giovedì 7 gennaio 2010

come ho imparato ad amare l'entropia e vivere felice


Che uno sia preoccupato per l'impatto delle attività produttive dell'uomo sul pianeta e per il possibile esaurimento delle risorse lo posso capire, e anzi è cosa buona e giusta. Che uno vada cianciando di secondo principio della termodinamica per dimostrare che il capitalismo è un sistema economico insostenibile, come mi è capitato di vedere di recente in una discussione su un certo social network, invece mi fa un po' arrabbiare, perché è la più classica delle supercazzole. Un po' come dire che quello nascosto nell'armadio potrebbe anche non essere un amante, perché in fondo, come ha scoperto Einstein, tutto è relativo.

I fautori della decrescita, ovvero coloro che credono che il vero miglioramento delle condizioni di vita deve essere ottenuto attraverso la diminuizione dei consumi e quindi del PIL ("perché non si può immaginare un sistema votato alla crescita infinita"), a quanto pare si appoggiano, in cerca di legittimità culturale, alle tesi di un economista romeno, Nicholas Georgescu-Roegen, "fondatore della bioeconomia", o economia ecologica (morto nel 1994), autore di The Entropy Law and the Economic Process. Ma si può citare anche il guru ambientalista Jeremy Rifkin, col suo Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita.

Vediamo cosa c'è scritto su Wikipedia alla voce "entropia (economia)":

In base al secondo principio della termodinamica l'entropia di un sistema isolato è una funzione di stato che misura la progressiva e naturale perdita di energia disponibile per produrre lavoro, in assenza di apporto esterno positivo, nell'aumentare il suo stato di disordine termodinamico. Non tutta l'energia, però, può essere utilizzata, una parte viene, obbligatoriamente nei sistemi reali, perduta ovvero degradata in forma di calore, e indisponibile quindi a produrre un lavoro.
Applicando la legge dell'entropia all'economia, e in particolare all'economia della produzione, Georgescu-Roegen ha contribuito in modo sostanziale all'enunciazione della prima teoria economica che pone i fondamentali per una discussione della decrescita.

Alla voce su Nicholas Georgescu-Roegen, invece:

Ogni processo economico inserito in un contesto ecosistemico, dice l'economista romeno, incrementa inesorabilmente ed irreversibilmente l'entropia del sistema-Terra: tanta più energia si trasforma in uno stato indisponibile, tanta più sarà sottratta alle generazioni future e tanto più disordine proporzionale sarà riversato sull'ambiente.
Così, 'paradossalmente', vengono meno le ragioni tipiche dei sistemi economici attuali, che puntano ad una massimizzazione del numero di merci prodotte, ed una velocizzazione del loro processo produttivo. Una contabilità di tipo diverso, secondo Georgescu-Roegen, basata sulla misura in output dell'entropia, e una efficienza energetica pensata in un nuovo paradigma, che vada a premiare non il processo massimamente redditizio, produttivo o veloce, ma entropicamente efficiente, è alla base di tutta la teoria bioeconomica.

Dunque, dunque. Se "ogni" processo economico (che sia inserito in un contesto ecosistemico è un truismo, ma si vede che fa intellettuale dirlo) incrementa l'entropia del sistema, allora qual è la ragione del venir meno dei sistemi economici attuali? Esiste un sistema economico in grado di invertire il processo? Fatemi capire, ammesso che il secondo principio della termodinamica abbia qualcosa a che fare con l'economia, il comunismo abolisce le leggi della fisica?

Non illudiamoci, come l'esperienza quotidiana ci insegna, vi è un aumento dell'entropia ogni volta che mangiamo e poi andiamo in bagno, nel senso che ciò che esce, "lavorato", non ha certo la stessa qualità di quel che entra, e non può essere riutilizzato se non in parte (possiamo usarlo come fertilizzante). Ma spero che nessuno proponga di smettere per questo di mangiare, o pensi che nel modello di pensiero biologico corrente, per il quale l'alimentazione è necessaria alla vita, ci sia qualcosa di profondamente errato. Non c'è una teoria dell'inedia felice, parlare di decrescita felice ha lo stesso senso.

