sabato 11 giugno 2011

l'odore della carta


Non ho mai voluto parlare del presunto complotto relativo al signoraggio bancario perché lo ritenevo un argomento un po' troppo complesso per le mie capacità, e del resto già smontato effficacemente da altre persone più competenti (segnalo l'ottimo blog signoraggioinformazionecorretta.blogspot.com). Solo che l'insistenza con cui il tema si ripropone negli ultimi tempi grazie agli ormai leggendari video su Youtube di Alfonso Luigi Marra e Ruby Rubacuori, nonché una recentissima interrogazione parlamentare di Antonio Di Pietro (ahimè) mi hanno infine spinto a studiare la questione. Non tanto e non solo per demolire la teoria del complotto (una teoria idiota sulla quale non varrebbe la pena di spendere neanche due righe): il fatto è che come in fondo tutte le teorie complottiste, questa può rivelarsi l'occasione per scoprire aspetti della realtà che in precedenza conoscevamo solo superficialmente. In questo caso si tratta della misteriosa natura del denaro, e in virtù di quale arcano processo esso abbia un valore. Quanto segue quindi è utile soprattutto per me, appunto come tentativo di spiegarmi le cose.

Bisogna dire che ci sono alcuni aspetti del modo in cui tratto la questione che qualcuno potrebbe trovare un po' controversi, o che almeno non mi soddisfano del tutto nella versione rilasciata ad esempio su Wikipedia (vox populi). Per esempio, noto che la voce "Moneta" su Wikipedia comincia la trattazione della storia della moneta contrapponendola al precedente sistema del baratto. Allora cerchiamo innanzitutto di fare chiarezza su un punto: il sistema del baratto non è mai stato abolito e non è mai cessato. Con il che non intendo dire semplicemente che ancora oggi è possibile scambiarsi delle uova per una focaccia, o una focaccia per una prestazione sessuale. Intendo dire che quando scambiamo una focaccia con del denaro non facciamo in realtà nulla di diverso di quando scambiamo focaccia per uova.

Il denaro è un bene come gli altri, e come tutti i beni può avere sia un valore d'uso che un valore di scambio. Diciamo che la caratteristica principale del denaro è quella che, per alcune sue caratteristiche, vuoi intrinseche legate alla sua natura (ad esempio al materiale di cui è fatto), vuoi per motivi storici-giuridici-legali, il suo valore di scambio è quasi sempre preponderante rispetto al valore d'uso. Ovvero, è prodotto proprio in vista di tale fine, e non altri, ed è garantito da qualche autorità sempre in vista di tale fine (nulla però impedisce che qualcuno lo collezioni o lo conservi per una sua forma di feticismo, o addirittura che usi le banconote per accendere il camino, cioè che gli attribuisca un valore d'uso).

Questo accade soprattutto in tempi recenti, ma è bene ricordare appunto che praticamente qualunque cosa può assumere le veci del denaro, specie se possiede alcune caratteristiche che lo rendono adatto a tale scopo. Deve trattarsi di un bene che non si deteriora troppo facilmente, ad esempio. Deve essere un bene né troppo scarso e difficile da procurarsi (il che ostacolarebbe gli scambi), né troppo disponibile (il che ne annullerebbe il valore). Deve inoltre essere un bene facilmente divisibile (anche se una gallina viene scambiata per un chilo di sale non vuol dire che mezza gallina equivalga esattamente alla metà di un chilo di sale) e misurabile in maniera oggettiva.

In diversi periodi storici, quindi, sono state usate come denaro cose come semi di cacao, conchiglie (il wampum dei pellirosse), sale, o sigarette. O pezzi di metallo prezioso, come oro e argento. La distinzione tra la "merce" e la "moneta" che si usa per pagare la merce è una distinzione relativa a quale aspetto, di volta in volta, privilegiamo rispetto alle cose che scambiamo, ma non è una distinzione "ontologica". Tutto può essere moneta, tutto può essere merce.

