mercoledì 11 febbraio 2009

la scimmia volante

So che tutti voi aspettavate con ansia un post sulla scimmia acquatica. Ovvero l'ipotesi secondo cui i primati da cui la nostra specie – l'homo sapiens – discende sono passati attraverso una fase di adattamento a un ambiente prevalentemente o almeno in parte acquatico.

Teoria poco gradita alla maggioranza degli addetti ai lavori, ma che sarebbe in effetti in grado di spiegare alcune delle caratteristiche anatomiche che non si riscontrano negli altri primati ma sono peculiari alla specie umana.

Ad esempio l'abbondante strato di grasso sottocutaneo che sostituisce la pelliccia quale mezzo per conservare il calore, e che è una caratteristica tipica degli altri mammiferi marini, oppure il piedone a forma di pinna.

Ma si tratta in realtà di una teoria superata, per cui non ne parlerò. Di ben altro interesse e attualità, è invece l'ipotesi della scimmia aerea. Vorrei quindi proporvi, sperando di fare cosa gradita, la traduzione di un saggio di Donald Symons (Dipartimento di Antropologia dell'Università di California di Santa Barbara).


"FLOAT": un nuovo paradigma per l'evoluzione umana
di Donald Symons

Le origini evolutive delle caratteristiche umane sono state variamente attribuite al consumo di semi (1), alla caccia (2), all'uso degli attrezzi (3), alla guerra (4) e all'ambiente acquatico (5); ma l'ipotesi più logica ed esaustiva è stata fino ad ora ignorata, forse soppressa. La "teoria del volo per aria", ovvero FLOAT- FLying On Air Theory, come è conosciuta per acronimia (o per acrimonia, nell'ambiente conservatore degli evoluzionisti accademici), dimostra come certe caratteristiche enigmatiche e uniche dell'anatomia e della psiche umana fossero adattative durante la fase aerea dell'evoluzione.
La mancanza di pelliccia rappresenta ovviamente una specializzazione aereodinamica; il bipedalismo è più economicamente interpretato come un adattamento all'atteraggio, in concordanza con le proscimmie lemuriformi le cui lunghe gambe le rendono in grado di saltare e abbarbicarsi, e con gli uccelli; il sedere, e il concomitante strato di grasso ivi deposto nelle femmine mature, funzionava come parte della "sella" nella schiena in cui i bambini erano trasportati (la steatopigia è tipica delle popolazioni che hanno una velocità aerea superiore alla media); i lunghi capelli, in quest'ipotesi, costituiscono le "redini" cui si aggrappavano i bambini; i bambini che invece erano troppo giovani per volare indipendentemente, ma anche troppo grandi per cavalcare in maniera sicura sulla "sella materna", indubbiamente giacevano lungo la schiena della madre, il che spiega l'evoluzione delle maniglie ventrali (seni) nelle femmine mature (6).

Le ali dell'uomo?

Quando il volo (tecnicamente, il comportamento di volo) abbia potuto evolversi, è difficile da stabilire. I nostri parenti più prossimi, scimpanzè e gorilla, non volano (almeno non quando vengono osservati), anche se occasionalmente esibiscono un comportamento di caduta, strettamente correlato, né possiedono i tratti umani di adattamento al volo. Ma se le scimmie fossero "devolute" in una più primitiva condizione per evitare la competizione con gli esseri umani (7), l'antenato comune potrebbe aver avuto delle abilità di volo poi andate perdute nella discendenza scimmiesca (è molto suggestivo il fatto che scimpanzè e gorilla costruiscano nidi sugli alberi).

La lobby degli specialisti in fossili, con la testa piena di pregiudizi, sottolinea l'assenza di resti fossili di uomini alati. Ma il comportamento, come è noto, non può lasciare tracce fossili. La FLOAT non trova la sua verifica nelle rocce ormai prive di vita, ma nella psiche vivente. L'esperienza universale del volo onirico (memoria di specie), testimonia che gli esseri umani volavano non con le ali, ma con la forza di volontà. L'ipertrofia della corteccia cerebrale, quindi, così evidentemente eccessiva per le nostre attuali esigenze, rappresenta l'organo ancestrale del "volere volare". Si consideri, del resto, la simpatetica emozione ispirata dagli uccelli che si librano e volteggiano (falchi, aquile, gabbiani) in opposizione agli uccelli che sbattono le ali.

Il motivo per cui il volo si evolse è ovvio, dati i tanti vantaggi forniti dal volare: nella mobilità, nella fuga dai predatori, nella caccia, nel combattimento, nel mangiare i frutti dei rami più alti, nel localizzare un potenziale partner sessuale, o nell'evitare un partner sessuale già sfruttato.
I motivi per i quali la capacità di volare si è persa invece rimangono oscuri, perché non ci sono apparenti vantaggi nel non volo, tuttavia alcuni indizi possono esere trovati nei sogni, nei cartoni animati, nelle favole, e nei miti. Il sognatore si libra a volontà fino a quando il dubbio non lo assale. I personaggi dei cartoni animati rimangono sospesi a mezz'aria finché non guardano giù. In Peter Pan, i bambini hanno solo bisogno di credere per poter volare, e la perdita di quest'abilità una volta cresciuti suggerisce un legame tra il volo e l'innocenza; Dedalo e Icaro volarono, ma Icaro, alla ricerca di gloria e di esperienze travalicanti i limiti assegnati all'uomo, venne distrutto.
Il significato sessuale del volo, senza dubbio, è inequivocabile; infatti il volo è una metafora consueta per l'incontro sessuale estatico e disinibito. Non a caso ancora oggi le hostess esercitano un potere quasi magico nell'immaginario maschile. Il volo quindi potrebbe essere divenuto disfunzionale a seguito dell'estrema inventiva sessuale resa possibile ad ominidi avanzati e fluttuanti, risultante in collisioni, intrecci, e vari disastri aerei copulatori. La selezione naturale allora avrebbe cominciato a favorire gli uomini che reprimevano la loro conoscenza del volo e quindi la loro indisciplinata sessualità (8). Nella tradizione giudeo-cristiana, non solo il Paradiso è nei cieli, ma tentando Adamo col frutto della "conoscenza", Eva ne provocò la "caduta".

