lunedì 28 giugno 2010

il legno storto


Ferdinando I, Duca di Parma, scialbo sovrano di un quasi insignificante ducato dell'Italia centro-settentrionale, è ciononostante destinato a rimanere famoso per quello che avrebbe potuto essere, più che per quello che fu.

Il Ducato di Parma era governato nella metà del XVIII secolo dalla dinastia borbonica, la quale, succeduta ai Farnese e agli Asburgo, aveva introdotto delle significative innovazioni cercando di emanciparsi dall'influenza ecclesiastica, con l'abolizione del Tribunale dell'Inquisizione, la soppressione dei privilegi concessi al clero, e il rafforzamento dell'istruzione pubblica. Con effetti piuttosto positivi, considerando ad esempio che Parma era la città, dopo Parigi, col più alto numero di abbonati all'Encyclopédie. Ferdinando, nato nel 1751, era destinato a raccogliere l'eredità del padre Filippo I, che aveva retto il Ducato con equilibrio e saggezza (insieme alla moglie Elisabetta di Borbone).

Per prepararlo al compito che lo attendeva, i genitori di Ferdinando decisero di affidare la sua istruzione agli uomini migliori dell'epoca. La scelta cadde in primo luogo su Auguste de Keralio, che fu nominato "governatore" dell'Infante di Parma: avrebbe dovuto vivere costantemente al suo fianco, per essere il suo punto di riferimento per quanto riguarda le faccende morali e di condotta. Keralio svolse il suo compito tentando di inculcare nel giovane i principi della filosofia dei Lumi, indirizzandolo quindi a una religiosità sincera ma non bigotta, non incline alle superstizioni e alle piccole pratiche di devozione poco adatte a un principe.

Come precettore invece la scelta cadde nientemeno che su Étienne Bonnot de Condillac, ispiratore dell'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert, autore del Trattato sulle sensazioni, esponente e massimo divulgatore in Francia del sensismo lockiano, amico personale di Rousseau, e a sua volta inventore di una teoria pedagogica, dedotta dalla sua filosofia, che avrebbe potuto finalmente mettere in pratica (la cooperazione deve sostituirsi all'autorità, occorre rispettare i ritmi dell'allievo e procedere per tappe, procedendo dal particolare al generale e non viceversa).

Oltre a Keralio e Condillac, vasta è pure l'influenza sul ragazzo del ministro Dutillot, nelle cui sole mani è affidato in pratica il Ducato una volta rimasto orfano Ferdinando, e che agirà opponendosi alle pretese del clero in nome dei principi laici che tanto piacevano ai philosophes. A lui si devono molte benemerite iniziative di carattere culturale, come la fondazione dell'Accademia delle Belle Arti, il Museo d'antichità, la Stamperia reale, e il giornale della Gazzetta di Parma. Senza contare la presenza, a corte, di molti illustri personaggi, come i matematici e fisici Jacquier e Le Seur, lo storico Millot (chiamati proprio per dare lezioni al principe), e molti altri, fino allo stampatore Bodoni.

Ferdinando – come racconta il bel libro di Elizabeth Badinter, L'Infant de Parme – diventa così la cavia ideale per un interessante esperimento pedagogico: nell'ideologia empirista dei Lumi l'educazione è tutto, e prevale sulla natura innata dell'uomo. La cultura e la razionalità possono vincere sull'ignoranza e la superstizione, una volta che si provveda a gettare i giusti semi sul fertile terreno della mente umana, pronta ad accogliere sia i buoni che i cattivi insegnamenti. Ferdinando diventerà, grazie ai suoi maestri, il sovrano illuminato che i philosophes attendono?

Di sicuro al giovane Ferdinando non viene risparmiato niente, anche a suon di dure punizioni corporali, perché assimili, fin dalla più tenera età, tutto quel che si ritiene utile al futuro sovrano: prima che abbia compiuto i dieci anni, egli ha già letto il teatro di Molière, Corneille e Racine, Voltaire, testi come L'origine delle leggi di Goguet, il Trattato sui tropi di Marsais o il Trattato sulla sfera di Maupertuis, oltre che essere introdotto alla fisica di Newton. Inoltre grammatica e letteratura latina, logica, e storia. Seguiranno geometria, idrostatica, idraulica, astronomia, geografia, architettura militare, e matematica moderna. Condillac si dichiara soddisfatto dell'intelligenza dell'alunno.

