giovedì 7 gennaio 2010

omaggio a Beniamino Placido (1929-2010)

"AVETE un bambino? Oppure un nipotino? Oppure, in mancanza, avete degli amici che abbiano a loro volta uno o più bambini, uno o più nipotini? E non siete preoccupati, non siete angosciati? Begl'incoscienti che siete. Quel bambino, quei bambini sono scivolati adesso, di soppiatto, davanti ad un televisore. Lo accendono. Lo manovrano col telecomando (perché sono diabolicamente bravi, i bambini) e da quell'apparecchio acceso vengono fuori i mostri; è un diluvio di violenza e di sesso destinato a travolgerli ed a trascinarli all'inferno. Chi? Che cosa? Ma quei bambini, naturalmente.

VOI NON VI PREOCCUPATE perché siete, se permettete, incoscienti. E soprattutto, perché non seguite l'ininterrotta vicenda delle inchieste e dei convegni. Ci sono stati in questi giorni tre inchieste ed un convegno sul tema della violenza in televisione. Oppure tre inchieste e due convegni: forse non ho contato bene. Come che sia, le tre inchieste sono state prodotte dal Pragma, dal Cirm e dal Censis. Il convegno è stato organizzato proprio dalla RAI-TV. I giornali, finché hanno potuto, ne hanno parlato. Qualcosa mi dice che questo argomento genererà altre inchieste forse, altri convegni certamente nel prossimo autunno. Qualcosa poi mi fa sperare che potrei essere invitato anch'io, a qualcuno di questi convegni (è domenica: non è permesso un po' di ottimismo?).

IN QUESTO CASO dichiaro fin d'ora che parteciperò a tutti i convegni, dovunque si svolgano, sia di giorno che di notte, ma ad una condizione. Eccola. La condizione che tutti i partecipanti al convegno (ai convegni) sul delicatissimo tema violenza-bambini-televisione abbiano letto - preventivamente e attentamente - un libro.

NON È DIFFICILE: il libro che sto per suggerire non è un saggio di pedagogia, o di teoria della comunicazione. È un romanzo scritto prima, molto prima che la televisione venisse inventata. Si tratta de Il giro di vite di Henry James. Si tratta di un romanzo breve e irresistibile (164 per 1200 lire nella traduzione Garzanti del 1974). Ecco la storia succintamente: siamo nella campagna inglese, siamo nel secondo Ottocento. Due bambini che non hanno più né padre né madre vengono affidati ad una istitutrice (oggi si direbbe: ad una baby-sitter). I due bambini Flora e Miles sono - o almeno sembrano - angelici. Ma l'istitutrice si accorge con crescente terrore - suo e nostro - che essi intrattengono un rapporto notturno, mostruoso, ai limiti dell'indecenza, nientedimeno che con i fantasmi del servo e dell'istitutrice precedente. Di cui si sa erano corrotti, e che sono morti in misteriose circostanze.

FINE DELLA STORIA di Henry James (è breve, ve l'avevo detto). Ed inizio del capitolo più affascinante, più controverso di tutta la storia della critica letteraria. Questo romanzetto fu pubblicato nel 1898. E fu letto così - come ve l'ho letto io, riassumendo - per i successivi venticinque anni. Agli inizi degli anni '20 si venne a sapere che un oscuro professore della provincia americana lo leggeva - e lo aveva sempre letto ai suoi allievi - in modo del tutto differente. I fantasmi non ci sono. I bambini non li vedono. È l'istitutrice che ha delle allucinazioni. E le attribuisce ostinatamente - fino a farli impazzire - ai due poveri bimbi innocenti.

FU COME UNA BOMBA che scosse, e ancora tiene in agitazione il mondo - modesto ma non inutile - della critica letteraria. Ad uno ad uno, tutti i critici letterari del tempo - cominciando dal più grande di tutti, Edmund Wilson - rilessero il racconto. E dissero: ma è vero! Ma è proprio così! Non c'è nessun punto della narrazione in cui i bambini vedano veramente i fantasmi. Bella storia, vero? Bella e istruttiva. Con questo racconto enigmatico, Henry James ha voluto dirci, evidentemente: siete voi adulti che avete i vostri inconfessabili fantasmi, le vostre allucinazioni, le vostre tentazioni, dentro. Per favore: non attribuitele, non attribuiamole ai bambini.

NESSUN CONVEGNO decente sul tema televisione-violenza-bambini può aver luogo se non si ha in mente questa storia esemplare. Se non si ha in mente il sospetto – almeno il sospetto - che il vero problema sono gli adulti, non i bambini. O quanto meno: gli adulti quanto i bambini."

Beniamino Placido, Siamo certi che è la tv a trasmettere violenza?, "La Repubblica", 26 giugno, 1988