Sciamani volteggianti

Questa ipotesi può essere testata controllando le istanze nelle quali gli esseri umani contemporanei volano. Nell'ipotesi dovremmo aspettarci che il volo: avvenga solo in circostanze inusuali; che sia associato a sentimenti di abbandono sessuale; e che quindi sia accompagnato da conflitto psicosessuale. Fortunatamente è disponibile una larga evidenza. Wilbert (9) sostiene che tutti gli sciamani degli indios Warao del Venezuela (10) volano per visitare i supremi spiriti. Ma lo sciamano novizio può volare solo dopo aver a lungo digiunato e dopo un significativo periodo di astinenza sessuale. Anche se il volo è ripetutamente caratterizzato come estatico, il novizio deve superare vari ostacoli e tentazioni se vuole tornare. Egli comincia il suo viaggio iniziatico fumando un'enorme quantità di tabacco sotto forma di "lungo sigaro" sciamanico. Una volta in aria, è tentato da delle donne: "le vede intente a intrecciare tessuti per indumenti pubici, ma non deve indugiare insieme a loro, né tanto meno avere rapporti sessuali". Ancora in aria, si tuffa attraverso un buco con porte che si aprono e chiudono rapidamente, nel tronco di un enorme albero cavo, dove incontra una immane donna-serpente con "quattro corni colorati e una luminosa palla rosso-fuoco sulla punta della lingua".
Per quanto questo possa anche essere ritenuto un semplice resoconto di quel che accade effettivamente, sembra più probabile che gli eventi narrati siano la mera simbolizzazione dei gravi conflitti psico-sessuali sperimentati dal novizio mentre è in volo, il che non può sorprendere dal momento che si sta impegnando in un'attività che è stata, per innumerevoli generazioni, sfavorita dalla selezione naturale. I dati relativi ai Warao quindi forniscono un supporto inequivocabile sia alle implicazioni della FLOAT che alla stessa teoria.

(1) Jolly, C. "The Seed-eaters: A New Model of Hominid Differentiation Based on a Baboon Analogy." Man, 5:5-26, 1970.

(2) Laughlin, W. S. "Hunting: an Integrating Biobehavior System and its Evolutionary Importance." In Man the Hunter, edited by R. B. Lee and I. DeVore. Chicago: Aldine, 1968.

(3) Washburn, S. L. "On Holloway's 'tools and teeth'." American Anthropologist, 70:97-101, 1968.

(4) Alexander, R. D. "The Search for an Evolutionary Philosophy of Man." Proceedings of the Royal Society of Victoria, 84:99-120, 1971.

(5) Morgan, E. The Descent of Woman. New York: Stein and Day, 1972.

(6) Notando che i maschi adulti probabilmente insegnavano ai figli a volare, B. Langefeld (comunicazione personale) suggerisce che l'ipertrofia genitale possa riflettere il ruolo del maschio quale paracadute.

(7) Kortlandt, A. New Perspectives on Ape and Human Evolution. Amsterdam: Stichting voor Psychobiologie, 1972.

(8) In alternativa, G-A. Galanti (comunicazione personale) suggerisce che la perdita del volo da parte degli ominidi risulti dalla competizione aerea con astronauti provenienti dallo spazio. La FLOAT può adattarsi a questa suggestione. Per merito delle esuberanti acrobazie sessuali aeree dei primi ominidi, alcune ibridizzazioni con gli astronauti furono inevitabili, rendendo conto del mito universale degli antenati simil-divini. Poiché gli ibridi hanno generalmente un basso fitness (11), e le femmine degli ominidi superano i maschi nell'investimento parentale (almeno fino all'Epicene Superiore) (12), la selezione dovrebbe aver operato più fortemente contro l'accoppiamento delle donne con gli astronauti che contro quello dei maschi. Ancora oggi, parole e frasi collegate al volo ("angelo mio", "passerottina mia") sono usate come vezzeggiativi dagli uomini, ma mai dalle donne, e mentre gli uomini mostrano una certa compiaciuta tolleranza nei confronti delle donne che prendono il volo, il caso inverso è più che raro.

(9) Wilbert, J. "Tobacco and shamanistic ecstasy among the Warao Indians of Venezuela." In Flesh of the Gods, edited by P T. Furst. New York: Praeger, 1972. Per quanto, strettamente parlando, sia stato D. E. Brown a portare quest'articolo alla mia attenzione, sicuramente C. S. Lancaster era consapevole della sua esistenza. E siccome la carriera di Lancaster si sta consolidando soprattutto per via dei riconoscimenti in nota, colgo l'occasione di ringraziarlo per questo contributo virtuale.

(10) Da non confondere con i loro vicini, gli Yawnomamo (il popolo annoiato).

(11) Trivers, R. L. "Parental Investment and Sexual Selection." In Sexual Selection and the Descent of Man 1871-1971, edited by B. Campbell. Chicago: Aldine, 1972.

(12) Alii, E. "Snags 'n Snails 'n Sugar 'n Spice: Post-Epicene Sexual Dimorphism in the Hominidae." Journal of Implied Anthropology, 4:1-45, 1974.


P.S. Buon compleanno, Darwin.