La favola di un principe illuminato, benché precoce, si diffonde in tutta Europa, propagandata ad arte dagli stessi philosophes, raggiungendo il suo culmine nell'anno in cui Ferdinando decide di farsi inoculare il vaiolo per immunizzarsi (non era ancora il vero vaccino, usato per la prima volta nel 1796, ma di sostanze tratte da veri malati, pratica pericolosa e avversata dalla Chiesa ma efficace). Tutti gli uomini più colti d'Europa guardano a lui come una speranza per il trionfo della ragione sull'oscurantismo religioso e assolutista.

E invece il povero Ferdinando deluderà tutti. Segnali che qualcosa non andava per il verso giusto c'erano anche prima: le frequenti punizioni di cui lui stesso si lamenta ma che erano una pratica assolutamente normale per l'epoca, sono dovute in massima parte proprio al suo trasporto religioso, al fatto che si lascia andare, spesso e volentieri, a pratiche devozionali che i suoi precettori ritengono esagerate e inappropriate a un principe. Ha inoltre un carattere fragile, e la tendenza a socializzare con persone, all'interno della corte, non confacenti al suo rango, abbandonandosi troppo spesso all'infantilismo. Caratteristiche che nonostante tutti gli sforzi non perderà mai.

Non appena divenuto autonomo, e soprattutto a partire dal suo matrimonio con Maria Amalia d'Asburgo-Lorena, Ferdinando comincia a fare ostracismo alla politica di Dutillot, si avvicina al partito filo-italiano e filo-ecclesiastico della città che aveva già un rapporto difficile con i francesi, e richiama a corte molti personaggi in precedenza allontanati. Nonostante tutte le pressioni dall'estero per farlo tornare alla ragione Ferdinando sembra sottomesso ai capricci della moglie (la quale, almeno all'inizio, lo tiene in pugno grazie al fatto che il matrimonio non può essere subito consumato, per colpa di una disfunzione dovuta alla scarsa igiene, che forse non rientrava fra gli insegnamenti previsti). Dutillot, per il quale (al contrario dell'ex maestro Keralio col quale manterrà sempre una corrispondenza) Ferdinando ha un vero e proprio odio, sarà alla fine allontanato, i privilegi ecclesiastici verranno ristabiliti, e sarà persino ripristinato il Tribunale dell'Inquisizione. Ferdinando si conquista il nomignolo di "principe dei bigotti", che manterrà fino a quando non perderà il trono, molti anni più tardi, per colpa di Napoleone.

Come "esperimento", quello effettuato sulla pelle di questo ragazzo, non ha certo un grande valore scientifico. I filosofi ci rimasero male, e tentarono in vari modi di giustificarsi, ma in realtà è impossibile stabilire se Ferdinando è diventato bigotto perché questa era fin da principio la sua natura (e allora la tesi empirista dev'essere rivista), oppure se vi sono stati gravi errori proprio nel metodo pedagogico (cosa altrettanto probabile).

Può comunque servire come memento per chi ha un'eccessiva fiducia nell'educazione, qualunque siano i principi pedagogici ai quali aderisce. Per chi pensa a forgiare non un individuo, ma addirittura un'intera nazione, a suon di proposte di curricolo e di insegnamenti ritenuti di volta in volta, necessari e formativi. Sarebbe una vicenda utile, da studiare e apprendere, per ogni riformatore della scuola, come per ogni difensore accanito degli insegnamenti tradizionali. Perché la verità è semplicemente che alcune cose sfuggono al nostro controllo di ingegneri sociali; per quanto accuratamente le pianifichiamo, esse si ribelleranno al nostro volere. Solo col legno storto dell'umanità non potrà mai essere costruito nulla di diritto.