La sua personale infelicità lo rese comunque acuto nell'osservazione delle altrui miserie, come quella di Socrate, esempio paradigmatico del rapporto conflittuale fra il pensiero filosofico tradizionale, maschile, astratto, logo e fallocentrico, e l'altrui sesso. Il filosofo greco, perso nelle sue speculazioni, viene continuamente molestato dalla moglie Santippe, donna stupida, ignorante, ma soprattutto concreta e quindi insopportabile, ragion per cui non stupisce che Socrate, una volta compiuti i doveri coniugali legati alla mera riproduzione, preferisca la illuminata compagnia degli efebi, e si intrattenga con questi in profondi discorsi sulla natura del bene e del male. La nascita stessa della filosofia greca sarebbe quindi dovuta al brutto carattere delle donne, un riconoscimento non so quanto lusinghiero. Certo è che piacerebbe conoscere pure la versione di Santippe.
Ma il filosofo ama talvolta presentarsi anche nelle vesti del seduttore, tentando forse di smentire lo stereotipo nicciano, in realtà senza riuscirci. L'affabulatore, l'abile giocoliere delle parole, colui che tenta di circuire la verità così come circuisce le donne per portarsele a letto e poi scaricarle, che ogni giorno apre il giornale e si inventa una battaglia di civiltà in cui lanciarsi e alla quale dare prestigio con la propria intelligenza, e non importa quale causa perché tanto le parole e gli argomenti verranno (in fondo è per questo che viene pagato un filosofo), ben rappresenta certi vizi della nostra epoca. Quella dell'immagine, dove non conta la sostanza, ma l'apparire, dove l'estetica è la disciplina più influente e seguita, ben prima della teoretica e della morale, dove l'atteggiarsi è tutto, e la camicia bianca sbottonata vale più di mille concetti. La tristezza di tutto questo, di questa insostenibile leggerezza, questa finta disinvoltura, fa appunto rimpiangere la serietà di un Socrate, che almeno nutriva un disprezzo genuino per le cose mondane.
L'essenza del pensiero filosofico di Feyerabend, in estrema sintesi, era "tutto va bene". Intendendo che non esistono ricette per scoprire la verità, che nessun filosofo potrà mai arrogarsi la pretesa di dire a uno scienziato, o a qualsiasi persona comune se è per questo, come dovrebbe pensare. Si definiva un "anarchico della conoscenza". Io, a dire il vero, non ho mai avuto grosse simpatie per il pensiero relativista, ma si potrebbe opinare, in primo luogo, che Feyerabend fosse davvero un relativista (dubitava della stessa nozione di verità, o dei percorsi tradizionalmente battuti per cercare di raggiungerla?), e in secondo luogo che facesse sul serio. Aveva un atteggiamento scanzonato nei confronti di tutto, e in primo luogo nei confronti di se stesso. Sinceramente autoironico, proprio come Socrate, più di Socrate, era perfettamente consapevole di recitare un personaggio, di essere un troll che si divertiva a violare ogni tabù. Difendeva l'astrologia, difendeva il voodoo, difese anche la Chiesa e Bellarmino contro Galileo (consapevole di dare scandalo). Lo fece non perché convinto che Galileo avesse torto o l'astrologia avesse davvero una qualche validità, ma perché temeva che la Scienza prendesse il posto della Religione, come unico e privilegiato sistema di riferimento.
Un atteggiamento pragmatico, non assolutista, quindi, che alla fine non può che risolversi in una maggiore saggezza pratica, nel rapporto col mondo e soprattutto con gli altri. Feyerabend è uno dei pochi filosofi che stanno simpatici a mia moglie, forse perché nella sua autobiografia, e soprattutto negli ultimi capitoli, non parla altro che di sua moglie (una giovane studentessa italiana con la quale si era trasferito da Berkeley a Roma), con entusiasmo quasi infantile. Una persona cattiva potrebbe persino dire che si era un po' rincoglionito. E le sue ultime parole parlano di amore nei confronti dell'umanità, un'umanità che si intuisce fatta di persone in carne e ossa, e non assunta come valore astratto.
E poi per una foto, quella che mostra il "filosofo al lavoro" (quello che io dovrei fare un po' più spesso, forse).






8 commenti:
Anche Kirkegaard, con le donne, non è che avesse un rapporto proprio idilliaco, a causa delle sue tesi sulla scelta che esclude...
Cordialità
Attila
Feyerabend è molto amato, paradossalmente, dai dogmatici che prendono le sue provocazioni sul serio, come il papa e i complottisti.
In effetti, il fascino del papa per Feyerabend è qualcosa di molto curioso. La mia netta impressione è che il papa non abbia capito Feyerabend.
La mia netta impressione è che il papa non abbia capito un emerito cazzo di molte cose...tra cui Feyerabend.
La faccenda della sifilide e della notte al bordello è un pò controversa. Temo non si risolverà mai ma poco importa. Come diceva Montinari, "la vita di Nietzsche sono i suoi pensieri, i suoi libri. Nietzsche è un esempio raro di concentrazione mentale, di esercizio crudele e continuo dell'intelletto...di riduzione di ciò che comunemente si chiama "vita" a "spirito"."
Bravo Thomas! Tra l'altro, questo post capita proprio mentre sto rileggendo questo e ho appena terminato questo. Sincronicità alla Jung-Pauli?
Confermo che non conosco persone di buon senso che prendano davvero sul serio Feyerabend. Se quello è un relativista, io sono la Wanda Osiris... :-)
Il libro della Craveri è stupendo. L'altro mi incuriosisce
ma il problema delle donne e dei filosofi e' cosa risaputa. Il grosso problema e che le donne medie ( non certo quelle che amano la filosofia o sono filosofe) sono molto pratiche e preferiscono un uomo che gli sbrighi le faccende, accompagni i figli a scuola e paghi la bolletta della luce e se ne fregano della volonta' di potenza o del pensiero dell'etica e della morale. Anche oggi credo che non sia cambiato molto dai tempi di Socrate. Ora e' stupido generalizzare ma siccome la totalita' dei filosofi e maschile e ovvio che il rapporti sentimentali non funzionassero con le donne. Probabilmente se tutte le donne fossero state filosofe il problema sarebbe stato l'esatto opposto: invece di accompagnare i bambini a scuola che fai mi parli della volonta' di potenza? Direbbe il marito alla moglie. Forse la verita' e' femmina perche' i filosofi erano tutti uomini?
Toh, non credevo di avere delle letture in comune con Leibniz Reloaded:-) Thomas, è un gran bel libro anche "La civiltà della conversazione"; se non sbaglio sono passati quattro o cinque anni dal suo ultimo libro e dunque spero di aver presto il piacere di leggere una sua nuova opera
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