martedì 20 ottobre 2009

Apelle, figlio d'Apollo

Zeusi per dimostrare ad Apelle la sua abilità, dipinse un canestro di frutta così verosimile che perfino gli uccelli venivano tratti in inganno e scendevano a beccare gli acini d’uva. Trionfo di Zeusi che si riconfermava il più grande pittore, smacco di Apelle. Ma qualche tempo dopo questi invitò l’amico a vedere la sua ultima creazione. Quando Zeusi entrò a casa di Apelle, vide il dipinto coperto da un panno e avvicinandosi stese la mano per toglierlo ma con sua grande sorpresa si accorse che il dipinto altro non era che un drappo dipinto. “ La tua pittura è certamente grande, perché ha ingannato gli animali – commentò Apelle – Ma cosa dire della mia che ingannato gli uomini?”

A Firenze, nella sede di Palazzo Strozzi, fino al 24 gennaio c'è una bella mostra dal titolo "Inganni ad arte – Meraviglie del trompe-l'oeil dall'antichità al contemporaneo". Come si evince dal titolo l'argomento della mostra è il trompe-l'oeil e più in generale la contraffazione del reale, confinante con l'inganno e l'illusionismo, in pittura (e non solo).

Si tratta di un riuscitissimo connubio fra l'interesse umanistico per l'arte e la pittura, e quello scientifico legato alla psicologia della percezione visiva. In mostra ci sono opere che hanno in comune il tentativo di convincere l'osservatore che quel che è solo "rappresentato" sulla tela abbia un'esistenza reale, concreta, tangibile. Un po' come nell'immagine che apre il post (Fuga dalla critica, di Pere Borrell del Caso, 1874) dove l'illusione è data dalla violazione dei confini della cornice (solo dipinta) oltre che dal forte contrasto luminoso fra sfondo e primo piano.

In alcuni casi, più che di artificio o inganno, si dovrebbe invece parlare di tentativo di restituire nella maniera più minuziosa e realistica possibile l'oggetto rappresentato, come in certe nature morte, o magari più a scopo didattico che artistico, come può essere il caso delle cere del Susini e dello Zumbo normalmente esposte al Museo della Specola (la collezione delle cere anatomiche della Specola è una delle cose di Firenze che si devono assolutamente vedere, ma è sconsigliata alle persone impressionabili). Il che ci fa semplicemente capire come in arte il confine preciso fra pura e semplice rappresentazione e trompe-l'oeil è ambiguo, e mai fissato una volta per tutte.

Uno spazio dell'esposizione, allestito dal famoso psicologo Richard Gregory, è dedicato a varie installazioni interattive, fra cui una vera stanza di Ames, all'interno della quale si può entrare ed essere visti mentre il proprio corpo assume le sembianze di un gigante.

Comunque, sono sempre stato affascinato dalle illusioni ottiche, ma spesso anche annoiato dal solito repertorio che tende a ripetersi, sempre uguale, in qualsiasi manuale di psicologia (linee che sembrano convergere ma sono invece parallele, etc.). Una cosa vista in questa mostra invece era per me del tutto nuova, e si tratta di un'opera del pittore inglese Patrick Hughes.

I quadri di Hughes sono un po' il rovescio del trompe-l'oeil tradizionale, in quanto lo scopo non è convincere l'osservatore che un oggetto bidimensionale abbia un'esistenza nello spazio tridimensionale, ma al contrario Hughes realizza oggetti solidi che sembrano essere mere rappresentazioni pittoriche, salvo mutare aspetto in maniera sorprendente non appena cambia il punto di osservazione.

La tecnica è ingegnosa: nelle opere di Hughes la prospettiva è rovesciata, nel senso che l'oggetto concretamente più vicino all'osservatore è quello che appare più lontano, e viceversa. L'effetto è quanto di più spiazzante, e il video può dare solo un'idea.