domenica 15 febbraio 2009

l'arcivescovo di Costantinopoli

La mossa da un resoconto di tipo strutturalista, nel quale il capitale viene considerato come strutturante le relazioni sociali in modi relativamente omologhi, a una visione dell'egemonia nel quale le relazioni di potere sono soggette a ripetizione, convergenza e riarticolazione, ha portato con sé la questione della temporalità nella concezione della struttura, e segnato uno spostamento da un teoria di tipo althusseriano, che considera come oggetti teoretici le totalità strutturali, a uno nel quale le idee intorno alla possibilità contingente della struttura inaugurano una rinnovata concezione dell'egemonia come legata ai luoghi e alle strategie contingenti di riarticolazione del potere.

È una cosetta che ho pensato stamani, mentre aspettavo che venisse su il caffè...

No, ok, scherzavo. La frase è di Judith Butler, filosofa post-strutturalista statunitense. Qualche anno fa la Butler ha ricevuto, per questo suo pensierino, una sarcastica onorificenza quale autrice della frase scritta peggio tratta da una pubblicazione accademica (si noti che traducendola mi sono sforzato di renderla più leggibile dell'originale, aggiungendo qualche virgola qua e là). La cosa è durata solo 3 anni (dal 1996 al 1998), ma sicuramente perché l'autore dello scherzo si è stancato, e non per la mancanza di materia prima.

Ma ritengo che gli anglofoni siano tutto sommato fortunati, rispetto a noi italiani. Chissà perché, ma quando ho letto quella frase, mi è venuto in mente un certo rinomato professore di pedagogia che insegna nella mia città.

Scusate, praticamente è una vendetta personale (ah, che bella cosa l'anonimato).