Ma quello che mi chiedo è, soprattutto: perché scrivere interi libri sulla base di un presupposto semplicemente errato? Per la seconda legge della termodinamica, "in un sistema isolato l'entropia è una funzione non decrescente nel tempo". Sarebbe bastato leggere la definizione, quindi, e chiedersi se il nostro eco-sistema è davvero un sistema isolato.

Un frigorifero è capace di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo, contravvenendo al secondo principio, perché non è un sistema isolato: è attaccato alla corrente elettrica, dalla quale succhia l'energia necessaria a compiere il miracolo. Se staccate la corrente, i cibi vi vanno a male. Ma il computo totale è negativo: nonostante il locale raffreddamento dei cibi nel frigorifero, il lavoro svolto ha in effetti aumentato la quantità di calore presente nell'universo. Cosa della quale non ci dobbiamo preoccupare troppo, finché esiste la corrente elettrica.

Il nostro pianeta non è un sistema isolato perché quel che svolge la stessa funzione della corrente elettrica per il frigorifero, per noi è il Sole. È da lui che proviene tutta l'energia, ed è proprio il Sole che permette l'esistenza di quelle mirabili isole di ordine, che camminano in direzione contraria alla freccia del tempo, chiamate "organismi viventi".

La Terra non è un sistema isolato, e se lo fosse non dureremmo neanche un giorno di più. Siamo attaccati alla corrente elettrica, e per fortuna non dobbiamo preoccuparci neanche di pagare la bolletta. Almeno per altri 5 miliardi di anni. Periodo di tempo in cui possiamo cercare nuovi modi di catturare l'energia regalataci in maniera più efficiente e sostenibile di quanto non avvenga oggi.

Col sole avviene la sintesi clorofilliana, che fa crescere le piante e gli alberi. Bruciando il legno degli alberi possiamo riscaldarci e cuocere i cibi. Le piante vengono mangiate dagli animali, che a loro volta possono essere usati per compiere lavoro. Il sole è anche il responsabile delle perturbazioni atmosferiche, facendo sì che le masse di aria riscaldate si muovano e creino il fenomeno del vento, il quale fa compiere ulteriore lavoro ai mulini e alle pale eoliche. Le piante che muoiono e si decompongono invece finiscono sotto terra dove vengono piano piano trasformate in simpatico petrolio, pronto per essere estratto, raffinato e bruciato. Eccetera.

In pratica non c'è lavoro svolto sul pianeta che in ultima analisi non provenga dal Sole, la nostra pila Duracell con una carica di qualche miliardo di anni. No, non ha proprio senso parlare di sistema isolato a proposito del nostro pianeta. Il che non significa che non dobbiamo preoccuparci di nulla. Il processo per cui le piante si trasformano in idrocarburi richiede molto tempo, mentre disperdere tale energia nell'atmosfera ne richiede molto poco. Il petrolio non durerà per sempre, quello finisce davvero, prima o poi.

Ma questo significa solo che dobbiamo impegnarci per trovare nuove maniere, più efficienti, per trasformare, immagazzinare, e usare, l'immensa quantità di energia regalataci dal Sole. Come abbiamo sempre fatto, per inciso, cosa che ha permesso appunto l'innalzamento degli standard di vita dalla Rivoluzione Industriale in poi. Parlare di decrescita è invece pericoloso, perché costituisce semplicemente una resa a ciò che ineluttabile non è, ovvero il ritorno alla miseria per tutti.

Poi un giorno il Sole si spegnerà, d'accordo, ma ammesso che dobbiamo preoccuparci di quel che succederà tra 5 miliardi di anni (se anche esisteranno i nostri discendenti, dubito che esisterà l'homo sapiens), beh, per allora avremo colonizzato altre galassie. E ci sarà qualcuno, dal Sud dell'universo, che si lamenterà, perché le stelle non sono mica infinite.