa cambierà in ogni caso. Non so in quanto tempo e come, credo che impareremo a conviverci, ma penso che sarà inevitabile.

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  12. Dtm:

    Sarà molto terra terra, ma effettivamente una volta "saturato il mercato" non è normale che l'economia decresca? E non è stupido pensare di buttare robe funzionante al solo scopo di comprarne altre per "far girare l'economia"? E' indubbio che non si può eliminare l'auto, ma non riesco a pensare che si riparta come se niente fosse ai ritmi precedenti.

    È stupido consumare solo per far girare l'economia. Non lo è per soddisfare i propri bisogni. E il mercato non è mai saturo perché la soddisfazione dei bisogni genera nuovi bisogni (e nuovi lavori).

    Osovolante:

    D'accordo sul fatto che i beni economici sono, per loro natura, limitati. Ma limitato non vuol dire che prima o poi finisce per forza. Se avessi una sorgente d'acqua inesauribile, quello sarebbe comunque un bene limitato perché in un tempo finito potrei raccoglierne solo una quantità finita.

    Sull'oro, ricordo anche che è uno dei materiali meno deperibili, e comunque non credo che, se è indispensabile adesso, lo debba essere per sempre e non possa essere sostituito da materiali meno costosi.

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  13. Attila, lungi da me rinunciare alla "virtù e conoscenza".

    Sei proprio sicuro che "il volere sempre di più" implichi la scienza? Un conto è il desiderio di consoscenza, uno quello del possesso di oggetti.

    Dubito seriamente che chi cambia il telefonino ogni tre mesi ne sappia più di me di propagazione delle onde elettromagnetiche solo perché io ho un cellulare di dieci anni.

    Secondo me il punto chiave sta in questa frase di Thomas:

    E il mercato non è mai saturo perché la soddisfazione dei bisogni genera nuovi bisogni (e nuovi lavori).

    Ecco, io qui dissento. Per due motivi. Primo, perché la spinta che aveva mio nonno per il frigo era molto più forte della mia ad avere un telefonino o una playstation. Senza frigo buttavi via il cibo, senza il cellulare ultimo modello, beh, vivi lo stesso. Quindi, sì, il mercato "non è mai saturo", ma stanchino sì. E lo dimostrano le campagne di rottamazione martellanti.

    Secondariamente, questo gioco del bisogno-soddisfatto-che-implica-un-nuovo-bisogno è devastante per la mente. Lo aveva capito già Budda parecchio tempo fa. La felicità non sta nelle cose materiali. Idem la conoscenza.

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  14. @Thomas

    Il tuo esempio della fonte infinita non calza perfettamente.
    Vero che è in un dato tempo ne posso raccogliere solo una quantità finita, ma altrettanto vero che non vi è effetto entropico visto che basta aspettare perché ne giunga altra.
    Non cosi per la maggior parte delle nostre materie prime.
    Il sole potrà anche continuare a fornire energia alla terra per altri 5 miliardi di anni, ma se non possediamo più le materie necessarie per costruire qualcosa che ci consenta di convertire questa energia in quel lavoro che consente oggi di vivere come viviamo, poco sapremo cosa farcene.
    Il fatto che l'oro non sia deperibile ha poca importanza se si accetta il concetto di entropia anche in campo economico.
    Per quanto si faccia non si recupererà mai il 100% del prodotto estratto e già commercializzato.
    Prima o poi sarà diluito come è stato detto, in dosi omeopatiche e come lui, e probabilmente prima di lui, anche molte altre risorse.
    Il problema è che un economia basata sul possesso e la produzione di beni (e io stesso non saprei immaginarne una diversa) e che pretende per funzionare di dover continuamente creare nuovi beni, non può che accelerare questo processo.
    L'energia da sola non basta. Serve acciaio, alluminio, petrolio e quanto altro per costruire le macchine che la utilizzano. E queste cose il sole non ce le da o lo fa con ritmi tali che non sono utili all'uomo.
    Il fatto è che per sostenere l'economia attuale non solo si deve consumare sempre, ma sempre di più. Non è importante il PIL ma l'aumento del PIL. Questa cosa non credo che sarà ancora sostenibile a lungo.
    Detto questo io non sono certo un economista e posso solo stare a vedere cosa succederà in futuro.

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  15. Mi sembra che esistano due problemi, interallacciati.

    Il primo riguarda la finitezza delle risorse. Se utilizziamo energia accumulata in tempi geologici, o pensiamo rapidamente a cambiar metodo (ma non è facile e non si sta facendo granché) o ci troveremo rapidamente in overshoot (crescita oltre i lmiti del sistema, e collasso seguente).

    La nostra civiltà complessa, inclusa la popolazione di quasi 7 miliardi di persone, DIPENDE da un input energetico e di risorse minerali che non è sostenibile sul tempo di qualche decennio. È il vecchio discorso de "I limiti dello sviluppo", libro che si è dimostrato profetico, visto che stiamo seguendo molto bene le previsioni dello "scenario baseline".

    Il secondo riguarda la NECESSITÀ per il nostro sistema economico di una crescita continua. Questo è sostenibile solo per tempi limitati, dell'ordine dell'inverso del tasso di crescita (alcune volte 50 anni per un tasso del 2%, per es.).

    Possiamo poi discutere sulla sostenibilità o meno di una crescita delle conoscenze, del benessere, ecc. Figurarsi se un astronomo come me non è d'accordo sul "fatti non foste a viver come bruti", ma trovo semplicemente aberrante che se tutti facessero come me (che non ho l'auto, riparo gli elettrodomestici nonostante tutti i trucchi che i produttori usano per renderli irriparabili, compero vestiti e libri usati, ecc.) l'economia andrebbe a rotoli. Come ci sta andando perché la gente è costretta, dalla crisi, a ridurre i consumi di un 5-10%.

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  16. È evidente è innegabile che un problema c'è, con l'attuale livello di sfruttamento delle risorse. Credo che la risposta sia "ricerca", ad un livello ben maggiore di quanto è stanziato adesso (confrontare la spesa sulla ricerca per le energie alternative con i costi previsti per accordi simil-Kyoto).

    Certe caratteristiche del consumismo, che vorrebbero che tutti cambiassero macchina e televisore ogni mese "per fa girare l'economia", sono effettivamente aberranti ma in realtà non c'è nessun effettivo bisogno di questo. L'economia cresce ancora meglio se io risparmio i soldi per una macchina in più, e li investo in beni immateriali come concerti e teatri, o in libri.

    Una quota sempre crecente del Pil è appunto costituita da questi beni immateriali, dai servizi, che sono appunto una conseguenza della crescita economica, e uno dei suoi motori. "Crescere" non significa solo accumulare oggetti e metalli fino all'esaurimento. La crescita c'è ogni volta che compriamo il lavoro e il tempo di qualcuno, che non deve necessariamente tradursi in un bene fisico.

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