Quindi, se si è d'accordo su questo, dovrebbe essere chiaro che è in un certo senso ingannevole anche l'altra distinzione, presente nella stessa voce di Wikipedia: quella fra "valore nominale" e "valore intrinseco". In realtà, e almeno finché la moneta ha corso legale, esiste solo il valore intrinseco, reale, della moneta, come di qualsiasi merce. Se io scambio una banconota da 50 euro con un oggetto del valore di 50 euro, vuol dire che quella banconota vale davvero 50 euro, e non si tratta affatto di un valore solo "nominale", "simbolico". Lo scambio avvenuto è la prova della realtà concreta, effettiva, del valore. Quel che si vuol dire è che in circostanze diverse quella banconota, dati i materiali poveri di cui è fatta, non avrebbe nessun valore, cioè potrebbe accadere che nonostante quel che è scritto sulla banconota qualcuno si rifiuti di accettarla come pagamento, ma anche questo è valido per qualsiasi altro tipo di moneta. Pure i miei lingotti d'oro potrebbero, in circostanze molto particolari, perdere di qualsiasi valore.

Dato che i teorici del complotto del signoraggio spesso definiscono il "reddito da signoraggio" come la differenza (percepita da chi stampa la moneta) fra il suo valore nominale e il suo valore intrinseco, comprendere l'illusorietà di una simile distinzione può già essere utile a smontare la teoria. La Banca Centrale non può incassare nessuna "differenza" del genere, perché non esiste. Una differenza siffatta potrebbe essere ammessa nel caso dei falsari, che stampano carta effettivamente priva di valore e la cedono al prezzo del valore nominale, ma così danneggiando chi entra in possesso della banconota. Le banconote false non valgono nulla proprio perché, al contrario del denaro vero, non abbiamo il diritto di esigere niente in cambio della loro cessione, e non è ragionevole aspettarsi che qualcuno le accetti consapevolmente (se non per truffare altre persone, però mentendo appunto sul loro valore).

Veniamo quindi al terzo punto: la moneta non ha valore solo in quanto viene accettata come forma di pagamento della comunità, ovvero solo per il tramite di una convenzione condivisa, della "fiducia", o di una decisione delle autorità preposte (si veda il paragrafo, sempre su Wikipedia "La fiducia come fondamento del valore di una moneta"). Il corso forzoso della moneta serve, beninteso, a proteggere un tale valore, ma non lo crea in origine, e al contrario si potrebbe dire che tale convenzione (di accettare il denaro come forma di pagamento) e tale fiducia derivano piuttosto da un interesse oggettivo, cioè dal fatto che la moneta ha valore. Altrettanto chiaramente l'emissione di moneta non è "creazione di ricchezza dal nulla", e questo rimane valido anche in un regime di cosiddetto fiat money, dove cioè la moneta non è obbligatoriamente convertibile in oro o metalli preziosi.

Per comprendere l'origine del valore del denaro (il nostro denaro, emesso dalle Banche Centrali), occorre quindi comprendere per quale motivo la Banca Centrale non è un falsario. Innanzitutto la Banca Centrale, al contrario dei falsari, non possiede il denaro che stampa, non ne ha la disponibilità, ma si limita a "emetterlo", a metterlo in circolazione. Ovvero il denaro emesso è registrato fra le passività nella contabilità della Banca, non è un attivo che può essere utilizzato per acquistare altri beni. Il che non significa che il denaro venga regalato: viene dato alle banche commerciali (o in forma di vere e proprie banconote o in forma di conto corrente aperto presso la Banca Centrale) in cambio di titoli che poi saranno nuovamente restituiti alla banca commerciale alla loro scadenza, mentre la banca commerciale dovrà restituire alla Banca Centrale il denaro più gli interessi. Questi interessi costituiscono appunto il vero reddito da signoraggio, e anche l'unica ricchezza "creata" dall'operazione dell'emissione di moneta.

Ovvero, supponiamo che io abbia una ricchezza immobiliare particolarmente consistente ma che abbia bisogno di liquidità. Il modo migliore per ottenerla è semplicemente quello di chiedere un prestito, forte del fatto che grazie alle mie proprietà posso garantirne la restituzione. Se il denaro che mi viene prestato (in cambio di un documento nel quale appunto mi impegno a restituirlo entro una certa data e con gli interessi) viene stampato ex novo da un ente apposito, non sarebbe ricchezza in più che viene creata dal nulla, ma solo un espediente per rendere "liquida", capitalizzabile, la ricchezza che già posseggo. Se tutto va bene, estinguerò il debito (grazie al modo in cui avrò fatto fruttare il denaro prestatomi) e il denaro tornerà all'origine pronto per essere emesso nuovamente. Il denaro quindi non è mai veramente "fiat" ma è sempre (o meglio dovrebbe essere sempre) riconducibile a un titolo di proprietà (attenzione, non si limita a "rappresentare" la proprietà, ma diventa esso stesso proprietà, la cui utilità consiste nel permettere gli scambi).

Criticità. Il sistema monetario così descritto funziona abbastanza bene: non ha nulla di truffaldino come vogliono i teorici del complotto del signoraggio, e in realtà affronta abbastanza bene anche certe critiche che arrivano dal fronte libertario, permettendo una certa flessibilità che non sarebbe possibile con la parità aurea. L'emissione di moneta ha la funzione di trasformare la proprietà "morta" in capitale fungibile sul mercato, e le Banche Centrali cercano (non sempre riuscendoci) di regolarne il volume in circolazione adattandolo alle esigenze della crescita economica, aumentando l'offerta in caso di previsione di forte crescita o riducendo l'offerta per evitare il rischio dell'inflazione (ricordo che secondo la definizione della scuola austriaca l'inflazione È l'aumento della massa monetaria in circolazione).

Tuttavia dobbiamo notare che il particolare sistema che è stato adottato da praticamente tutte le nazioni industriali, se da un lato non può togliere al denaro la sua natura di "merce", di bene scambiabile al pari di altri beni, dall'altro lato fa di tutto per occultare questa natura, e per trasformare il denaro in una sorta di entità astratta, semplice "misura" e simbolo del bene reale. Da sempre, da quando cioè è stato inventato per sostituire le forme di baratto meno comode, il denaro è stato scambiato per un puro significante, e per questo considerato una sorta di violazione delle leggi naturali, osteggiato e assunto come radice di tutti i mali (si veda anche un recente post di Eschaton). Una teoria "dualistica" del denaro, insomma, cui occorrerebbe rispondere con un sano monismo, ricordando che non si può veramente estrarre e isolare il valore incorporato negli oggetti.

La visione dualista è incoraggiata anche dal fatto che, se in effetti lo sganciamento del valore dalla merce non è possibile, i meccanismi di produzione del denaro ne fanno comunque una merce particolare, che non ubbidisce del tutto alle leggi della domanda e dell'offerta. Questo, in primis, in quanto si tratta di un monopolio. La Banca Centrale, unico ente autorizzato ad emettere moneta, ha anche una quasi totale discrezionalità riguardo alla quantità di moneta che può emettere. Questo non significa, naturalmente, che può creare ricchezza a piacimento (immettendo troppo denaro non si fa altro che creare inflazione) ma può in effetti agire al di fuori delle logiche di mercato. L'inflazione, del resto, se nel lungo periodo non fa che diminuire il valore del denaro e quindi vanifica i tentativi di aumentare la ricchezza stampandolo, ha effetti diseguali nel tempo su persone diverse, e fasce diverse della popolazione, quindi può davvero trasformarsi in uno strumento occulto di accaparramento di risorse reali (una sorta di "signoraggio"), ovvero una tassazione indiretta sulla popolazione a beneficio delle banche e degli Stati.

L'altro problema è che il corso forzoso, pur non creando il valore dal nulla, lo protegge, ancora una volta, in maniera slegata delle logiche di mercato, interferendo sulle libere decisioni degli agenti razionali, che potrebbero avere motivi per non accettare la moneta come forma di pagamento, come del resto accade nelle transazioni internazionali (posso rifiutare la dracma e pretendere di essere pagato in dollari). L'altro effetto nefasto del corso forzoso è appunto l'eccessiva "fiducia" nel sistema economico così delineato che conduce a investimenti incauti: le banche commerciali si indebitano troppo perché le Banche Centrali piuttosto che farle fallire le finanzieranno oltre il dovuto per evitare conseguenze politicamente indesiderate, e nessuno potrà rifiutare quel denaro.

Una vera "sovranità monetaria" del popolo (di cui tanto cianciano i signoraggisti) potrebbe allora passare non dal controllo dello Banca Centrale da parte dello Stato (che per motivi ovvi sarebbe peggio), ma piuttosto dalla restituzione al mercato, e alla concorrenza, della produzione di moneta. Ovvero non dalla nazionalizzazione delle Banche Centrali come vorrebbe Marra (non tenendo conto del fatto che la Banca Centrale è già pubblica), ma dal suo esatto contrario: dalla loro completa privatizzazione.