domenica 21 giugno 2009

un giorno insieme ai cinque maestri

La conferenza sulle scie chimiche della quale ho parlato non è stato proprio il primo raduno di matti al quale mi è capitato di assistere. Circa tre anni fa volli andare, col medesimo intento di ricerca e documentazione, alla commemorazione del trentennale della scomparsa di Mao Tse Tung, organizzata dal Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI). Mi sembrava francamente incredibile che qualcuno potesse davvero ricordare la figura di Mao con nostalgia, e volevo quindi farmi un'idea di che tipo di persone fossero questi marxisti-leninisti, che hanno la loro sede centrale proprio nella mia città.

Il PMLI, come ho appreso in seguito, nasce nel 1977, da un gruppo di fuoriusciti del Partito Comunista d'Italia (PCd'I, che sarebbe poi confluito in Rifondazione), denunciato come "partito revisionista". Scuderi è da sempre il suo segretario, e suo organo di stampa è il foglio "Il Bolscevico", che ricordo anche di aver visto ogni tanto quando ero uno studente di liceo.

In occasione delle elezioni fa campagna in favore dell'astensionismo, ritenendo che il cambiamento sociale possa arrivare solo per il tramite della rivoluzione di popolo e la dittatura del proletariato, che evidentemente ritengono ancora possibile, a dispetto dell'esiguo numero di iscritti. Considerano il maoismo "il punto più alto raggiunto dal movimento operaio nella sua lotta per la società socialista" (Wikipedia), e la follia della Rivoluzione Cuturale cinese è da loro descritta come la necessaria risposta all'infiltrazione della borghesia nel Partito Comunista.

Venendo alla commemorazione, per essere un raduno che prevedeva la presenza di militanti da ogni parte d'Italia, intanto era piuttosto misero: si trattava di una riunione di un centinaio di persone, la maggior parte delle quali sfoggiava una sgargiante camicia rossa. Con mia sorpresa, il pubblico non era composto da soli residuati bellici, ma vi erano anche persone abbastanza giovani.

All'ingresso nella sala venni immediatamente accolto da un tipo che mi salutò col titolo di "compagno" e che desiderava sapere in che modo fossi venuto a conoscenza della manifestazione. Una volta appreso che avevo letto i manifesti incollati un po' dappertutto nel mio quartiere, e dopo avermi dato qualche volantino, per fortuna mi lasciò in pace (non so se avrei retto un interrogatorio sui principi del comunismo senza tradire la mia natura di agente provocatore).

Sulla commemorazione in sé non ho molto da dire: si trattava di un susseguirsi molto noioso di interventi di saluto, da parte dei rappresentanti delle "cellule" del partito provenienti da varie parti d'Italia (fra cui varie "cellule Stalin"). Il tempo concesso per ciascun intervento era strettissimo, limite fatto osservare con efficienza militaresca da un moderatore piuttosto zelante. Costui, scaduti i due minuti previsti, strappava letteralmente il microfono di mano a chi stava parlando. Questo per permettere al segretario generale, tale Giovanni Scuderi, di cominciare in orario il suo discorso finale.

Alla disciplina del partito non sfuggì nemmeno una compagna che era scoppiata a piangere ricordando la recente scomparsa di non so quale militante di non so quale cellula. La poveretta stava cercando di recuperare il filo tra un singhiozzo e l'altro, quando arrivò l'inesorabile sentenza, "tempo scaduto", il che ebbe l'effetto di moltiplicare i singhiozzi, ma il moderatore fu ugualmente inflessibile.

Fra i discorsi affioravano vari termini che mi lasciavano abbastanza perplesso: uno era il continuo richiamo all'insegnamento dei "cinque maestri" ("coi cinque maestri vinceremo", e via dicendo), che non venivano mai nominati, costringendomi a un breve ripasso mentale: dunque Marx, Engels, Lenin, Mao e... Stalin. In effetti ho scoperto che anche lui è stato "commemorato", in occasione del cinquantesimo dalla scomparsa.

Manca solo Pol Pot, ma anche lui è considerato uno in gamba, anzi, un "fulgido esempio di dirigente rivoluzionario fedele al proprio popolo e campione indomito della lotta per l'indipendenza e la liberazione nazionale". A differenza di Ernesto Che Guevara, solo uno specchietto per le allodole per i giovani traviati dai "gruppi trotzkisti che hanno tutto l'interesse politico a deviare le nuove generazioni di rivoluzionari dalla via maestra dell'Ottobre".

Nei vari discorsi, poi, venivano poi attaccati continuamente i "traditori revisionisti", termine col quale, appresi dopo un po', venivano designati Bertinotti e i militanti dei partiti di sinistra di area parlamentare (di allora). Ce n'era anche, però, per l'attuale classe dirigente cinese, "dittatura fascista e revisionista" (forse mi sfugge qualcosa, ma quand'è che in Cina è avvenuto il colpo di Stato?), nonché per i vari ex-militanti (Napolitano) che avevano osato esprimere pentimenti su gloriosi episodi della lotta operaia, come l'invasione sovietica dell'Ungheria nel '56.

In ogni caso non feci in tempo ad assistere al discorso finale di Scuderi (che fortunatamente si può trovare online): dopo un po' dovetti assentarmi, con l'intenzione di tornare, perché dovevo comprare il "Sole 24 Ore" (con l'inserto domenicale) prima che chiudessero le edicole. Una volta eseguito l'acquisto, però, mi resi conto che tornare in quel luogo col giornale della Confindustria sotto braccio sarebbe stata giudicata senz'altro come un'intollerabile aggressione della borghesia imperialista. Così tornai a casa.

Leggermente depresso. Credo di essermi sentito come Oliver Sacks quando, come narra nel libro Risvegli, riesce a destare un gruppo di persone in letargo da più di cinquant'anni e conversare con loro. Con la differenza che i miei "compagni" non si erano ancora svegliati.

Aggiornamento
Bisogna riconoscere, però, che hanno un apparato iconografico alquanto affascinante: